Antonella Tiburzi, L’istituto dello Yad Vashem: la nuova metodologia nella didattica e nella pedagogia della storia della Shoah

"Free Ebrei", VII, 2, ottobre 2018

 

L'istituto dello Yad Vashem

La nuova metodologia nella didattica e nella pedagogia della storia della Shoah

 

di Antonella Tiburzi


Abstract

Antonella Tiburzi reports Yad Vashem's new trends in didactics of the Holocaust during her last trip in Israel.


L’Istituto per gli Holocaust studies “Yad Vashem” di Gerusalemme, propone ogni anno diversi corsi, seminari presso la sua prestigiosa scuola, in grado di formare in modo completo, migliaia di docenti, studiosi, educatori, bibliotecari o semplici studenti o interessati alla materia “Shoah” provenienti da tutto il mondo. L’obiettivo essenzialmente consiste nell’evidenziare attraverso una serie infinita veramente di altissimi strumenti pedagogici o didattici, i differenti approcci alla tematica storica di base. I docenti oggi devono affrontare questo fondamentale argomento sia in ambito europeo che mondiale e devono saper conoscere tutti gli strumenti adatti alla sua presentazione, formazione e educazione.  Uno degli aspetti infatti che generalmente possono incontrare e ostacolare l’insegnamento riguardano la universalizzazione della Shoah, l’inaccurata comparazione o parallelismo nei più diversi contesti e eventi storici o la mancanza di progetti in grado di attualizzare il tema negli studenti del 21° secolo.

Negli ultimi tempi infatti si sta assistendo ad un crescente antisemitismo, di natura popolare ma anche politico, che necessita una urgente presa di coscienza nel mondo della scuola, dell’università e negli istituti di cultura storica. La nuova pedagogia intende superare anche le questioni che hanno affossato e replicato il dibattito ma non hanno trovato soluzioni in grado di gestire tali questioni. Una asserzione che emerge da qualche anno riguarda l’annosa constatazione in merito alla progressiva scomparsa dei superstiti certamente sia nell’ambito dell'antisemitismo che nella odiosa espressione dei negazionismi o revisionismi presenti ovunque nel mondo. La nuova didattica storica intenderebbe abbandonare la affannosa corsa che prevede il dover continuamente rammentare al mondo che la storia della Shoah è intoccabile e inconfutabile e che non è con la perdita dei sopravvissuti che questa granitica documentazione esistente a cui si deve fare sempre riferimento per la produzione di saggi, articoli o sillabi in grado di formare in ambito storico gli studenti ma anche i docenti, possa perdere di valore.  

L’innovazione rappresenta essenzialmente nell'insegnare che il negazionismo o il revisionismo è sempre esistito pertanto non è con la scomparsa di sopravvissuti che potrà acutizzarsi o essere più proliferante. Le affermazioni o le considerazioni storiche, politicizzate, dei negazionisti non si sono mai frenate o arrestate anche di fronte ai superstiti stessi pertanto non si reputa la scomparsa dei superstiti come un pericolo dell’inasprimento dell'antisemitismo, del revisionismo o del giustificazionismo. L’ elemento topico da sviluppare consiste piuttosto nel mostrare e spiegare la funzione formativa dei documenti storici, considerando di grande rilievo sia la fonte dell’apparato nazista quando la pubblicistica della memoria dei superstiti e non necessariamente confrontarla con le affermazioni, scritte o orali, prive di riferimenti archivistici o documentaristici dei negazionisti.

La trasformazione degli strumenti didattici usabili in classe ha contribuito a dare un enorme aiuto alla completezza della lezione stessa.  Una stretta interpretazione della Shoah come evento storico combinato con le discipline concomitanti e affini e l’uso delle tecnologie educative del XXI° secolo, sono fondamentali sia per la formazione storica che per la preservazione di questo specifico evento storico.

Tra i compiti dello storico ci sarebbe quella di perseguire il proprio apprendimento e di incoraggiare e sostenere i colleghi in questa ricerca. Ispirato agli importanti feedback che ricevono regolarmente dagli studiosi, questa metodologia offre l'opportunità di approfondire diversi temi con altri esperti della formazione e di confrontarsi con colleghi di tutto il mondo al fine di sviluppare una collettività di studiosi.

L’innovativa formazione viene offerta anche in occasione delle varie conferenze sempre organizzate dalla Scuola di Yad Vashem, in grado di fornire nuovi modelli che possono ispirare nuove lezioni e programmi attraverso l’uso di strumenti pedagogici più aggiornati e le risorse digitali in abbinamento con la ricerca più contemporanea nel settore.

Tra i tanti criteri formativi, scolastici ma anche accademici che si possono organizzare insieme con gli altri specialisti, è un uso multidisciplinare dello studio della Shoah.

