Stefan Zweig, Appello agli europei

"Free Ebrei", VII, 2, dicembre 2018


Stefan Zweig, Appello agli europei (Milano, Skira, 2015)


di Maria Teresa Dal Monte


Abstract

Maria Teresa Da Monte reviews the new Italian edition of Stefan Zweig's "Call to the Europeans", which was published by Skira (Milan).



Traduzioni in varie lingue  e riedizioni segnalano da alcuni anni il crescente interesse per gli scritti europeisti di Stefan Zweig, testimonianza del suo impegno civile. Appello agli europei, pubblicato da Skira,  raccoglie 4 saggi, di cui due testi di conferenze  e un intervento a un convegno,  risalenti ad un arco di tempo tragicamente decisivo per le sorti dell’Europa,che va dal 1916 nel pieno dunque della prima guerra mondiale al 1934, l’anno in cui Hitler è ormai al potere e le opere  dello scrittore, razziate nelle librerie dagli studenti nazionalsocialisti, sono state inchiodate,secondo un’antica tradizione germanica,al palo del disonore o  bruciate sui roghi, scandendo slogan patriottici. Allora gli appelli agli europei di Zweig, altrimenti autore di grande successo, non ricevettero attenzione, come capita non di rado a chi,precorrendo i tempi,  diventa inattuale. Per lui, austriaco, ebreo, libero da passioni nazionalistiche, l’impero asburgico multietnico che scompare nel primo conflitto mondiale è stato, come  per molti ebrei austro-ungarici, europei e cosmopoliti,  un potenziale modello di una futura Europa unita. Alla fine del “mondo di ieri”, sancita dalla prima terrificante guerra mondiale, l’ebreo Zweig associa l’immagine biblica  della torre di Babele,che dà il titolo al saggio iniziale[1]. Simbolo  del desiderio dell’umanità di elevarsi spiritualmente tutta insieme, parlando una sola lingua, diviene per Zweig  espressione di un confronto dialettico molto ebraico  tra Dio e gli uomini,  trasformandosi  dopo la loro sconfitta  in motivo di crescita nella misura in cui  finiscono col comprendere    che anche le diversità arricchiscono. Rinasce una nuova torre di Babele il cui pregio è infatti secondo Zweig il convivere e la complementarietà delle differenze e mai arrivò tanto in alto –sostiene-come negli anni precedenti la prima guerra mondiale, quando la civiltà sembra toccare un apice. La  torre simbolica la cui costruzione, nell’interpretazione di Zweig, viene  sempre interrotta e ripresa, si attaglia  al  succedersi delle alterne fasi storiche del pensiero europeo. Nel secondo saggio del 1932[2]  egli le ripercorre  per dimostrare la vocazione unitaria dell’Europa, le sue comuni radici spirituali: dall’impero romano, modello di unità politica e culturale  con il latino come lingua comune all’umanesimo, per Zweig una delle più felici età dello spirito, quando il latino diventa per merito di poeti come Petrarca “una lingua viva di collegamento tra gli intellettuali  del mondo,una specie di esperanto classico”.Grazie ad esso uomini di nazioni diverse come  Erasmo da Rotterdam e Giordano  Bruno e oltre il periodo storico  dell’umanesimo, ”l’ebreo portoghese” Spinoza,Cartesio,Leibniz possono discutere insieme ad altri cittadini di una stessa ideale repubblica i problemi del tempo, quasi fossero “deputati di un invisibile parlamento europeo”.Con sensibilità per la complessità dei fenomeni analizza poi il progressivo affermarsi del nazionalismo sia politico che letterario, considerandolo  non meno espressione  di una psiche europea  comune. Nei confronti del  nazionalismo della seconda metà dell’’800 condivide l’ottica critica di Nietzsche,il primo dei filosofi dell’età moderna  che diviene paladino dei “buoni europei” e, precorrendo i tempi, comprende la necessità ineludibile di un’Europa unita. Da Al di là del bene e del male Zweig cita un passo in cui il filosofo sostiene che l’Europa deve sottrarsi “al patologico estraniamento che l’insania nazionalista ha interposto e tuttora continua a interporre tra i popoli europei, grazie ugualmente ai politici dalla vista corta e dalla mano svelta che con l’aiuto di quella sono oggi  in auge”  e ignorano i segni che rivelano “la volontà che l’Europa ha di unificarsi”.

