Martin Axelard, Il grande alibi di Auschwitz (2)

"Free Ebrei", IX, 1, febbraio 2020



Martin Axelrad: il "grande alibi" di Auschwitz (2)

Note su storia e memoria

a cura di Vincenzo Pinto









Abstract
Vincenzo Pinto translates into Italian the second article by Max Axelrad on the origins of Nazi death camps, wich was published by the French journal "Le Prolétariate" in 1996 (exactly 36 years after the original writings), where the author denies any ties with the so-called leftist "Negationism".




Premessa del curatore

Quest'articolo rappresenta l'unica risposta ufficiale del fisico austriaco di origini ebraiche Martin Axelrad alle accuse, mosse in particolar modo da Paul Vidal-Naquet, di essere l'autore del testo fondante del negazionismo di sinistra. Sono passati ben trentasei anni dall'articolo sulla "memorializzazione" della Seconda guerra mondiale (il grande alibi di Auschwitz). Ora il bordighista Axelrad ribasdisce l'esigenza di evitare la riduzione di un fatto storico ben preciso a giornata commemorativa e "rappacificante" da parte delle forze liberaldemocratiche.

La risposta di Axelrad consiste in undici punti "negativi" e in un'unica risposta "positiva". Ci pare doveroso presentare questo testo a una settimana esatta dal Giorno della Memoria, espressione a nostro avviso sbagliata per descrivere un fatto storico che non può essere ridotto alla "memoria" (di per sé soggettiva, labile), ma che deve essere incorniciato come monito delle generazioni future. Le parole di Axelrad, dettate da una rigida (ma nitida) interpretazione del materialismo storico, sono un monito importante: la "ragione" refrattaria a confrontarsi con la realtà delle cose (cioè con i sensi) produce razionalizzazioni e, di conseguenza, "mostri".







Auschwitz o il grande alibi: ciò che neghiamo e ciò che affermiamo*

 

Una recente campagna di stampa che va dal “Figaro” a “Rouge”, passando per “Le Monde”, Daeninckh, Vidal-Naquet e altri presenta il nostro articolo Auschwitz o il grande alibi, apparso nel 1960 su “Programme communiste”, come il testo fondatore del negazionismo di sinistra.

A prima vista viene da pensare che i nostri accusatori non abbiano letto l’articolo che parla di sterminio degli ebrei, di campi della morte, di forni crematori e della barbarie nazista in generale, come di un fatto accettato, di un’evidenza lampante.

Riflettendovi, tuttavia, si capisce perché le stesse persone che l’hanno letto confondano coloro che negano la realtà degli orrori nazisti e noi che cerchiamo di spiegarli e di mostrare allo stesso tempo la corresponsabilità degli Stati “democratici”.

 

La nostra «perversione assoluta» (ipse dixit Vidal-Naquet)[1] consiste nel demolire la mitologia che presenta il nazismo, e il fascismo in generale, come una manifestazione del Diavolo che tutti gli uomini di buona volontà devono combattere. Consiste nello spiegare il fascismo (razzista o meno, come il suo prototipo italiano) e nello spiegare contemporaneamente che l’autentico fronte delle lotte sociali e politiche non divide le democrazie e i fascisti, ma le forze della rivoluzione proletaria e quella della conservazione borghese.

È questo che ci rimproverano tanto gli ingenui democratici borghesi, quanto i sottili tattici trockisti che cercano di sostenerli. Contro gli uni e gli altri ricordiamo per sommi capi ciò che neghiamo e ciò che affermiamo.

1) Noi neghiamo che il fatto di denunciare i crimini degli Stati borghesi “scagioni” i nazisti. Neghiamo che il fatto di denunciare la politica antimigratoria della democrazia francese, le contorsioni ipocrite del PS con la legge Pasqua[2], le chiusure delle frontiere ai voli charter equivalga a banalizzare Le Pen e a favorire il F.N.[3] Noi affermiamo che il proletariato francese aveva il dovere di denunciare i massacri perpetrati dalla Francia appena divenuta democratica, in Algeria (1945), in Indocina (dal 1946), in Madagascar (1946), ecc. e che tale denuncia non tolga niente alla condanna della barbarie nazista.

2) Noi neghiamo che rilevare la complicità degli Stati democratici nella liquidazione degli ebrei equivalga a scaglionare gli autori diretti di questi massacri. Ma affermiamo che bisognava denunciare la loro corresponsabilità e le ipocrite lacrime di coccodrillo versate sui cadaveri.

3) Noi neghiamo che lo sterminio degli ebrei d’Europa possa servire da scusante per una qualsiasi forma di razzismo, di oppressione o di massacro. Noi affermiamo che bisogna denunciare tutti gli Stati fondati sugli stessi principî del nazismo; gli Stati fondati sulla razza e/o religione e miranti a scacciare, se non a uccidere gli altri gruppi umani. Noi affermiamo che condannare i coloni ebrei dei territori che fanno cantare ai loro ragazzi canzoni che assomigliano (in nome del nemico vicino) come due gocce di sangue a quella dei giovani hitleriani non equivalga in alcun modo ad assolvere il nazismo.

4) Noi neghiamo che il razzismo o l’antisemitismo siano una semplice aberrazione dello spirito. Noi affermiamo che essi hanno radici sociali molto chiare, storicamente certe, ma legate anche a situazioni contingenti, in Germania ieri come in Francia oggi. Noi affermiamo che, se esse hanno una loro logica proprio come ogni ideologia, il loro sviluppo e la loro penetrazione negli animi di ampi settori popolari sono causati da spinte sociali, esse stesse legate a situazioni economiche. Noi affermiamo che bisogna combatterle in ogni maniera, praticamente nelle loro conseguenze, teoricamente nei loro fondamenti pseudo-scientifici, attaccando anche le concezioni socioeconomiche che tendono a paralizzare questa lotta.

