Alessandro Matta, Vendetta, non giustizia

"Free Ebrei", IX, 1, aprile 2020



"Vendetta, non giustizia"
La prima stagione della serie tv Hunters





Abstract

Alessandro Matta reviews the first season of "Hunters", an American drama web television series created by David Weil and premiered on last February on Amazon Prime Video.



In tutto il mondo, è boom di ascolti per la nuova serie di Amazon Prime “Hunters”, relativa alla caccia ai criminali nazisti. Ma le polemiche e le criticità non mancano. Da Tarantino ad Al Pacino, con uno sguardo anche ai passati prodotti sulla Shoah definibili con una etichettatura “Trash”, i rischi di un modo di parlare di Shoah spinto al solo ludismo d’azione.

 

“Vendetta, non giustizia”, potrebbe essere questo il titolo perfetto per una recensione di questa prima stagione (ne è prevista una seconda, sempre che Amazon  non decida anche essa per uno stop delle sue produzioni filmiche, in questo periodo di quarantene e serrate generali del cinema causa Covid-19) di “Hunters”, la serie a più mani  sulla “caccia” ai criminali nazisti nascosti negli Stati Uniti d’America degli anni ‘70, che in queste settimane ha letteralmente spopolato in tutto il mondo, sia negli Usa che in Europa, portandosi però dietro anche una lunga scia di polemiche e di bacchettate da parte di numerosi musei e fondazioni impegnate nella trasmissione della memoria della Shoah, ed in particolare della sua didattica con tutti i vari strumenti, compreso quello audiovisivo.

Dapprima, nella apertura di questa produzione, è il tipico spaccato in quella che è una super colorata America anni 70, con una famiglia made in Usa piena di colori alla Warhol, in una assolata domenica di pic nic nel classico prato con piscina delle ricche villette dei film ambientati in una cittadina americana qualunque. Colori che però iniziano già da subito a stridere con la donna ospite della famiglia che, in preda a un attacco d’ansia, ha riconosciuto nel capo famiglia Yankee intento ad arrostire la carne sul  barbecue il criminale nazista che appena 30 anni prima aveva assassinato l’intera famiglia della donna in un ghetto d’Europa. E per non finire con lo spegnere i colori di questa società americana piena di nazisti… ecco la soluzione: una banda di “nazi hunters” che finisce col ricordare, per la sua composizione, le squadre di telefilm come i Charlie’s Angels o l’A-team, molto più che i soldati vendicatori e sanguinari capitanati da Tom Hanks in “Bastardi senza Gloria”. Abbiamo veramente di tutto: dalla giovane suora bionda e perennemente incazzata, al tombeur des femmes con pizzetto e pancetta, al campione di combattimento ed arti marziali alla Jackie Chan, all’afroamericana che col suo cotonato enorme sembra ricordare tantissimo i filmati delle Black Panters alle manifestazioni per i diritti civili, fino al nipote della sopravvissuta alla Shoah, principale protagonista del film. Un ragazzetto timido, gracilino e tanto indifeso, che cerca di fare colpo sulle ragazze provocando a cazzotti i bulletti del quartiere, cercando di creare scene alle “West side story” ( ma rimediando ovviamente una faccia tutta tumefatta di cazzotti), e che dopo l’assassinio della nonna nella loro casa da parte di un criminale nazista… si ritrova adepto di una organizzazione quale quella descritta sopra, introdotto dal capo supremo magistralmente interpretato da Al Pacino. Un Al Pacino che passa dal comandare gruppi mafiosi, al comandare una squadra di Nazi Hunters molto speciale, e ahimè espressamente antistorica.

Già, perché se da Simon Wiesenthal a Beate e Serge Klarsfeld, fino a Tuviah Friedmann e all’erede di Simon Wiesenthal: Efraim Zuroff, i veri “cacciatori” di criminali nazisti miravano comunque, anche compiendo magari azioni eclatanti e talora al limite della legalità (pensiamo al tentato rapimento di Kurt Lischka da parte dei coniugi Klarsfeld, o allo schiaffo dato da Beate Klarsfeld al cancelliere Kiesinger nel 1968) a fare in modo che i criminali nazisti venissero consegnati alla giustizia, che poi nelle aule di tribunali, con i numerosi atti e documenti prodotti e presentati in sede giudiziaria, scrivessero la verità sulle azioni dei carnefici della Shoah, ecco che qui abbiamo un ragionamento rovesciato.

Il mondo, ed in particolare gli Stati Uniti d’America, si sostiene come un mantra lungo tutta questa produzione, non hanno avuto particolare attenzione, ne particolare cuore, per quanto accaduto agli ebrei in Europa. Anzi, nella serie, si calca tantissimo sulla presenza di tanti criminali nazisti nella società statunitense dopo la seconda guerra mondiale, spesso fatti entrare perché “utili” all’economia e all’industria americana per le loro competenze tecniche e scientifiche.

Non serve portarli davanti alla giustizia, si dice. Verrebbero fatti subito uscire. Per questo bisogna fare una sola cosa: vendicarsi. Ucciderli. 

