Alessandro Matta, Prigioniero di Eichmann e di Churchill

"Free Ebrei", VIII, 1, aprile 2019



Prigioniero di Eichmann e di Churchill

Joel Brand, Adolf Eichmann e il caso "Vite umane in cambio di mezzi militari"



Abstract

Alessandro Matta tells us the story of Joel Brand and his attempt to save the lifes of Hungarian Jews in 1944.


Caro Amico,

 

con sentiti ringraziamenti le confermiamo degli 8 ds. mt. e con grande piacere usiamo l'opportunità di rispondervi, salutare tutti i nostri amici e ringraziarvi per esservi presi cura di noi. Possiamo supporre che, come fanno anche nella loro lettera, i numerosi programmi di Lisbona e Istanbul siano opera dei nostri amici. Gli amici di Vienna, che vivono qui con noi, hanno anche ricevuto programmi dai luoghi vicini. Se la nostra situazione alimentare è abbastanza ordinata e non desta alcun motivo di preoccupazione, siamo sempre felici di ricevere questi programmi perché li consideriamo come un segno della loro amicizia.

A Theresienstadt c'è una vera città ebraica dove si svolge tutto il lavoro degli ebrei, dalla pulizia delle strade alla moderna assistenza sanitaria con gli ospedali e un servizio medico ben organizzato con un grande staff di infermieri, da tutti i lavori tecnici alla ristorazione, dalla propria polizia e vigili del fuoco a un tribunale speciale, ufficio postale e traffico pendolare, da una banca con il suo commercio immobiliare, e da un negozio che vende cibo, vestiti e mobili al tempo libero, dove si tengono regolarmente conferenze, recite teatrali e concerti. i bambini, che sono particolarmente preoccupati, sono ospitati in orfanotrofi e case di cura, anziani non occupati in età avanzata e case di cura per loro sono sotto controllo medico e assistenza.(…)”

 

E’ l’incipit di una lettera inviata su carta intestata e con tanto di timbro speciale raffigurante una riproduzione a disegno del panorama della località “dall’alto” inviata dal ghetto di Theresienstadt il 23 Maggio 1944 a Joel Brand, membro del Comitato di aiuto e soccorso (Va'ada Ezra ve'Hatzalah, per brevità conosciuto anche come Va’ada) del movimento sionista clandestino ungherese.

Quest’uomo, nato a Naszod nell’Impero Austro-Ungarico nel 1906, si distingue già dal 1942 per le numerose attività di soccorso e salvataggio di numerosi ebrei perseguitati in tutta Europa, che mette in salvo dall’Ungheria attraverso il suo comitato. Ma dopo l’occupazione nazista del suo paese nel Marzo 1944, ancora non è consapevole di cosa stia per succedergli e di quale grosso “affaire” lo vedrà coinvolto.

E’ il 25 Aprile 1944, quando Brand viene convocato, a Budapest, nel quartier generale di Adolf Eichmann. Il burocrate della soluzione finale, responsabile dell’intricato meccanismo delle deportazioni “ad est” di 11 milioni di ebrei d’Europa e del Nord Africa a capo dell’ufficio IVB4 della Gestapo, si trova infatti installato in Ungheria per dirigere personalmente tutto il meccanismo della soluzione finale nel paese Magiaro. Ma in un paese ex alleato, che si è visto invadere dopo un tentativo di “scostarsi” da un conflitto disastroso sia per la Germania, sia per i suoi alleati, e dove la soluzione finale ha inizio solamente nella primavera del penultimo anno di guerra, l’eliminazione di una comunità ebraica di 750000 persone è preceduta da casi al limite dell’assurdo di estorsione, ricatto o appropriazioni indebite dei patrimoni delle più ricche famiglie ebree dello stato. Ed Eichmann, il 25 Aprile 1944, convoca Brand conoscendo bene il suo precedente lavoro nel salvataggio di numerose famiglie ebraiche per proporgli un patto che sembra avere dell’incredibile:

La “vendita” di tutti gli ebrei Ungheresi in cambio di forniture militari da parte degli alleati.

