Franco Baggieri, Rosa Luxemburg e il problema del crollo del capitalismo

"Free Ebrei", VII, 2, settembre 2018

 

Rosa Luxemburg e il problema del crollo del capitalismo


di Franco Baggieri


Abstract

Franco Baggieri presents his work on Rosa Luxemburg and "the accumulation of capital" through the eyes of her critics. He also tries to show the main legacy of Luxemburg's thinking.





INTRODUZIONE


Il problema dello sviluppo del capitalismo e della sua eventuale caduta occupa uno spazio centrale nel pensiero marxista, e non solo in esso. Il presente lavoro si propone di evidenziare il modo originale e ricco di suggerimenti alla riflessione con cui Rosa Luxemburg affronta queste problematiche nel complesso della sua opera e nell’Accumulazione del capitale in particolare. Ho focalizzato l’attenzione non tanto su ciò che accomuna questa autrice a noti esponenti e pensatori della II e III Internazionale, quanto piuttosto su ciò che la differenzia: tale “diversità” della Luxemburg è stata la prima motivazione che mi ha indotto a soffermare l’attenzione su questa figura di dirigente del movimento socialista. E si tratta di una diversità che, come ho potuto scoprire nel corso del mio studio, non è priva di un certo fascino. Una lettura per così dire in controluce quale quella che qui mi sono provato a tratteggiare consente di cogliere i limiti del marxismo di fine Ottocento-inizio Novecento ma offre anche suggerimenti per il presente.

Nella Luxemburg non si trova traccia della pedissequa riverenza con cui i “marxisti” sono soliti guardare a Marx, né, come facevano quelli che lei stessa definisce “epigoni”, la Luxemburg trasforma in dogmi rigidi i dubbi del maestro che avrebbe tutto detto e che non resterebbe quindi che chiosare. Efficace e calzante è il sintetico giudizio che di lei dà l’amico Franz Mehring: “Più vicina al modello (Das Kapital) per la quantità delle cognizioni, lo splendore dello stile, l’acutezza logica della ricerca, l’indipendenza del pensiero, e in quanto nello stesso tempo estende oltre i suoi confini la ricerca scientifica, è Rosa Luxemburg, Die Akkumulation des Kapitals (Berlino 1913). Il modo con cui questa opera fu denigrata in particolare dai cosiddetti austro-marxisti (Echstein, Hilferding ecc.) appartiene alle brillanti produzioni dei preti del marxismo”[1].

Lo “stile brillante”, ma non superficiale, non è l’ultima delle qualità che attrae nell’Accumulazione del capitale e negli scritti della Luxemburg in generale. È un modo di scrivere che sa cattivarsi la simpatia e soprattutto l’interesse del lettore nonostante la difficoltà del contenuto esposto. “Indipendenza di pensiero”: su ciò vale la pena di insistere a maggior ragione perché costituisce in qualche modo un’anomalia se si considera il panorama del marxismo secondinternazionalista a lei contemporaneo – e ancora di più, sia detto per inciso, a fronte dell’ambiente terzinternazionalista che seguirà. Verrebbe forse da fare qualche riserva, a prima vista, sull’”acutezza logica”. Va precisato, tuttavia, che, se si prescinde dal quiproquo relativo all’irrealizzabilità del plusvalore, - che costituisce, in fondo, soltanto una parte del discorso sviluppato nell’Accumulazione – il pensiero luxemburghiano si snoda con lucida consequenzialità. E, per quel che concerne poi nello specifico l’impossibilità di realizzazione del plusvalore, a R. Luxemburg va comunque riconosciuto di aver sviluppato la concezione sottoconsumistica in modo chiaro e coerente, situandosi a una distanza abissale dalle teorizzazione sulla crisi che, da Engels a Kautsky, a Cunow, a Hilferding, avevano libera circolazione nel milieu socialdemocratico di fine Ottocento – inizio Novecento. Senza dubbio, la scrittura frettolosa, se può valere da circostanza attenuante nel 1913, all’epoca della stesura – estremamente veloce: è scritta in appena quattro mesi[2]- dell’Accumulazione, viene a cadere per l’Anticritica, in cui l’autrice ritorna sulle stesse posizioni a distanza di anni e malgrado le critiche rivoltele. Ma, dopotutto, anche nell’Anticritica si può pensare che la mancanza di tempo abbia avuto il suo peso per una studiosa così intensamente impegnata in politica a combattere avversari che, da Bernstein in poi, sembrano anziché diminuire, aumentare di numero e peso. Non a caso R. Luxemburg scrive in un articolo sulla Junge Garde citando i versi di Richard Dehmel: “Nulla ci manca, figlio mio, per essere felici / E liberi come gli uccelli nei cieli. / Nulla / Solo del tempo”[3].