Un primo strumento che è stato adoperato e che ha creato non poche reazioni, di assenso e dissenso nella comunità degli studiosi, e stato l’uso delle fotografie intese come strumento didattico, concreto e altamente usufruibile nelle classi di formazione storica. L’utilizzo delle fotografie scattate dai nazisti in pieno svolgimento della Shoah viene intesa come fonte storica di potentissimo livello e di rilevante impiego nella didattica e nel sillabo di storia. Il dibattito tra gli storici o gli insegnanti che partecipavano ai nostri corsi ruotava intorno alla fattibilità dell’uso della fonte nazista o fascista. Come era l’occhio nazista verso l’individuo da annientare? Che tipo di informazione voleva dare al momento della pubblicazione, seppur per uso interno, delle foto che scattava? Ma soprattutto, questa fonte primaria, è attendibile come un libro di storia o un documento dell’amministrazione nazista? La risposta è arrivata dopo una accurata ma anche intensa discussione: si, si può usare la fonte nazista fotografica esattamente come quella presente nelle carte e nei documenti. A questo stesso dibattito si è aggiunto anche quello relativo alle fotografie scattate invece dai liberatori. Spesso le immagini di cadaveri di uomini, donne e bambini accatastati che formano mucchi di corpi emaciati mostrano in realtà un occhio simile a quello dei nazisti dal momento che ugualmente infieriscono sulla dignità dell’assassinato che, impossibilitato oramai a replicare, si trova ad essere ripreso nella sua più totale assenza di umanità. Ciò che ovviamente distingue i due rapporti sta, naturalmente, nell’utilizzo di queste immagini. I liberatori dovevano mostrare al mondo, spesso in occasioni dei vari processi contro i nazisti, cosa il nazionalsocialismo aveva fatto all’uomo, mentre i fotografi delle SS dovevano dimostrare l’effettiva realizzazione dello sterminio nei lager dove erano di stanza.  

Si è precisato infatti che la multidisciplinarietà dello studio della Shoah rende possibile la creazione, in ambito strettamente pratico, di un sillabo che potrebbe essere realizzato in una modalità totalmente nuova rispetto agli altri programmi di storia svolti negli anni passati, proprio grazie ad una costellazione di fonti, strumenti, documenti, testimonianze parallele, mezzi multimediali possibili, video e programmi computeristici in grado di sviluppare i più diversi criteri approcci pedagogici.


Un’altra caratteristica della nuova formazione interessa tuttavia anche le nuove proposte al tema «Shoah» negli anni 2000. Va da sé che gli ultimi anni gli storici non possono rimanere indifferenti soprattutto quando si apprestano a creare programmi formativi in grado di far conoscere e studiare il passato ma anche di far sapere come individuare i passaggi storici a cui stiamo assistendo nei tempi contemporanei.

Essenzialmente oggi lo studio della storia della Shoah deve essere distinto e scevro da possibili, e sempre in agguato, travisamenti o peggio ancora dai sempre più praticati confronti o parallelismi a cui si aggiunge anche un linguaggio accomunante e disastrosamente omologante che normalmente produce un danno enorme dal punto di vista formativo. Lo studio storico della catastrofe ebraica deve essere assolutamente liberato da qualsiasi forma di accostamento simmetrico con un qualsiasi altro evento storico al fine di proteggere non solo la sua unicità ma anche le peculiarità degli altri episodi della storia. Questa scrupolosa attenzione interessa sia le vittime che i carnefici. Questi ultimi infatti, ancora oggi, vengono spesso stigmatizzati o disposti in altre situazioni o avvenimenti moderni in modo da ridurre le loro oggettive tipicità e prerogative del passato. 

 

La questione essenziale che emerge è la seguente: si tratta di una questione ancora rilevante nel XXIº secolo?

L'implementazione dei nuovi strumenti e delle risorse pedagogiche per l'insegnamento della Shoah dello Yad Vashem viene curato da sempre dalla grande pedagoga storica Shulamit Imber. Esso prevede innanzitutto una analisi precisa, aggiornata e cronologica della seconda guerra mondiale studiando anche un’area che spesso viene trascurata, ovvero quella dell’Africa settentrionale e dell’antisemitismo in quell’area non solo in occasione delle battaglie del 1942 ma anche e soprattutto nel periodo precedente la formazione dello Stato di Israele. I pogrom di Tripoli e in Libia verso gli ebrei durante e dopo la guerra possono essere un aspetto nuovo da inserire in un sillabo o in un programma seminariale. Un approccio quindi totale ma non totalizzante del tema può aiutare a rendere questo evento come un paradigma formativo simile all’assunto di Jean Amery secondo cui la Shoah è stata la madre più feconda di tutti i genocidi avvenuti nel ‘900.   