E’ una vicenda che ha dell’incredibile, ma che necessita di una ricostruzione rigorosa e documentata. Per fare ciò, sono fondamentali ancora oggi i preziosi documenti conservati nell’archivio storico di Yad Vashem a Gerusalemme. Precisamente, una cronistoria di questa incredibile vicenda ci viene fornita dal fondo Chaim Pazner, che custodisce tutta la corrispondenza tra gli alleati relativa al caso Joel Brand registrata tra Maggio e Dicembre 1944 [1].

Tutto ha inizio il 25 Maggio 1944, quando una lettera dell’Alto Commissario al Foreign Office di Gerusalemme, accompagnata a un telegramma segreto ed urgente destinato all’ambasciatore Steinhardt ad Ankara, espongono una situazione particolare.

Il 19 Maggio precedente, è infatti atterrato ad Ankara Joel Brand, accompagnato da un agente del controspionaggio nazista di nome Bandi Grosz. Brand ha una particolare proposta da trasmettere agli alleati, fattagli da Adolf Eichmann qualche settimana prima. Precisamente, Eichmann ha intenzione di stabilire con gli alleati una trattativa per un vero e proprio “scambio” di tutti gli ebrei d’Europa rimasti in vita. Al centro di tutto, ci sarebbero le vite di 1 milione di ebrei circa in quel momento ancora viventi in Europa tra: Ungheria, Romania, Cecoslovacchia e Polonia. Tutte queste persone, Eichmann è disposto a cederle, ma in cambio vuole ben 10000 carri armati.

All’ambasciatore Steinhardt viene fatta presente l’estrema urgenza del caso. In Ungheria la comunità ebraica conta 750000 persone, e, secondo una stima prodotta nella missiva, ben 300000 di essi sarebbero già stati deportati “preventivamente” in alcuni campi di lavoro in attesa di sviluppi sulla proposta di Eichmann[2]. Il telegramma si conclude con le indicazioni per Steinhardt di contattare il dottor Weitzmann del Congresso Mondiale Ebraico e il Dottor Goldman presso la Casa Bianca, per informare anche il presidente degli Stati Uniti di questa curiosa situazione.


Prima di proseguire nell’analisi dei documenti che seguono, è necessario un doveroso passo indietro alle origini di quanto stiamo trattando.

Nel 1944, tra tutti i paesi dell’Europa, l’Ungheria è materialmente l’unico dove la comunità ebraica locale, sebbene le alterne vicende, è ancora in piedi. La situazione in Ungheria è molto complessa, se pensiamo che il paese è si retto da una dittatura antisemita, nazionalista e alleata del Terzo Reich nel conflitto, ma il paese da un lato difende entro il proprio territorio gli ebrei Ungheresi, partecipando invece al genocidio fuori dai confini Magiari[3]. Se infatti le deportazioni non sono consentite, espulsioni ed omicidi di massa di ebrei stranieri sono un qualcosa a cui l’Ungheria prende parte non senza troppe remore. Nell’Agosto 1941, 14000 ebrei espulsi in Galizia, raggiungono Kameney Podolsky dove SS e Polizia uccidono 26000 persone in tre giorni. Mentre nel Febbraio 1942, a Novi Sad, località Jugoslava occupata dall’Ungheria, i Soldati Ungheresi compiono un efferato massacro di tutti gli ebrei locali[4]. Ciò nonostante, Horthy approva un antisemitismo ferreo dal punto di vista normativo, ma disapprova l’antisemitismo genocidario del Terzo Reich.

Già durante la Conferenza di Wannsee, il 20 Gennaio 1942, la situazione con l’Ungheria era agli occhi dei Tedeschi talmente evidente, che si parlava di “costringere” l’Ungheria a impiantare sul proprio territorio un consulente di questioni ebraiche.[5]

Numerosi furono i tentativi, da parte di Hitler, di convincere Horthy a consegnare i propri ebrei, tutti vani fino in particolare a quello tentato nel Marzo 1943, nel quale fu evidente che non solo Horthy non avrebbe mai consegnato alcun ebreo, ma che addirittura quest’ultimo si stava per ritirare dal conflitto. In particolare, nel corso del suddetto incontro tra i due dittatori, l’Ammiraglio aveva fatto presente al Fuhrer di aver reso abbastanza difficile la vita e la sopravvivenza degli ebrei Ungheresi, ma che certo lui “non poteva ucciderli”[6].

