Emanuele Calò, Usi e abusi della Shoah

"Free Ebrei", VIII, 1, gennaio 2019


Usi e abusi della Shoah


di Emanuele Calò 



Abstract

Emanuele Calò reports the round-table "Uses and abuses of the Shoah", which was organized by Solomon association (Rome) last 16th January.

 


Il sedici gennaio scorso, presso il  Centro Studi Americani (Via M. Caetani, 32, Roma) l’associazione Solomon presieduta da Barbara Pontecorvo ha organizzato, una tavola rotonda su “Usi e abusi della Shoà”, con Rav Roberto Della Rocca (Direttore area formazione e culturaUnione Comunità Ebraiche Italiane), Prof. David Meghnagi (Roma Tre), Prof. Franco Pavoncello ( Presidente e Professore di Scienze  Politiche, John Cabot University), On,le Maria Elena Boschi e Prof. Ernesto Galli della Loggia, alla presenza del Vice Presidente Ruben Della Rocca, moderata dal sottoscritto.

 

Franco Pavoncello spiega che la Shoà non era stata pianificata dai nazisti; già nell’estate del 1941, con l’invasione dell’URSS, si inizia ad uccidere migliaia di persone, dando la sensazione che l’eccidio si potesse fare, prendendo a prestito l’esperienza dell’uccisione dei disabili. Però, uccidere gli europei occidentali era una questione diversa, e quindi l’elemento nuovo introdotto dai nazisti è dato dai campi di sterminio e dalle camere a gas.  Così, in un lasso assai breve i nazisti riuscirono ad uccidere un milione e mezzo di ebrei. Questo processo non pianificato è diventato sempre più espansivo. La Shoà è ideologica, non pragmatica. L’idea di Hitler che gli ebrei fossero un morbo da eliminare prese sempre più piede: l’ebreo come inquinatore della razza, era per loro da eliminare. Gli ebrei andavano uccisi in tutto il mondo, ovunque si trovassero quindi, ovunque e senza limiti: erano tutti da eliminare. Questi sono gli elementi che rendono unica la Shoà.

 

Maria Elena Boschi apprezza il taglio dinamico del convegno, quindi, alla luce dello scenario internazionale, ha fatto riferimento alla definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), la cui adozione è stata auspicata mediante una Risoluzione del Parlamento Europeo. Il ricordo della Shoà talvolta diventa un alibi per non condannare altri atti che sono discriminatori e che sono la radice dell’antisemitismo; pensiamo ai cori negli stadi oppure al furto delle pietre d’inciampo. Dobbiamo indignarci e farci sentire anche per quelli e per tutti gli altri fenomeni di antisemitismo. Per il passato, poi, ci sono stati atteggiamenti di passività nei riguardi delle deportazioni e delle persecuzioni. Oggi nel governo si vuole mettere in discussione addirittura la legge Mancino.

 

Ernesto Galli della Loggia si dichiara contrario alle celebrazioni delle Giornate della Memoria, perché diventano una grande occasione per proclamare l’universalità di certi valori, in cui l’elemento specifico della Shoà viene relegato, essendoci di fatto un tentativo di universalizzarla, negandone l’ebraicità e destoricizzandola: “sono contro la memoria, sono per la storia”.  Ora, ad esempio, in Olanda si spaccia Anna Frank per olandese, pur essendo tedesca. La memoria, come viene inevitabilmente gestita, quando diventa ufficiale, assume un’aria di falso. Come mai l’antisemitismo cresce e come mai cresce l’odio contro Israele? Non potendo prendersela con gli ebrei, l’odio si rivolge contro Israele. C’è anche l’illuminismo, c’è la scienza nell’Olocausto. Si disquisisce di valore universali e di tolleranza, con ciò che, in sostanza, si accosta ad una sviolinata.

 

Rav Roberto Della Rocca asserisce che l’aspetto più inquietante è la moltiplicazione delle giornate commemorative, dove si esalta la figura dell’ebreo vittima e più si esalta questa santificazione e più si caccia la Shoà dalla Storia e più si disconosce la specificità ebraica. La scuola italiana nei suoi testi relega gli ebrei fra i sumeri, gli egizi e gli ittiti, per poi scomparire, fino a rivederli nella Shoà, recando un’immagine degli ebrei a stregua di vittime oppure di reliquie storiche. È una  scorciatoia che riguarda noi stessi ebrei; Vittorio Dan Segre disse che è più facile ritenersi ebrei per via di un nonno vittima della Shoà che farlo con lo studio e l’adesione nella propria esistenza all’ebraismo. Qualcuno ormai sostiene che la vittima è diventata carnefice, in un cortocircuito perverso, perché l’Europa non ha fatto i conti con la propria storia. La responsabilità della Shoà è anche di chi andava la mattina a pregare e poi uccideva i bambini, della gente comune. Molti dicono che Israele è una compensazione per la Shoà, mentre il sionismo è di molto precedente, almeno di cento anni. La memoria ebraica volge al presente.

 

Il Professore David Meghnagi espone come, prima che iniziasse il processo di memorializzazione della Shoà vi è stata una cannibalizzazione della Shoà, che ha fatto le spese a vantaggio dell’affermazione dell’immagine delle potenze intervenute. Gli ebrei sono un elemento della narrazione, perché il loro Giorno della Memoria lo hanno elaborato, inserendolo in Israele in un’altra data, ricostruendo le loro esistenze. La narrazione della Shoà diventa il surrogato di un’Europa che non riesce più a declinare se stessa, quando tutte le narrazioni sono entrate in crisi.  Israele non è nata per la Shoà ma nonostante la Shoà. Nella Seconda Guerra Mondiale ci sono stati   un milione e mezzo di combattenti ebrei e nel Piemonte gli ebrei sono stati il traino della Resistenza. Cosa succederà quando non si parlerà più di Shoà? Dobbiamo introdurre il pensiero critico. Anche alla luce di pronunce giurisprudenziali che andrebbero esaminate. Sadat nel 1953 manda una lettera immaginaria a Hitler dicendo che lui avrebbe finito la sua opera. Così era vista la Shoà. Il Muftì di Gerusalemme era un alleato di Hitler. L’URSS consentì a quel mondo di declinarsi come progressista. Con la Guerra dei Sei Giorni, non possono più asserire che nel 1948 hanno perso per la corruzione delle loro élites, perché nel 1967 i combattenti israeliani altro non sono che gli ebrei cacciati dai Paesi arabi. I politici non debbono più usare parole malate in TV. In un mondo arabo senza ebrei, si vede Israele come il demonio.        

 

https://www.radioradicale.it/scheda/563248/usi-e-abusi-della-shoah

 

 

 

 

 

 

 


Casella di testo

Citazione:

Emanuele Calò, Usi e abusi della Shoah, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VIII, 1, gennaio 2019

url: http://www.freeebrei.com/anno-viii-numero-1-gennaio-giugno-2019/emanuele-cal-usi-e-abusi-della-shoah



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