Adele Valeria Messina, Tra autorità e scetticismo

"Free Ebrei", V, 2, ottobre 2016



Tra autorità e scetticismo. Note su un convegno organizzato dall'Università della Calabria


di Adele Valeria Messina


Abstract

Adele Valeria Messina analyzes the importance and the meaning of the meeting organized by the University of Calabria in the last May and which focused on the relationship between authority and skepticism inside Jewish and Arab world.

 

C’erano una volta delle api e dei fuchi dinanzi al tribunale della vespa: iniziava così una favola di Esopo che parlava di imenotteri, ma di imenotteri autorevoli: capaci cioè di creare potere e generare consenso. Una scelta che potrebbe sembrare bizzarra quella di inaugurare tale rubrica, Life of a Star: percorsi di discriminazione antiebraica, in questo modo.

“Narrare, descrivere, comprendere, se possibile spiegare, giudicare sono i compiti che lo storico ha di fronte” è quanto invece Claudio Pavone raccomandava nel non lontano 2007, in Prima Lezione di Storia Contemporanea.[1]

In realtà, quando è stata concepita la rubrica – senza dubbio dal titolo piuttosto particolare - dietro c’era il desiderio o meglio la volontà di ripercorrere e ricostruire l’identità ebraica contemporanea specie nel secondo dopoguerra mondiale. Uno spazio, dunque, una pausa di riflessione nel bel mezzo di una rivista online sull’identità ebraica. Ora, la definizione del termine “identità” e del qualificativo “contemporanea” (al femminile) rimanda a una grossa questione: quella del tempo e di un tempo presente che non ha a che fare coi limiti categoriali della storiografia.

È sembrato che uno dei modi migliori per entrare nel discorso sull’identità ebraica potesse essere quello di rivedere o rivisitare proprio i momenti in cui l’identità ebraica è negata. Un cammino all’inverso anzi all’opposto. Da qui l’immagine di “percorsi di discriminazione antiebraica”. In effetti, molto sta in quella dicitura: discriminazione antiebraica, da un lato, e percorsi, dall’altro.

In modo antinomico - se si può adottare tale lessico - si è optato però di aprire le danze partendo da una situazione contrapposta, che non racconta cioè di circostanze in cui l’identità ebraica viene negata, bensì da un episodio che sa di ebraismo.

È il 19 maggio, 2016, quando il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Università della Calabria, ospita un seminario coinvolgente nel senso che letteralmente coinvolge, chiama a sè diversi studiosi, facendoli dialogare tra loro attorno a un tema peculiare, quello di autorità contese, ebraismo e islam, tra legittimità e scetticismo.

Di certo, un’opportunità notevole (a introdurre l’argomento è la filosofa politica Anna Jellamo) e simile a quelle che appunto accadono fortuitamente e che, una volta avvenute, possono solo far iniziare un cammino teoretico o di riflessione. Seppure in un modo inusuale, l’evento in questione ha contribuito ad aggiungere una piccola parte di conoscenza dell’identità ebraica. Questo è rilevante. Quanto e come l’identità ebraica, l’ebraismo in sé, abbia fili concettuali con le nozioni di autorità e scetticismo è stato non solo trattato e discusso, ma inserito in un contesto dialettico, complicato o complesso, a più voci, per ricercare, mettere di nuovo in questione e per fare ancora ulteriori domande.

Riflettere sull’identità ebraica in generale e soprattutto su quella odierna non è un affare semplice: richiede un sovraccarico intellettuale per nulla leggero. Si può richiamare la tradizione politica ebraica e la critica all'autorità monarchica a partire dal testo biblico: così ha fatto, per esempio, Guido Bartolucci nel corso del dibattito. Un incipit che ha fornito e fornisce le categorie concettuali utili per attraversare il tema dell’autorità, nella tradizione ebraica, fino alla sua più larga concettualizzazione: quando cioè l’autorità, come concetto e come persona, entra in crisi o degenera. Nei termini in cui viene enunciata la questione, in che senso l’identità ebraica richiami il principio di autorità religiosa, i concetti di libertà e autonomia dall’autorità, da un lato, e di tradizione, sottomissione all’autorità, dall’altro, può apparire non immediatamente chiaro. Eppure tutto ciò mantiene un suo significato che, in modo sottile, richiama quel principio che mette al centro l’uomo e la sua persona. L’antropocentrismo, appunto. Perché, sul monte Sinai – come ha sottolineato Giuseppe Veltri, direttore del Maimonides Center for Advanced Studies – Jewish Skepticism, Università di Amburgo – la Legge viene data e affidata all’uomo da Dio. E quel passaggio è cruciale.