Un altro aspetto interessa anche la memoria della storia nella didattica in una questione centrale come: «Auschwitz nella coscienza collettiva in Europa». Quel posto … (secondo la definizione di David Grossmann) può interessare ancora il mondo della didattica e può essere visto come un paradigma del male assoluto? Inizialmente è emerse che se attualizziamo la storia del 1900 in realtà notiamo la presenza di molti altri luoghi/paradigmi che possono essere usati per conoscere il potere e il significato del male assoluto: Srebrenica, Kigali, Buenos Aires, Cernobyl e altre topografie sparse nel mondo. È emerso tuttavia che Auschwitz rappresenta un archetipo nella sua interezza, fattualità e memoria a lungo raggio e ampiezza storica, letteraria, sociale e politica. Quest’ultimo aspetto in particolare è stato segnato da un evento che ha coinvolto la comunità internazionale degli storici che hanno studiato allo Yad Vashem. Nel 2004 la sottoscritta ha partecipato alla formazione per studiosi della Shoah insieme ad altri docenti e ricercatori da tutto il mondo. In occasione dei vari lavori di gruppo, ha avuto la fortuna di conoscere Adam Pulaswki, uno storico polacco di Chełmo. Nel corso degli anni Adam è diventato il direttore dell’Istituto storico di Chełmo e ha fondato un altro istituto di grande rilevanza nazionale polacca ma anche europea: il “Centro per le relazioni ebraiche polacche”. La sua attività sia come storico che come ricercatore sono state sempre di grande rilievo. Il prof. Pulawski non si è mai sottratto dall’esporre critiche al revisionismo storico del suo paese soprattutto quando ha avviato un processo sociale e storico di deresponsabilizzazioni in merito alla Shoah in Polonia. Per questa ragione, in conseguenza delle nuove leggi in materia Auschwitz e dintorni, emanate dal governo conservatore polacco, Adam è stato praticamente estromesso dal suo incarico di direttore. La comunità di studiosi di Yad Vashem, di conseguenza, si è subita attivata per sostenere la sua causa ma soprattutto per appoggiare la sua statura di specialista e ricercatore. Si inserisce al proposito solo uno stralcio della comunicazione indirizzata all’Institute of National Remembrance di Varsavia da parte di tutti noi studiosi.

«Noi, la comunità degli studiosi dello Yad Vashem (2004) scriviamo questa lettera in supporto del nostro collega, storico e docente sulla Shoah, Dr. Adam Pulawski. Noi siamo sconcertati della recente decisione del vostro istituto di trasferire il Dr. Pulawski in un altro ufficio al fine di sopprimere il buon lavoro che ha svolto finora impedendogli di fatto di portarlo avanti e di pubblicare i suoi recenti lavori. Si tratta ovviamente di una decisione finalizzata a punire la sua non adesione alle linee governative in materia di studi sulla Shoah e la sua linea educativa in Polonia.

La recente legislazione del governo polacco riguardante le singolari modalità con cui si può parlare di Shoah, hanno dato nuova vita a un'ondata inquietante di antisemitismo normalizzando perfino ciò che è mai stato normale e rendendo l'odio verso gli ebrei socialmente accettabile quando non addirittura lodevole. Se gli storici tutti seguissero questa legislazione, si rischierebbe sostanzialmente, esattamente come vuole il governo, di dissimulare la storia. Siamo sconvolti che l'Institute of National Remembrance appoggi una visione revisionista del ruolo della Polonia nella Shoah.

Né il dott. Pulawski né alcun altro studioso serio dichiarerebbe che tutta la Polonia è stata complice dei perpetratori ma emanare una legislazione che trasformi in un crimine il riconoscimento di tale oggettiva complicità è un affronto e un insulto alla storia.

La ricerca del dottor Pulawski su argomenti specifici all'interno del più ampio campo degli studi sull'Olocausto, in particolare le relazioni tra ebrei e polacchi durante la seconda guerra mondiale, è stata e continua ad essere importante per la formazione storica di molti studiosi o studenti.

Come studiosi, ricercatori e educatori della catastrofe ebraica, non possiamo non affermare con forza quanto sia pericolosa la recente legislazione del governo polacco. Nascondere la storia non vuol dire negarla.   Questa legislazione può servire solo a promuovere il tipo di idee pericolose simili a quelle che fornirono un terreno fertile alla Shoah.

In sostanza questo spiacevole evento ci ha portato a pensare quanto sia necessaria tuttavia sempre una sorta di tutela della storia della Shoah del suo oggettivo passato e nella sua presente elaborazione. 