Tutto si sarebbe risolto tragicamente il 18 Marzo 1944, quando Hitler avrebbe convocato Horthy al castello di Klessheim presso Salisburgo. Horthy supponeva si trattasse di una convocazione per concordare un rimpatrio dei soldati Ungheresi dal fronte Orientale, ma si sbagliava. Intrappolato nel castello con diverse scuse, Horthy è costretto a cedere e ad accettare che la Wehrmacht marci sul territorio Ungherese[7].

Ed è in questo clima, con una Ungheria occupata dove lo stesso Eichmann assume l’incarico di consulente per le questioni ebraiche e pianificatore di tutto il meccanismo di isolamento, espropriazione dei beni e ghettizzazione degli ebrei Magiari, che avverrà in appena tre settimane tra il 7 Aprile 1944 e il 15 Maggio successivo, data delle prime deportazioni verso Birkenau, che nel mezzo hanno luogo alcuni eclatanti casi di macchinazioni o di estorsioni ai danni degli ebrei ungheresi, tra i quali, a partire dal 25 Aprile, la proposta delle vite di tutti gli ebrei europei rimasti in cambio di forniture militari.

Tornando ora ai preziosi documenti del Pazner Archive custoditi nello Yad Vashem, vediamo come si evolverà questa incredibile vicenda.

L’8 Giugno 1944, il dipartimento di stato Americano invia un Memorandum di conversazioni tra l’ambasciatore Britannico, Lord Halifax, Mr. Pehle – direttore del War Refugee Board , Stettinius-Segretario di Stato Usa –, e Nahum Goldman del Congresso Mondiale Ebraico.

Pehle è del parere che sia possibile studiare un trasferimento in Spagna di un certo numero di ebrei in cambio di “oro” (!) Tuttavia, Pehle insiste perché non si tratti soltanto di ebrei, ma anche di altri rifugiati. Stettinius raccomanda Goldman tuttavia di non divulgare a nessun altro quanto sta accadendo, ad eccezione del dr. Stephen Wise[8].

Il 10 Giugno 1944, Il Segretario di Guerra Americano Stettinius  invia una lettera all’Ambasciata Britannica e a Lord Halifax  nella quale, a fronte dell’accordo proposto da Eichmann, si dichiara come applicabile il paragrafo E di un memorandum allegato, da applicarsi in questi casi. Secondo esso, non bisogna opporsi a proposte sincere di negoziazione, e inoltre sono apribili dei canali di fuga delle persone coinvolte nello “scambio” verso Spagna e Portogallo senza dare pregiudizio ad operazioni militari. Il memorandum presenta anche quattro possibili interpretazioni di questo curioso caso, e secondo esso potrebbe trattarsi di:

- Un tentativo di fornire benefici o salvare la vita a uno sparuto gruppo di ebrei “Prominenten[9]” Ungheresi;

- Attivare una serie di scambi neutrali tra le forze dell’Asse e gli Alleati;

- Un tentativo di creare con gli alleati una pace separata con gli Americani e gli Inglesi contro i Russi e l’Unione Sovietica, contro di cui la guerra continuerebbe da sola;

- Un tranello per dimostrare, in caso di rifiuto da parte degli alleati, che essi in realtà approvano la politica dei nazisti e dei loro collaboratori contro gli ebrei, e che questi ultimi sono in realtà abbandonati al loro destino.


Tuttavia, in conclusione della lettera, si suggerisce di tenere le relazioni aperte per possibili sviluppi positivi.


Purtroppo, mentre ancora va avanti questo scambio di lettere e ci si dilunga in una discussione che sembra eterna, la tragedia per la maggior parte degli ebrei Ungheresi si compie quasi tutta.

