Emanuel Segre Amar, Israele, nonostante tutto

Free Ebrei", IX, 1, gennaio 2020



Israele, nonostante tutto

di Emanuel Segre Amar



Abstract

Emanuel Segre Amar, publicist and chairman of the Zionist Group in Piedmont (Italy), analyzes Niram Ferretti's book "Il Capro Espiatorio" (The Scapegoat, Lindau publishing), which he presented in Turin last December.


 

Il nuovo saggio di Niram Ferretti, Il Capro Espiatorio, Israele e la crisi dell’Europa, segue, a distanza di due anni, l’uscita di Il Sabba intorno a Israele, fenomenologia di una demonizzazione.

Se, nel primo testo, l’autore documentava il modo in cui, a partire dalla fine della guerra dei Sei Giorni del 1967, si è costruita la propaganda contro lo Stato ebraico, qui si incarica di mostrare come Israele sia lo specchio della cattiva coscienza dell’Europa. In questo senso, la definizione di “capro espiatorio” e il termine “crisi” sono i due specifici intorno a cui ruota tutta la riflessione di Ferretti, il quale ci mostra, fin dall’introduzione, che questa Europa in cui viviamo, (e con essa egli intende soprattutto l’Europa occidentale che si autorappresenta nella UE), sia costituita intorno a una serie ripetuta di “congedi”.

“Questi congedi riguardano, in diverse forme, il nostro ubi consistam: il senso di identità, di appartenenza, di coesione, senza i quali non si è nulla più se non una congerie di cose, un ammasso amorfo senza centro. Essi sono la conseguenza di una lunga serie di smottamenti che hanno portato alla convinzione maggioritaria che ciò che viene chiamato ambiguamente progresso, consista sostanzialmente nel disarticolare o addirittura annientare convinzioni, tradizioni, stili di vita, valori, che per secoli hanno accompagnato e costituito la civiltà occidentale in quanto tale”.

La crisi sarebbe dunque da individuare in una determinata idea di progresso, ovvero quella che vede nel nazionalismo e nell’idea di patria, nella solidità di identità declinate in modo convinto, qualcosa di arcaico e di pericoloso che apparterrebbe a un passato da lasciarsi alle spalle, esattamente come, per molti pensatori, da Spinoza a Voltaire, da Kant a Marx, per arrivare a storici come Toynbee, il popolo ebraico rappresentava qualcosa che la storia si doveva incaricare di superare.

E’ in questo “superamento” (inevitabilmente connaturato al progresso), che lo stesso Israele andrebbe coinvolto per approdare a una forma di Stato apparentabile a quelli idealmente proposti da un teorico del mondo senza confini, come George Soros, a cui Ferretti dedica alcune illuminanti pagine.

E qui entra in gioco la cattiva coscienza. Israele sarebbe ciò che l’Europa non vuole e non può più essere, perché è uno Stato militarmente forte, coeso intorno a una idea di popolo e di nazione (e di un popolo addirittura eletto in senso religioso, bestemmia tra le bestemmie), e finanche di destino. Uno Stato che è, non a caso, quello degli ebrei, con i quali l’Europa ha, da sempre, coltivato un rapporto problematico giunto al culmine della sua crisi con i totalitarismi del Ventesimo secolo, in modo precipuo quello nazista.  Non è un caso che per Hitler, una delle tappe indispensabili all’avvento del Reich millenario, e quindi a un lungo periodo di prosperità per l’umanità, fosse l’eliminazione degli ebrei, come oggi, per i più virulenti antisionisti, la pace in Medio Oriente passerebbe per la distruzione di Israele.  

Quello che Niram Ferretti ci dà con il suo secondo libro che è l’ideale seguito del primo, è la diagnosi di una malattia, la radiografia di un profondo smarrimento ma tuttavia senza alcun cupio dissolvi. La presenza di Israele, nonostante tutto, la sua perseveranza e resistenza, sono un segno inequivocabile di un investimento nel futuro, di una tenace convinzione nell’esito felice della storia. 

 

 


Casella di testo

Citazione:

Emanuel Segre Amar, Israele, nonostante tutto, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", IX, 1, gennaio 2020

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-ix-numero-1-gennaio-giugno-2020/emanuel-segre-amar-israele-nonostante-tutto





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