E’ questo il punto su cui tanto ci si è scagliati, da più parti, contro questa serie. Non tanto i tanti errori storici o le scene veramente al di là della possibilità umana (come quella degli “scacchi”, criticata dal museo di Auschwitz, che ha parlato di una scena stupida e senza senso), nonché le numerose pornografie della Shoah presenti qua e la con le numerosissime scene di flashback lungo tutto il film. Ma l’idea che gli ebrei costituiscano gruppi segreti per andare ad ammazzare i criminali nazisti, ecco, questo è qualcosa che da più parti, giustamente, si è criticato.

Tuttavia, ritengo esagerato il fatto che ci si sia, da parte di alcuni come ad esempio il presidente della Shoah Foundation, affrettati a chiedere una cancellazione della serie da parte di Amazon.

Dopotutto, il cinema è pieno di produzioni filmiche sulla tematica della Shoah che hanno sfiorato il trash. Un veto su “Hunters” comunque non fermerebbe di certo ulteriori produzioni successive, ed anzi creerebbe il senso, tra la gente, per il quale da parte di chi si occupa della Shoah avvengano anche ad un certo punto certe “imposizioni” sul “cosa realizzare e cosa non realizzare” intorno alla Shoah, o sul “cosa guardare e cosa non guardare”. Non è compito di uno storico della Shoah che abbia una specializzazione particolare sul cinema quello di imporre ciò, fatti salvi, ovviamente, i prodotti che giungano ad un palese negazionismo del genocidio nazista. Questo è ovvio, ma qui il discorso è diverso.

Ci troviamo davanti ad un prodotto che pone un ulteriore gradino rispetto ad altri prodotti similari dove si affrontava il discorso “vendette contro i nazisti” inventando di sana pianta storie al limite dell’inverosimile ed utilizzando il codice del “trash”. Prendiamo a metro di paragone il film di Tarantino “Bastardi senza Gloria”, che spesso è stato tirato in ballo nel condannare questa serie. E’ vero, in “Bastardi senza Gloria” è addirittura Adolf Hitler in persona a finire assassinato da una delle sue potenziali vittime. Ma a differenza di “Hunters”, ci troviamo in un contesto diverso: siamo a guerra ancora in corso, nel pieno svolgimento della Shoah da parte dei nazisti e dei loro collaboratori. Sfido chiunque a non immaginare che un piano simile a quello del film, se ideato realmente a guerra in corso, non avrebbe trovato seguito. Spetta ovviamente al docente, o allo storico o ricercatore chiamato magari dalla scuola per la proiezione del film, spiegare che quanto si vede è pura fantasia.

Qui, invece, siamo ad un annuncio differente: i cacciatori di nazisti dopo la guerra cercano vendetta, e gli Stati Uniti hanno fatto entrare molti criminali nazisti.

La prima affermazione è ovviamente fuorviante, ma la seconda non è un falso storico! Dalla Braumstein, la “cavalla” di Majdanek ritrovata da Simon Wiesenthal nel Queens a New York dove faceva la casalinga, a Werner Von Braun (che si cita anche nella serie), effettivamente molti criminali nazisti hanno trovato rifugio in America.

Forse, è possibile, e certamente fattibile, la strada del poter utilizzare questa serie solo a piccoli pezzi, a piccoli spezzoni, all’interno di un più pensato percorso didattico. E i risultati potrebbero anche essere soddisfacenti.

Due esempi: in una delle puntate, uno dei Flashback ci propone una ricostruzione della liberazione di Auschwitz. Essa è rappresentata in un modo certamente errato per quel che riguarda il mostrare che i nazisti erano ancora presenti nel lager al momento in cui giunsero i soldati dell’Armata Rossa, ma è invece positive nel ricordarci che furono appunto i russi a liberare quel campo. Questo è certamente un punto a favore, rispetto ad altri film che hanno creato malintesi, come ad esempio “la vita è bella”, dove il campo (che pure non viene chiamato Auschwitz Birkenau, ma ad Auschwitz Birkenau viene fatto assomigliare dall’ingresso con la ferrovia che passa sotto la torretta centrale) viene fatto liberare dagli americani. E questo pezzo potrebbe, con le dovute cautele, essere utilizzato per rimarcare il fatto che furono in effetti i russi, e non gli americani, a raggiungere all’est i veri e propri luoghi del genocidio degli ebrei d’Europa (non solo Auschwitz Birkenau, ma anche quanto restava, ad esempio, dei centri di messa a morte di Belzec, Sobibor e Treblinka).

Oppure, si potrebbe prendere il dialogo tra il personaggio impersonato da Al Pacino e Simon Wiesenthal intorno alla giustizia, per rimarcare il fatto che nella realtà, per l’appunto, i cacciatori  dei criminali nazisti “veri” non cercavano vendetta di bassa lega, ma giustizia.

 

In ogni prodotto filmico sulla Shoah ci può essere qualcosa di utile, importante è comprenderne il possibile utilizzo. 




Casella di testo

Citazione:

Alessandro Matta, Vendetta, non giustizia, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", IX, 1, aprile 2020

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-ix-numero-1-gennaio-giugno-2020/alessandro-matta-vendetta-non-giustizia





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