La “quantità di nozioni” e conoscenze appare evidente. È in fondo grazie a queste se la Luxemburg riesce a dare una veste ricca e affascinante alle molte pagine della sua opera. Aspetti concreti e concetti astratti si fondono in un amalgama senza smagliature, senza nozionismo, che è possibile solo a chi padroneggia l’argomento che tratta. Questo, in definitiva, costituisce l’aspetto che più s’impone tra i vari che caratterizzano l’Accumulazione del capitale.

Ci si trova di fronte a un’opera teorica che era, ed è a mio avviso ancora oggi, essenzialmente viva: l’ansia di ricerca spregiudicata, l’impostazione critica e non “di scuola”, l’analisi razionale delle cause dei fenomeni fino alla massima astrazione e il senso della storia, per cui le linee di tendenza rintracciate a livello astratto si inseriscono nel molteplice e multiforme contesto concreto contraddistinguono le elaborazioni e riflessioni luxemburghiane.

Una conoscenza approfondita di Rosa Luxemburg, oltre ad avere valore in sé, costituisce un utile contributo per l’impostazione di una rilettura di Marx. Guardare a Marx partendo dal punto di vista della Luxemburg permette di lasciar cadere molti aspetti deteriori o semplicemente superati dell’evoluzione storica del suo pensiero per attingere il nucleo vitale. L’immagine di Marx cui si perviene è sorprendente perché diverge in misura notevole dallo stereotipo canonizzato dalle forze politiche e istituzioni che negli ultimi cento anni hanno fatto a lui riferimento.

Da Riforma sociale o rivoluzione?, Problemi di organizzazione della socialdemocrazia russa, Sciopero di massa, partito e sindacati, La rivoluzione russa e La crisi della socialdemocrazia, per non citare che gli scritti più noti, vengono suggestioni e spunti non privi di attualità. E non si deve dimenticare che le idee politiche dell’autrice si fondono senza alcuna frattura con la sua interpretazione dell’evoluzione economica della società, formando una visione unitaria dello sviluppo storico. Le linee di fondo del pensiero politico luxemburghiano si fondano su una concezione della democrazia per la quale il vero soggetto della storia è l’auto-attività delle masse.

La ricchezza del suo pensiero e della sua personalità non si limita al campo politico. Oltre ai molteplici interessi che la portano a occuparsi di economia ma anche di letteratura (per esempio la traduzione di Korolenko), di geologia e di botanica, Rosa Luxemburg ricerca costantemente con le persone che le sono vicine rapporti più umani, o forse sarebbe più esatto dire semplicemente meno inumani di quanto sogliono essere i rapporti tra le persone. Questo aspetto traspare soprattutto, come è naturale, dall’epistolario e in particolare dalle lettere del periodo 1915-18 quando, mentre in Europa divampa la guerra, la Luxemburg è sottoposta a custodia preventiva prima nella fortezza di Wronke, poi di Breslavia.

Un certo “ottimismo”, malgrado tutto, è una nota costante che poggia su una visione della storia per cui “proprio quando tutto appare completamente senza via d’uscita e disastroso, si prepara un capovolgimento completo […]”[4]. Ciò le permette di essere in ogni circostanza, per quanto le è possibile, calma e serena: “mi sono talmente allenata a una salda imperturbabilità che mando giù tutto con l’aria più serena, senza battere ciglio”[5].