Allora il seminario in questione può risultare augusto nel senso che va a celebrare l'inizio di un percorso di riflessione. Del resto Augustus non era un nome banale nell’antichità: era l’appellativo dato a colui che doveva e poteva accrescere (da augere, in latino, “accrescere” e da cui deriva la parola “autorità”) il potere anche per gestire il consenso. Pare che nell’etimo stesso di autorità sia inclusa l’idea della realizzazione dell’essere umano: quella di generare, γίγνομαι (ghignomai) far aumentare. È proprio la condizione di essere autori, che fondano e conservano, accrescono e generano altro (fautori cioè di crescita) che genera ad essere augusti o augustei o meglio ancora autorevoli fino a godere del consenso e di quello legittimo.

Forse questa carrellata di nozioni e rimandi aiuta a introdurre in modo diverso e a far ripensare l’ebraismo in sé. Soprattutto a rivedere il momento in cui nasce il bisogno di autorità nel mondo ebraico e quando una volontà interviene a difenderne un’altra.

Ma che cosa è l’autorità? E cosa la legittimità di potere? Cosa dunque l’identità ebraica? Del tutto affascinante, in questo riesame critico, è stata la chiave analitica con cui il dialogo si è aperto ed è stato chiuso: la chiave speculativa trovata e usata ha un nome ed è quella di scetticismo. Già. E qui Giuseppe Veltri docuit et docet.

Per riepilogare, si può tornare all’affascinante favola di Esopo: “Le api e i fuchi al tribunale della vespa”. Il secolo in cui il racconto circola è lontano dal nostro mondo contemporaneo – e qui ricomincia la questione del tempo presente che travalica i confini della storiografia perché rimanda a un presente esistenziale che ha a che fare con l’esperienza, l’esistenza. E, infatti, le immagini o meglio le situazioni che evoca e a cui la favola richiama non sono solo funzionali al discorso, ma sono intrisi, da un punto di vista concettuale, di attualità.

L’autorità delle api, come è noto, dovuta alla loro capacità di produrre del miele, e per la quale godono del consenso da parte degli altri imenotteri, viene messa in discussione dai fuchi, altre autorità, autori cioè di altro, che però vogliono appropriarsi di quel merito ovvero di aver prodotto loro il miele. Che cosa succede è noto: si arriva davanti a un tribunale. Due autorità distinte, le api, da un lato, e i fuchi, dall’altro, sono messe in discussione. Spetta allora a un altro insetto, la vespa, esprimere un giudizio e qua entra in gioco una nozione straordinaria: perché, seppure per un momento, nel contesto della favola, viene sospeso il giudizio. L’atteggiamento efettico della vespa (la sua ποχή, epochè) che non si pronuncia, che non emette un giudizio, che decide di non esprimersi a favore delle une e contro gli altri è una novità. E lo è ancora di più il suo invito a ricercare la verità, quando propone di rifare, riprodurre il miele per fare luce sul reale autore del prodotto del miele. L’originalità, dunque, sta nel metodo, nella continua ricerca come ha spiegato Veltri. Ampio spazio è stato dato proprio allo scetticismo ebraico, grazie al Direttore del Maimonides Center, e alla continua dialettica (dell’ebraismo) di tesi e antitesi senza mai una sintesi.

Al di là ora della favola - in seguito al successivo rifiuto dei fuchi di costruire le arnie, l’autorità contesa viene ri-conferita alle api – il quadro esposto intende mostrare una bella lezione: che cosa fare quando vengono espressi dei dubbi di fronte all’autorità tradizionale? Quando l’autorità tradizionale viene messa in crisi? E di conseguenza il potere?

Queste domande, quale che sia la maniera in cui le si argomenta, nascono dalla necessità di trovare contesti che aumentano la comprensione dell’identità ebraica. Si può avanzare infine l’ipotesi che sia proprio il mettere a confronto realtà differenti uno dei fattori che più garantiscono la continuità del discorso nel mondo attuale. E si può parlare di identità ebraica letteralmente gestendo un piano di riflessione distinto con al centro il mondo islamico. Due autorità diverse che permettono di affrontare il problema largo dell’autorità: quando essa è legittima e soprattutto, quando non lo è più, come si riconfigura il potere? In che modo si ridisegna il potere Gianfranco Bria l’ha in parte spiegato a partire dalla riconfigurazione dell'autorità sufi in un contesto post-socialista: nello specifico, esaminando il caso del pellegrinaggio presso la tomba (türbe) di Shejh Ali Hoban Babà nell’Albania settentrionale. Ma, a perfezionare il discorso è stato, l’orientalista Alberto Ventura.

Come dei pancraziasti che si impegnano con tutte le forze per non perdere ciò che è in gioco è importante concedere spazi di riflessione (rubriche) che ne riflettono altri, creando possibilmente identità specifiche e prestando attenzione a non far degenerare, ad esempio, l’autorità in forme totalitarie di potere. Assieme, Yachad, si può fare.



Note

[1] Claudio Pavone, Prima lezione di storia contemporanea (Roma-Bari: Laterza 2007): 6.



Casella di testo

Citazione:

Adele Valeria Messina, Tra autorità e scetticismo, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", V, 2, ottobre 2016

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-v-numero-2-luglio-dicembre-2016/adele-valeria-messina-tra-autorit-e-scetticismo





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