5) Quindi noi neghiamo che la guerra del 1939-45 sia stata una crociata del San Giorgio democratico contro il dragone nazista, fascista o nippo-imperiale. Noi affermiamo che, come quella del 1914-18, anche la Seconda guerra mondiale è stata una guerra imperialista tra due blocchi imperialisti che si disputavano la supremazia planetaria. Del resto, se nel corso del conflitto gli Alleati hanno affermato la loro bontà contro la malvagità degli altri, è soprattutto dopo la vittoria che hanno tentato di scagionarsi dalla barbarie nazista e dallo sterminio degli ebrei in particolare. In realtà essi avevano tollerato e sostenuto la presa del potere nazista. E per anni essi avevano fatto orecchi da mercante di fronte alle testimonianze sugli orrori del regime hitleriano e sulle minacce di morte che incombevano sugli ebrei.

6) Noi neghiamo che la “democrazia” e il “fascismo” corrispondano a tipi di società differenti, legati a modi differenti di vita e di attività sociali. Noi affermiamo che sono solo due forme differenti di Stato borghese, che, l’una come l’altro, assicurano il dominio del capitale e il suo funzionamento, ma in condizioni differenti.

7) Noi neghiamo che il ricorso borghese ai metodi totalitari derivi dalla malvagità o dal delirio che li accompagnano. Noi affermiamo che, quando i conflitti economici, sociali e politici non sono troppo acuti, la democrazia rappresenta la migliore forma di Stato per la borghesia; lasciare un certo gioco a tutti i concorrenti e a tutti gli antagonismi sociali evita le esplosioni violente e mantiene l’illusione dell’interesse comune. Ma quando l’economia e la società si trovano in una crisi profonda, quando il consenso si sgretola e gli antagonismi scoppiano violentemente, il fascismo si presenta come il salvatore: esso non mira solamente a sottomettere completamente il proletariato, generalmente già sconfitto o politicamente disorganizzato e disorientato; si sforza anche di unificare e di centralizzare tutte le frazioni borghesi e piccolo-borghesi in mano sua e di imporre loro, a volte contro i loro stessi interessi particolari, le esigenze generali della “salute nazionale”.

8) Noi neghiamo che si possa lottare contro il fascismo sostenendo il mantenimento di una democrazia idealizzata, come neghiamo che si possa lottare contro i monopoli esaltando la libera concorrenza. Noi affermiamo che un’autentica lotta contro il fascismo va posta sul terreno di un’autentica lotta contro il capitalismo. Noi affermiamo che anche la propaganda antifascista non possa farsi che sulla base di una seria propaganda anticapitalista.

9) Noi neghiamo che frazioni significative della borghesia possano lottare effettivamente contro il fascismo. Noi affermiamo che, se la situazione lo richiede, i centri determinanti del grande capitale aderiscono al fascismo, trascinando una larga maggioranza di borghesi e di piccolo-borghesi.

10) Noi neghiamo che gli ampi fronti antifascisti possano opporsi seriamente all’ascesa fascista. Noi affermiamo che essi ostacolano in realtà una lotta antifascista efficace: la storia e la teoria – come la politica attuale! – dimostra che, col pretesto di mantenere l’unità e non far spaccare il “fronte”, si è impedito agli elementi più radicali di rivendicare e di condurre, anche solo nella propaganda, una lotta anticapitalista conseguente.

11) Noi neghiamo di aver “preso equamente le distanze” (come dice «Rouge»)[4] dai nazisti e dagli altri imperialisti, dalla democrazia e dal fascismo. Noi affermiamo di aver incitato e di incitare a combattere gli uni e gli altri, sulla base di esigenze immediate e storiche proprie del proletariato e al di là di ogni alleanza contro natura. Solo le persone veramente disfattiste, che hanno accettato per sempre lo sfruttamento e l’oppressioni capitalisti e vorrebbero solo renderli più dolci, non possono scorgere la differenza esistente tra queste due posizioni.

12) Noi affermiamo che il proletariato deve battersi risolutamente sulla base delle proprie posizioni. Che deve fornire una prospettiva positiva di trasformazione dei rapporti sociali suscettibili di sopprimere lo sfruttamento, la miseria, l’oppressione e le guerre. È solamente così che potrà trascinare alcuni strati piccolo-borghesi in una vera lotta contro il razzismo, contro il fascismo e contro il dominio borghese in generale.




Note


* “Lé Proletaire”, 437, luglio-agosto-settembre 1996, pp. 3-4 (http://www.pcint.org/40_pdf/03_LP-pdf/401-500/lp-437-w.pdf).

[1] Pierre Vidal-Naquet (1930-2006), storico francese di origine ebraica, studioso di negazionismo. Si ricorda in particolare modo il testo Un Eichmann de papier (Gli assassini della memoria, Roma, Editori Riuniti, 1993).

[2] Insieme di leggi adottate nel 1986 per regolare l’immigrazione, che portano il nome del ministro degli Interni Charles Pasqua (1927-2015).

[3] Fronte nazionale, partito di estrema destra fondato da Jean-Marie Le Pen nel 1972.

[4] Settimanale francese della Lega comunista rivoluzionaria (d’ispirazione trockista e antistalinista), apparso dal 1968 al 2009.

Casella di testo

Citazione:

Martin Axelrad: il "grande alibi" di Auschwitz (2), a cura di Vincenzo Pinto, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", IX, 1, febbraio 2020

url: http://www.freeebrei.com/anno-ix-numero-1-gennaio-giugno-2020/





Steegle.com - Google Sites Like Button

Steegle.com - Google Sites Tweet Button



Comments