Anche quando si rende conto che l’alternativa è tra socialismo o barbarie e quindi coglie tutta la problematicità e criticità dello sviluppo storico attuale, la Luxemburg non perde la fiducia nelle possibilità della storia e delle masse. “La pallida coscienza che ci fa vili”, cioè la consapevolezza, in questo caso, dei gravi rischi che possono arrestare il progresso e far ricadere nel caos e in una decadenza senza sbocchi non la porta all’inazione e a una frustrante attesa passiva. Questa è una delle ragioni per cui pur senza l’ottimismo ottocentesco sulle “magnifiche sorti progressive”, nel pensiero della Luxemburg non si trova pessimismo ma volontà e speranza.

Un profondo senso di umanità permea molte lettere. Si può ricordare in particolare il passo in cui descrive la scena alla quale assiste dalla finestra della sua prigione a Breslavia: alcuni bufali strappati dalla native pianure transilvane come preda di guerra del Reich sono stati trascinati in una città fredda e lontana, in stalle con poco fieno marcito e tanto lavoro per il quale vengono battuti a sangue da un soldato. Alla spettatrice sembra che uno di questi animali versi delle lacrime e pianga non tanto per il dolore delle nerbate, quanto per la nostalgia della sua terra e la gratuita crudeltà che lo circonda. “E così mi passò dinanzi tutta la magnifica guerra” sono le parole che chiudono la lettera[6].

Di fronte al dolore e all’abbrutimento degli uomini, la Luxemburg, che attende una svolta prossima e repentina della storia e un cambiamento radicale non può evitare di chiedersi: “Allora la stessa gente che ai nostri occhi disonora il nome di uomo fremerà dall’eroismo e tutta l’odierna realtà sarà spazzata via e cancellata e dimenticata, come se non fosse mai esistita. […] Come tutte queste canagliate debbono essere dimenticate e rimanere impunite e l’odierna feccia dell’umanità domani dovrà andare in cima, a testa alta, possibilmente coronata di fresco alloro, e dovrà contribuire a realizzare i più sublimi ideali? Ma così è la storia. So benissimo che la resa dei conti secondo ‘giustizia’ non avverrà mai e che già così bisogna accettare tutto”[7]. Sono accenti questi che preludono in parte a considerazioni analoghe dei teorici della Scuola di Francoforte. Nelle sue Riflessioni sulla religione, per esempio, Max Horkheimer scrive che l’idea di una giustizia assoluta “nella storia non può mai venir realizzata appieno; giacché, anche se un giorno una società migliore si sarà sostituita all’attuale disordine e sviluppata, la miseria passata non sarà compensata né sarà superato il bisogno nella natura circostante”[8]. Di conseguenza, la filosofia esprime sempre inevitabilmente un senso di tristezza che tuttavia non cede alla rassegnazione.

Le sfumature e un accentuato senso di certezza – o di eccessiva fiducia, se si vuole – differenziano il testo luxemburghiano da quello di Horkheimer, ma si deve tener presente che il secondo scrive vent’anni dopo (1935) e può guardare all’evoluzione storica dopo la sconfitta della rivoluzione tedesca e l’ascesa del nazionalsocialismo. Con ciò non si vuole sostenere né suggerire che la Luxemburg, se fosse sopravissuta, avrebbe elaborato temi francofortesi. Si segnala semplicemente una singolare convergenza di toni e accenti che mostra come diverse idee e preoccupazioni di Rosa Luxemburg sopravvivano e si ritrovino mutata forma in autori a noi storicamente più vicini.