Si contano infatti spesso ben quattro convogli al giorno, durante le deportazioni degli ebrei Ungheresi ad Auschwitz Birkenau, che dal 15 Maggio 1944 proseguiranno fino al 9 Luglio successivo. Ad Auschwitz Birkenau, il grosso numero degli ebrei Ungheresi in arrivo è tale da far decidere ai nazisti di prolungare la ferrovia di arrivo dei convogli degli ebrei da tutta Europa, che a partire dal Marzo 1942 lasciava gli ebrei deportati a 800 metri da Birkenau, in quella che venne definita “Judenrampe” , fino a dentro Birkenau a pochi metri da camere a gas e forni crematori, in quella che i nazisti chiameranno “Bahnrampe”. Nell’arco di 50 giorni, 147 convogli hanno deportato 440000 ebrei Ungheresi, dei quali almeno 394000 passano dal treno direttamente alle vicinissime camere a gas[10].

Paritempo a tutto questo, vi sono da aggiungere due fatti molto particolari: prima di tutto, Brand non solo non viene fatto tornare in Ungheria con una risposta, ma viene addirittura arrestato e condotto in Egitto e da li nella Palestina Britannica. In secondo luogo, a inizio Luglio 1944, mentre ancora continuano le deportazioni a Birkenau e ormai quasi 400000 ebrei Ungheresi sono stati sterminati, le opinioni degli alleati sulla missione di Brand iniziano a inasprirsi. Da un lato, gli Inglesi sostenevano infatti che una tale proposta potesse valere solo per alcune categorie di ebrei, tra i quali religiosi o persone benestanti, mentre per gli Americani ritenevano doveroso porre, laddove possibile, un aiuto verso “ebrei ed altre persone bisognose”[11].

Il 5 Luglio 1944, un telegramma a firma di Harrison dall’American Legation di Berna al Segretario di Stato Stettinus, informa inoltre di un ulteriore sviluppo: Harrison parla infatti di una trattativa già in corso e preminente rispetto alla partenza di Brand ad Ankara per la proposta del milione di ebrei in cambio di camion, tra alcuni “alti esponenti della comunità ebraica Ungherese” e i Tedeschi. Secondo tale trattativa, sarebbe in gioco la salvezza di un certo numero di ebrei in cambio di 200000 dollari. Agli inizi di Maggio 1944, già il 10% di questa somma sarebbe stato versato, e la partenza di Brand ad Ankara è ben successiva agli inizi di tutta questa operazione. Non è ben chiaro, allo stato attuale, se la proposta sia ancora in piedi e se qualcuno la stia proseguendo, ma tuttavia Harrison suggerisce di lasciare aperte tutte le trattative sul caso Brand.

Paritempo a questo telegramma, negli stessi giorni, quando al Cairo d’Egitto le autorità Britanniche sottopongono ad un interrogatorio anche Bandi Grosz, l’agente del controspionaggio che faceva da accompagnatore a Brand, saltò fuori un altro particolare non di secondaria importanza: Grosz confessò infatti ai Britannici che alcuni leader di grande spicco delle SS gli avrebbero suggerito di usare la missione di Brand anche con lo scopo di aprire un canale di comunicazione con il quale organizzare in un paese neutrale un incontro tra due o tre ufficiali Tedeschi di alto rango e due o tre ufficiali Americani di pari rango. Lo scopo: negoziare una pace separata tra Tedeschi ed Americani ed Inglesi. Inoltre, apparve chiaro che dietro tutto l’inizio del caso Brand, non vi fosse affatto Eichmann, che peraltro aveva immediatamente iniziato le deportazioni di tutti gli ebrei dall’Ungheria senza aspettare nemmeno 24 ore un possibile sviluppo in positivo del caso Brand, ma bensì da qualcuno più in alto ben teso, oramai a usare gli ebrei come esca per uscire dal conflitto in maniera “pulita”. Quando Brand testimonierà dopo la guerra, al Processo contro Adolf Eichmann a Gerusalemme nel 1961, dichiarerà di aver compreso che dietro tutta la missione vi fosse Heinrich Himmler, e non certo Adolf Eichmann, al contrario deciso a sterminare gli ebrei fino alla fine [12].

Mentre i rapporti tra Inglesi e Americani si stanno sempre più incrinando, e la sorte per tutti gli ebrei Ungheresi è segnata, ecco che il 9 Luglio 1944, Horthy fa sospendere le deportazioni. Dietro a tutto questo, le forti pressioni della comunità Internazionale, del Congresso Mondiale Ebraico e della Chiesa, avevano giocato un ruolo decisivo, unitamente alla prova consolidata che gli ebrei finissero tutti in un luogo di messa a morte, fanno si che Horthy si dichiari fermamente convinto a non voler più consentire deportazioni dal paese[13].