Alcuni docenti hanno fatto emergere la necessità di iniziare a trattare il tema Shoah sin dalla scuola primaria attraverso un uso attentissimo degli strumenti didattici. La reazione dei rappresentanti dello Yad Vashem Institute è stata inizialmente critica nei confronti di questa proposta dal momento che l’ammissione nel suo museo, ad esempio, è vietata fino ai 16 anni. Alcuni docenti invece hanno dimostrato l’attuabilità di tale insegnamento grazie ad un uso essenziale delle fonti letterarie oltre a quelle storiche. Si è trattato in sostanza di insegnare il trauma dello sterminio senza traumatizzare ne l'insegnamento della Shoah né i bambini. Per fortuna la memorialistica rende possibile raccontare non tanto solo la storia della Shoah, quanto le storie qualitative dei sopravvissuti alla Shoah. Non si vuole per questo dare un’immagine edulcorata dell’evento, quanto piuttosto si vuole rappresentare un avvenimento che ha avuto anche elementi positivi prima, durante e dopo l’accadimento. Si è discusso alla fine sull’uso o meno delle immagini in questa pedagogia dal momento che possono essere o incomprensibili o eccessivamente impressionanti andando a disturbare in entrambi i casi sia la fase di interesse e che di apprendimento. Di conseguenza si è convenuti in merito al fatto che la lettura del libro di memorie dei superstiti rimane una fonte altamente fruibile e formativa.

Nelle ultime discussioni si è affrontato l’argomento storico relativo al periodo post Shoah. Il confronto si è focalizzato essenzialmente sulla descrizione delle possibili ramificazioni situate nella fase contestuale e successiva alla liberazione. Si è trattato di nominare le immediate e irreparabili difficoltà a cui i superstiti hanno dovuto far fronte inclusa la “accettazione” della perdita della propria famiglia, amici o membri della propria comunità ma anche, nello stesso tempo, lo sforzo nel cercare di ritrovarli. Ovviamente il tema è stato approfondito analizzando l’evento storico della formazione dei Displaced Persons camps. La sottoscritta ha ampiamente illustrato la condizione dei profughi ebrei in Italia dal 1945 al 1948 mostrando le carte degli alleati e quindi evidenziando l’aspetto organizzativo nonché la visione che hanno avuto i sopravvissuti immediatamente dopo e poi nel corso del tempo. A questi elementi si è aggiunta la ciononostante dolorosa incertezza dei superstiti sul come e sul quando rientrare nella società civile per poter poi ricostruire le loro vite. Ovviamente in questa specifica analisi sono stati determinanti i contenuti e i messaggi presenti nel Visual History Testimony Center, ovvero il dipartimento di Yad Vashem per la consultazione di tutto il materiale possibile audiovisivo. Le testimonianze rese dai superstiti sono infinite e possono toccare tutti i punti cardinali dell’Europa. In particolare le ultime pubblicazioni hanno evidenziato la tendenza a lavorare sull’aspetto qualitativo dello sterminio trattando essenzialmente le storie delle singole comunità ebraiche attraverso la fonte primaria e secondaria dei noti די זיקאָרן ביכער, Di zikorn bikher (in yiddish) ovvero i “Libri della Memoria” delle comunità annientate. Essi sono stati scritti solitamente dai superstiti trasferitesi in Israele e che hanno raccolto una vastità di notizie, informazioni storiche e qualitative sulla loro città, sui loro Shtetl, le comunità o i villaggio. Questi testi sono ora oggetto di studio da parte degli storici di tutto il mondo. La sottoscritta ha potuto mostrare il suo lavoro sulla comunità di Brody in Galizia e ha sottolineato l’uso della fonte del Bryods zikorn bikher ( בריאָדס זיקאָרן ביכער ) ovvero il Libro della Memoria di Brody realizzato dai superstiti che vivono nel paese.

 

In ultimo le novità relative alle diverse possibilità e opportunità di insegnare hanno evidenziato in particolare l’apertura di Yad Vashem ad ospitare gruppi o classi di docenti veramente da tutto il mondo, perfino dalla Cina, in grado di presentare le modalità di didattica legate al proprio territorio dal punto di vista politico, sociale e economico e su questa base confrontarsi con la scienza dell'insegnamento israeliana relativa alla storia della Shoah. Questa ampiezza offrirà sicuramente delle straordinarie possibilità di crescita in ambito scolastico, accademico, formativo ed educativo utile a estendere i rapporti con gli altri paesi e destinata al miglioramento dell’apprendimento e della pedagogia storica. 



Casella di testo

Citazione:

Antonella Tiburzi, L'istituto dello "Yad Vashem": la nuova metodologia nella didattica e nella pedagogia della storia della Shoah, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VII, 2, ottobre 2018

url: http://www.freeebrei.com/anno-vii-numero-2-luglio-dicembre-2018/antonella-tiburzi-listituto-dello-yad-vashem-la-nuova-metodologia-nella-didattica-e-nella-pedagogia-della-storia-della-shoah







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