L’umanitarismo che emerge dalle lettere e più in generale dall’opera teorica e dall’azione della Luxemburg è stato messo in luce da diverse diversi commentatori e storici. Per esempio Edward Carr nota: “Il fondamentale umanitarismo della prospettiva di Rosa Luxemburg fu la sorgente della sua forza; in un certo senso, può darsi che esso sia anche stato una causa di debolezza”[9]. Con il termine “umanitarismo” non va però inteso un generale quanto generico e vuoto senso di umanità, ma una visione in cui le idee politiche non sono comunque a sé ma inserite in una visione globale che investe l’uomo, la persona umana, in tutta la sua complessità. Ne consegue il trattare le persone come esseri umani e non come oggetti e il voler essere effettivamente esseri umani: “Procura allora di rimanere un essere umano. Rimanere un essere umano è la cosa principale. E questo vuol dire rimanere saldi e chiari e sereni, sì, sereno malgrado tutto, perché lagnarsi è segno di debolezza. Rimanere umani significa gettare con gioia la propria vita ‘sulla grande bilancia del destino’, quando è necessario farlo, ma nel contempo gioire di ogni giorno di sole e di ogni bella nuvola”[10]. Ma ancora più pregnante è questo brano di una lettera all’amica Luise Kautsky, che ricoda quasi la Sehnsucht romantica: “Allora ero fermamente convinta che la ‘vita’, la ‘vera’ vita esistesse in qualche punto lontano, laggiù, oltre quei tetti. Da allora continuo ad inseguirla. Ma essa si nasconde sempre da capo dietro altri tetti. Alla fine è stato tutto un gioco crudele con me, e la vita reale è rimasta lì, nel cortile dove lessi per la prima volta ad Antoni le ‘Origini della civiltà’?”[11].

Credo sia importante per avere un quadro più completo della personalità e del pensiero di R. Luxemburg la lotta costante contro gli epigoni di Marx, i tardi seguaci del maestro, che di esso hanno raccolto soltanto “precetti e formule”, frasi vuote che vengono ripetute senza spirito creativo, dogmaticamente. A quella che in breve si potrebbe definire scolastica marxista, la Luxemburg oppone fin dalla sua prima comparsa sulla scena internazionale nel 1896 la ricerca del metodo di Marx. Comprendere per esempio perché l’autore del Capitale fu nel 1848 a favore della costituzione di una Polonia indipendente e quindi applicare le stesse idee a una situazione che si è modificata nel tempo, anziché ripetere pari pari formule uguali nella lettera ma abissalmente distanti nello spirito: questo può essere considerato il primo e più importante elemento distintivo del pensiero luxemburghiano.

Il marxismo resta, certo, la “grande scuola”, ma qui sta appunto la differenza tra scuola e scolasticismo, cioè la riproposizione acritica delle idee di un autore senza ricerca né originalità. Anche questo è un prezioso insegnamento per l’oggi, che possiamo cogliere dall’opera di Rosa Luxemburg: il fastidio e la repulsione per il conformismo per cui essa si sente, paradossalmente, più vicina che ad altri a socialisti come Jaurès dal quale la separano divergenze di fondo mentre la avvicinano il coraggio e l’indipendenza di pensiero.

Questo viene messo bene in evidenza nel saggio di Lukacs Rosa Luxemburg marxista del 1921: “Ciò che distingue in modo decisivo il marxismo dalla scienza borghese non è il predominio delle motivazioni economiche nella spiegazione della storia, ma il punto di vista della totalità. La categoria della totalità, il dominio determinante ed onnilaterale dell’intero sulle parti è l’essenza del metodo che Marx ha assunto da Hegel […]. L’isolamento astrattivo degli elementi, sia di un intero campo di ricerca sia dei particolari complessi problematici o dei concetti all’interno di un campo di ricerca è certamente inevitabile. Ma il fatto decisivo è se si intende questo isolamento soltanto come mezzo per la conoscenza dell’intero. […] L’opera principale di Rosa Luxemburg L’accumulazione del capitale riprende il problema da questo punto di vista, dopo decenni di volgarizzazione del marxismo”[12].

Qui Lukacs coglie l’essenza dell’operazione teorica che compie la Luxemburg: l’elaborazione e lo sviluppo con spirito critico delle teorie di Marx “dopo decenni di volgarizzazione”. In tale prospettiva R. Luxemburg anticipa un tratto comune che nel Novecento caratterizzerà – al di là delle divergenze di contenuto -  il  cosiddetto marxismo occidentale[13].