Ed è proprio in quello che è un momento di pausa vera e propria della Shoah in Ungheria, che si consumano i momenti più tremendi di tutta questa intricata vicenda.

Il 10 Luglio 1944, il dipartimento di Stato Americano  invia un telegramma al War Refugee Board di Stoccolma nel quale si fa presente del fatto che la Russia è stata messa al corrente, dagli Americani, della proposta di Eichmann. La Russia, nel timore anche essa probabilmente che la proposta nasconda i prologhi di una possibile pace separata tra Americani, Inglesi e Tedeschi, ha risposto alla notizia della proposta fatta a Brand come di una iniziativa dai dubbi risvolti e probabilmente truffaldina. In particolare, nel telegramma si fa riferimento al fatto che le autorità Sovietiche avrebbero portato l’esempio della Lettonia, paese dove sui 93000 ebrei residenti prima del 1941, ora ne rimangono appena 2000, trasportati in Svezia e qui curati dalla Croce Rossa.

Se l’Urss si dimostra contraria al possibile scambio, l’Inghilterra lo diventerà ancora di più di li a poco, quando il 20 Luglio successivo i Britannici informeranno Stettinus del fatto che la trattativa e le sue vicissitudini, che dovevano rimanere segrete, sono state interamente pubblicate quella stessa giornata nei principali quotidiani Britannici. Non c’è un solo quotidiano Inglese, nelle edicole quella mattina, che non urli allo scandalo, che non additi gli alleati, che non li accusi di “Blackmail” (corruzione). In particolare, il Times nel descrivere la vicenda assume dei toni molto pesanti ed al limite del pregiudizio, sostenendo che se mai gli alleati cedessero ad una simile proposta, finirebbero col dimostrare al mondo intero di avere a cuore esclusivamente la sorte degli ebrei e non “di tutti i popoli oppressi”, nonché di una dimostrazione di mancanza di obiettività rispetto all’affermazione, da sempre portata avanti da Churchill e Roosevelt, che solo una sconfitta “manu militari” del nazismo avrebbe riportato la pace in Europa.

Gli Inglesi, travolti da quanto trapelato sulla stampa, a poco a poco si defilano, e restano quasi solamente gli Americani a continuare le possibili trattative.

Proprio nello stesso periodo, mentre la missione di Brand si arena sempre di più in un punto di non ritorno, a Budapest, Adolf Eichmann, ancora in attesa di una risposta da parte di Brand, riceve tra fine Maggio e inizi Giugno un intraprendente membro della comunità ebraica di Budapest di nome Rudolf Kasztner. Questi, accompagnato dalla moglie di Brand, Hansi, cerca di proporre ad Eichmann un ulteriore accordo che nel frattempo dimostri agli Americani la “serietà” delle intenzioni naziste. La proposta a cui si giunse dopo infinite discussioni fu quella di organizzare un treno, un solo treno, che potesse essere destinato alla Svizzera anziché ad est.

A Kasztner il compito arduo di trasformare in realtà questo “accordo” ottenuto, organizzando quello che verrà chiamato “il treno di Kasztner”, o treno della salvezza. Una operazione che attirerà non poche critiche ed accuse da parte di molti, e che sarà alla base purtroppo del tragico assassinio di Kasztner a Tel Aviv negli anni ’50, da parte di un esaltato fanatico.

Il treno di Kasztner, partito da Budapest il 30 Giugno 1944 con a bordo oltre 1600 persone, ha fatto tappa in Austria, ma non è giunto in Svizzera. I suoi passeggeri sono infatti stati trasportati fino a Bergen-Belsen, nel settore riservato agli ebrei destinati ad essere “scambiati” con prigionieri di guerra Tedeschi in mano alleata.