Zweig è sempre più consapevole del fatto che l’europeismo è l’ideologia di un’élite umanista e che bisogna educare le nuove generazioni ad una coscienza europea. In un’ulteriore conferenza tenuta a Roma all’Accademia d’Italia  nel ‘32 auspica quindi   un nuovo indirizzo pedagogico   per cui la storia della civiltà europea, delineata nel saggio precedente, venga proposta in alternativa alla storia intesa come  esclusivo succedersi  di guerre[3]. Ma l’immagine di uno Zweig  proiettato solo sul passato  e sentimentalmente sul mondo di ieri è falsa.Proprio gli scritti europeisti dimostrano che in quegli anni vive con grande consapevolezza il presente e guarda al futuro. E’ conscio del fatto che gli Stati Uniti d’Europa,definizione che usa ripetutamente, non possono prescindere, per affrontare le crisi mondiali,  “da un’economia e una politica comune,  da una governance sovranazionale”. E tiene sempre in maggior  conto la tecnica che fa di un Edison,Marconi e Einstein “i nuovi modelli umani  accanto agli artisti”. Per salvare l’Europa dal persistente effetto devastante prodotto dalla prima guerra mondiale vuole quindi elaborare  un programma ambiziosamente moderno, pragmatico. Si tratta di proposte che non hanno  perduto la loro validità, che in parte oggi si sono realizzate. Auspica  ad esempio una  maggior conoscenza diretta possibile dei  popoli europei tra loro  mediante strumenti più adeguati  dei viaggi. E a questo proposito propone ciò che è stato definito  un Erasmus ante litteram, e cioè che “gli stati e le università concedano agli studenti il riconoscimento a livello internazionale di un semestre o di un anno di studi presso un ateneo di un altro paese europeo.  Suggerisce anche scambi e borse di studio per gli studenti del liceo durante le vacanze, perché il nuovo europeo deve cominciare a formarsi il prima possibile. Zweig auspica non meno la fondazione di un’Accademia europea,di un’Università europea che sia attiva  alternativamente  in un paese degli Stati Uniti di Europa.Grande rilievo dà alla necessità di un organo di stampa comune pubblicato in tutte le lingue che assicuri ai cittadini di tutti i paesi europei il più alto e affidabile livello di informazione. Sul tema dell’informazione e della comunicazione ritorna nell’ultimo saggio del 1934  L’unificazione dell’Europa,  scritto quando è ormai  esule in Inghilterra. Non c’è nessun cenno esplicito ai terribili eventi che l’hanno portato a emigrare,caratteristica del resto dei suoi appelli europeisti, che vogliono avere in primo luogo un carattere costruttivo, propositivo  più che di dettagliata denuncia. Ma l’estrema  gravità mai nascosta della situazione storica si percepisce dalla richiesta di agire subito e in modo incisivo. Non a caso proprio qui Zweig fa proprie le parole del Faust goethiano  che, nel celebre monologo, sostituisce a ”In principio era il verbo” del vangelo giovanneo, ”In principio era l’azione”. Per lui  ciò vuol dire prendere misure adeguate a quelle del nemico, rendere visibili le proprie idee, emulando i nazionalisti, abili conoscitori e  manipolatori della psicologia delle masse.  Porta a questo proposito esempi dei regimi totalitari dominanti come  un discorso di Mussolini ascoltato da 200.000 persone, il raduno oceanico del primo maggio a Berlino-Tempelhof, dove i nazisti si sono appropriati della festa dei lavoratori,le sfilate sulla Piazza Rossa a Mosca. L’europeismo appare a Zweig una scelta razionale e non emotiva  come il nazionalismo, difficile quindi da essere recepita dalle masse. La capitale europea non potrà essere come la Ginevra della Società delle nazioni un luogo in cui si riuniscano burocrati e diplomatici. Ipotizza una sorta di capitale itinerante in cui per un mese si tengano congressi di ogni tipo, vissuti e partecipati in massa, con la funzione ideale di un parlamento a sua volta itinerante. Invita a privilegiare” città piccole dove tutto sia più tangibile e che possano conservare meglio e più a lungo le tracce  di quel ruolo eccezionale”. Non si può non constatare che qualcosa di analogo si è realizzato da quando  a turno ogni paese dell’UE  ospita  la capitale europea della cultura, privilegiando in qualche modo in sintonia con gli auspici di Zweig, non grandi città ma  realtà meno conosciute. Nel 1934 Zweig si confronta  nel suo intervento con i partecipanti ad un convegno pacifista e europeista. Dovrà arrivare il 1942  perché in solitudine in Brasile cada tragicamente vittima dello sconforto.

 


Note



[1] La torre di Babele, 8 maggio 1916; Vossische Zeitung,1 gennaio 1930; Pester Lloyd.

[2] Il pensiero europeo nella sua evoluzione storica, Firenze 1932.

[3] Disintossicazione morale dell’Europa, Accademia d’Italia, Roma 1932.



Casella di testo

Citazione:

Stefan Zweig, Appello agli europei (di Maria Teresa Dal Monte), "Free Ebrei. Rivista di identità ebraica contemporanea", VII, 2, dicembre 2018

url: http://www.freeebrei.com/anno-vii-numero-2-luglio-dicembre-2018/stefan-zweig-appello-agli-europei



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