L’interesse di chi scrive per la Luxemburg passa anche attraverso la convinzione che l’idea di un ritorno al “vero” pensiero di Marx dopo pressoché un secolo di scolastica marxista non sia seriamente proponibile né d’altronde costituirebbe una soluzione. Il problema di una interpretazione soddisfacente del mondo oggi non può essere risolto che a partire da una “constructio ex novo” con tutte le difficoltà e rischi che ciò comporta. Questa “constructio ex novo” può ampiamente attingere al pensiero di Rosa Luxemburg acquisendo, al di là degli errori che la rivoluzionaria polacca ha senz’altro commesso, quanto di ricco, vivo e attuale vi si trova. Come osserva Edoarda Masi: “Se la talpa della storia è la verità che, celata al presente, si rivelerà nelle mutate condizioni del futuro, è in questo nostro tempo che si rovescia in rivincita tutto quanto era parso il risvolto negativo delle idee di Rosa e della sua sorte: puntare sulle masse – quando la rivoluzione d’ottobre, la sola vittoriosa, aveva seguito altra via; optare per la pace – quando la socialdemocrazia aveva scelto la guerra, e la guerra era venuta, seguita poi da un’altra ancora più tremenda e universale; trovarsi dalla parte degli sconfitti – il peggiore dei torti secondo la ragione politica…”[14].

 

 

Note

[1] F. Mehring, Vita di Marx.

[2] Cfr, T. Kowalik, Rosa Luxemburg e il pensiero economico: “La storia del pensiero economico non ricorda forse nessun caso simile di un’opera economica importante sorta in così breve tempo”.

Significativa è l’indicazione presente in una lettera della Luxemburg all’amico Hans Diefenbach, che morirà sul fronte francese nel 1917: “Il periodo in cui scrivevo l’Accumulazione fu uno dei più felici della mia vita. Vivevo come in uno stato di ebbrezza, notte e giorno non vedevo altro che questo problema che mi si veniva meravigliosamente chiarendo in tutti i suoi particolari, e non so davvero quale di queste due cose mi procurasse più piacere: lo sviluppo del pensiero assorto nella discussione di complicati problemi, mentre camminavo su e giù attraverso la stanza, o il metterne giù i risultati sulla carta con chiarezza. Sai che scrissi tutto il libro in una sola tirata, in quattro mesi – cosa inaudita! E lo diedi direttamente alle stampe senza rileggerne nemmeno la prima stesura?”.

[3] Citato in G. Badia, Il movimento spartachista; p. 176.

[4] R. Luxemburg, Lettere 1893-1919. C’è qui un’eco della filosofia classica tedesca: “Lo spirito guadagna la sua verità solo a patto di ritrovare sé nell’assoluta lacerazione” (Prefazione alla Fenomenologia dello spirito).

 

[5] R. Luxemburg, Lettere ai Kautsky.

[6] R. Luxemburg, Lettere 1893-1919.

[7] R. Luxemburg, Lettere 1893-1919.

[8] M. Horkheimer, in: Teoria critica, vol. I.

[9] E. Carr, La Rosa rossa.

[10] R. Luxemburg, Lettere 1893-1919.

[11] R. Luxemburg, Lettere ai Kautsky. L’umanità della Luxemburg spicca in modo particolare se confrontata alla ristrettezza mentale di altri dirigenti del movimento socialista. Non a torto André Nataf, in un saggio che si occupa di Rosa Luxemburg, osserva riguardo a questi ultimi: “L’assenza di poesia? Essa è largamente compensata da una tendenza all’inquisizione […]”.

[12] G. Lukacs, in: Storia e coscienza di classe.

[13] Per citare alcuni degli autori più rappresentativi di questo indirizzo si possono ricordare, oltre allo stesso György Lukacs (almeno il “primo Lukacs”), Ernst Bloch, Max Horkheimer, Theodor Wiesengrund Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Antonio Gramsci.

[14] E. Masi, La persona Rosa, perché.


 



Casella di testo

Citazione:

Francalismoo Baggieri, Rosa Luxemburg e il problema del crollo del capitalismo, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VII, 2, settembre 2018

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-vii-numero-2-luglio-dicembre-2018/franco-baggieri-rosa-luxemburg-e-il-problema-del-crollo-del-capitalismo




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