Un telegramma segreto di Harrison dall’American Legation di Berna al Segretario di Stato Americano Stettinus del 25 Luglio 1944 rivelerà l’intera vicenda del treno di Kasztner. Rudolf Kasztner viene descritto come il personaggio che ha proseguito in assenza di Brand, le trattative per salvare gli ebrei dell’Ungheria. Riguardo poi all’organizzazione del convoglio, il telegramma parla di un finanziamento di 700000 franchi svizzeri ottenuto grazia all’interessamento dell’Ambasciatore Steinhardt ad Ankara, ma si aggiunge anche che dietro questo convoglio c’è un interessamento anche da parte delle organizzazioni Sioniste e anche un aiuto da parte proprio di Joel Brand, il quale, rilasciato dagli Inglesi, si trova ora nella Palestina Britannica e collabora con delle organizzazioni Ebraiche del posto. Tuttavia, il telegramma sbaglia nel parlare della Spagna come della destinazione del treno, e non si fa menzione del fatto che effettivamente i suoi passeggeri si trovino a Bergen-Belsen in attesa.

Purtroppo, la volontà di frenare ogni trattativa dietro i paventati rischi di una “pace separata”, impedirà di proseguire ulteriormente.

Previsto a fine Luglio 1944 a Lisbona un incontro (per discutere una prosecuzione delle trattative relative al caso Brand) tra Joseph Schwartz, rappresentante dell’American Joint Comittee, e un agente del Terzo Reich di nome Schroeder, questo incontro viene severamente impedito il 28 Luglio 1944 con un cablogramma inviato da Stettinus all’Ambasciata Americana di Londra e trasmesso in copia per informazione al Foreign Office Americano, all’Ambasciata Britannica a Madrid, e ai vertici politici e militari di Londra, Mosca e Washington. Nel cablogramma si rammenta che l’Ambasciata Statunitense a Lisbona ha fatto una formale diffida a Schwartz dall’incontrarsi e con Schroeder, e con qualunque altro agente del Reich che avesse intenzione di avvicinarlo, e che tali incontri sono per lui severamente vietati anche in altre località.

L’11 Agosto successivo, Harrison dall’American Legation di Berna informa Stettinus del fatto che i passeggeri di Kasztner si trovano a Bergen-Belsen, e che l’incontro negato a Lisbona, era in realtà anche per discutere la liberazione e il passaggio in Spagna di tutti i passeggeri del treno Kasztner, oltre che di parecchie altre migliaia di persone. Harrison tuttavia fa presente che a seguito del tentato assassinio di Hitler del 20 Luglio 1944, qualunque liberazione di ebrei avrà come paese di destinazione di questi ultimi la Svizzera, e non più la Spagna. Harrison fa inoltre presente a Stettinus che i Nazisti, a riprova della loro buona fede, hanno già rilasciato 500 dei passeggeri del treno Kasztner trasferendoli da Bergen-Belsen direttamente in Svizzera. Da questo momento in poi, sostiene Harrison, ogni ulteriore trattativa per una prosecuzione di possibili liberazioni o scambi di prigionieri, verrà portata avanti da Sally Mayer[14].

Il 16 Settembre 1944, un ultimo documento del prezioso fondo Pazner, un telegramma inviato da Harrison a Stettinus, con toni piuttosto severi segnala che Sally Mayer continua a vedersi ancora con membri della Gestapo a Sankt Margrethen, in Svizzera.

Quello che forse non sanno ancora né Harrison, né Stettinus, è che gli incontri di Mayer a Sankt Margrethen con Alcuni funzionari del Reich, oltre a portare alla liberazione di tutti i passeggeri del treno Kasztner verso la Svizzera e a cambiare la destinazione finale di altre 17000 persone in Vienna, hanno fatto si che Himmler ordinasse la sospensione di una enorme retata di tutti gli ebrei della capitale Ungherese, fino ad allora non toccati, prevista per il 25 Agosto 1944[15].

Tuttavia, quanto fatto da persone come Kasztner, Mayer o quanto tentato dallo stesso Brand, è solo una goccia nell’acqua di un deserto dove il destino finale, voluto in tutto e per tutto da genocidari come Eichmann, era l’assassinio di tutti gli ebrei.

Davanti a situazioni nelle quali Himmler tentava, vedendo una sempre più catastrofica fine del conflitto sempre più vicina, di proporre accordi, era possibile fare o tentare dei compromessi. Ma bisognava fare i conti con chi, come Eichmann, spingeva sempre più il pedale dell’omicidio di massa.

Se ne ha una prova se si pensa a quanto accadrà a partire dal successivo 16 Ottobre 1944, quando per rappresaglia rispetto all’annunciata uscita dal conflitto dell’Ungheria, i nazisti occuperanno la città rapendo il figlio di Horthy e costringendo quest’ultimo a cedere il potere al filonazista Szalasi, e il genocidio, questa volta anche contro gli ebrei della capitale Ungherese, riprenderà più forte di prima[16].

E quella lettera inviata da Terezin? Era essa stessa una trappola, probabilmente ordita dallo stesso Eichmann. Con essa, si voleva risalire ai principali esponenti Sionisti a Terezin. Tutti i firmatari di quella lettera, sono stati poi deportati a Auschwitz-Birkenau ed eliminati coi trasporti del Settembre-Ottobre 1944, gli ultimi partiti dal “ghetto paradiso”.

Una vicenda complessa, dunque, che tuttavia ci permette di conoscere la complessità della situazione Ungherese nel 1944.




Note

[1] Tutti i documenti che verranno citati, provengono dal fondo archivistico: Yad Vashem Archives-Chaim Pazner Archive  p. 12/85-Joel Brand May-Dec. 1944.

[2] In realtà, quest’ultima questione è una colossale menzogna, probabilmente originata dallo stesso Eichmann. Le deportazioni della comunità ebraica Ungherese verso Auschwitz Birkenau hanno infatti a quella data già avuto inizio. Precisamente, è dalla metà del mese di Maggio che Birkenau riceve convogli di ebrei dell’Ungheria. Nel momento in cui si scrive questa lettera, dunque, già diverse centinaia di ebrei Ungheresi sono stati deportati a Birkenau e qui eliminati.

[3] Raul Hilberg: la Distruzione degli Ebrei d’Europa, Einaudi, 1995.

[4] Georges Bensoussan: La Shoah in 100 Mappe, LEG, 2016.

[5] La Conferenza di Wannsee e il Genocidio degli Ebrei Europei, Casa Museo e Centro Didattico della Conferenza di Wannsee, 2013-Pagina 9 del Verbale della Conferenza, 20 Gennaio 1942.

[6] Laurence Rees: Olocausto, una Nuova Storia. Einaudi, 2018.

[7] Ibid.

[8] Stephen Wise, Nativo dell’Ungheria nel 1874, era un celebre Rabbino ed attivista Americano. Immigrato a New York quando era ancora bambino, dal 1933 divenne molto noto anche per le sue campagne di protesta contro l’antisemitismo nazista. Nel 1936 fondò il Congresso Mondiale Ebraico a Ginevra, Svizzera.

[9] Benestanti

[10] La Shoah in 100 Mappe, cit.

[11] Yehuda Bauer: Ebrei in Vendita? Le Trattative Segrete tra Nazisti ed Ebrei 1933-1945, Mondadori, 1998.

[12] Laurence Rees: l’Olocausto, una Nuova Storia, Cit.

[13] Georges Bensoussan: la Shoah in 100 Mappe, Cit.

[14] Sally Mayer (1882-1950) eminente figura della Comunità Ebraica Svizzera, membro di spicco dell’American Joint Distribution Committee, negli anni della Shoah si rese protagonista di moltissimi aiuti e salvataggi di ebrei  perseguitati in tutta Europa e nel mondo. Fu grazie a lui, a puro titolo di esempio, che nella Shanghai occupata dai Giapponesi, le migliaia di ebrei che fino a poche settimane prima avevano trovato rifugio nella città cinese e che erano state poi confinati in un quartiere apposito della città, poterono continuare a ricevere aiuti alimentari e finanziari di sostentamento.

[15] Yehuda Bauer: Ebrei in Vendita? Cit.

[16] Georges Bensoussan: la Shoah in 100 Mappe, cit. 



Casella di testo

Citazione:

Alessandro Matta, Prigioniero di Eichmann e di Churchill. Joel Brand, Adolf Eichmann e il caso "Vite umane in cambio di mezzi militari", "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VIII, 1, aprile 2019

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