I Ponti di Alessandra (Torino 2019)

“Free Ebrei", VIII, 1, giugno 2019

 

I Ponti di Alessandra 

 

Premio etico-didattico (Torino 2019)

 

di Vincenzo Pinto

 

Abstract

Vincenzo Pinto summarizes the second Italian school competition of translation of Yiddish literature from German into Italian, which was held in Turin.




Si è svolta martedì 4 giugno pomeriggio nella sede centrale del Goethe Institut di Torino la premiazione della seconda edizione “torinese” de I ponti di Alessandra. L’iniziativa, ideata da Free Ebrei e promossa da due enti torinesi tradizionalmente sensibili ai temi della storia ebraica e della traduzione (il Goethe Institut e l’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini), ha visto come protagoniste la 4E del “Liceo Gioberti” e la 4H dell’Istituto di Istruzione Superiore “Santorre di Santarosa”.

Come negli anni precedenti, anche quest’anno la gara consisteva nella traduzione in italiano di brani letterari yiddish disponibili in traduzione tedesca. Dopo aver scelto un testo in prosa (Gimpel l’idiota di Singer) e una pièce teatrale (il Dybbuk di Ansky), quest’anno abbia deciso di concentrarci sui testi di alcuni Lieder (canzoni-poesie).

Le docenti interessate (Raffaella Ritucci per il Gioberti e Patrizia Cerrato per il Santorre) hanno scelto alcune canzoni yiddish (fra un ventaglio proposto dall’organizzatore) che hanno somministrato ai ragazzi delle loro classi dopo un intervento preparatorio dell’ideatore e un’opportuna simulazione. La scelta dei testi è stata accurata e opportuna. Vediamo il perché.

Raffaella ha scelto le poesie “Dem milners trern” (Le lacrime del mugnanio) di Mark M. Warschawsky e “Unter dayne vayse shtern” (Sotto le tue stelle bianche) di Abraham Sutzkever. Nel primo caso si tratta di una composizione risalente all’inizio del Novecento ed è sostanzialmente un’elegia dedicata alla fine del mondo ebraico orientale (quello dello shtetl) per far spazio alla modernità (con tutte le contraddizioni che comporta). Nel secondo caso facciamo un balzo durante la Seconda guerra mondiale e approdiamo sul testo del maggiore poeta ebreo del secolo passato. Qui Suztkever ci parla delle notti a cielo aperto durante la resistenza antinazista in Lituania.

Patrizia ha scelto due canzoni differenti: “Margaritkelekh” (Margherite) di Zalman Shneuer e “Kartoflzup mit shvomen” (Minestra di patate con funghi) di Mordechai Gebirtig. La prima risale al primo dopoguerra ed è una ballata di natura e amore, evocativa delle grandi chansons di Georges Brassens (secondo le acute parole di Maria Teresa Milano). La seconda canzone risale alla Polonia sempre del primo dopoguerra e mostra il cambiamento sociale della comunità ebraica attraverso una piccola discussione culinaria.

La scelta sulle canzoni-poesie non è stata dettata solo dall’esigenza di variare “lo spartito”. Abbiamo anche pensato che, indipendentemente dal valore estetico e letterario dei testi, unire il ritmo delle poesie e la loro musicalità avrebbe reso il lavoro più interessante e stimolante per i ragazzi e le ragazze delle classi coinvolte. Oggi più che mai è necessario immaginare un lavoro educativo e formativo che non si fermi al trasferimento di conoscenze (più o meno soddisfacente), ma alla capacità di suscitare trasporto ed emozioni nei giovani, invogliandoli a partecipare al dialogo educativo e stimolando le loro competenze potenziali. Suscitando non solo emozioni negative, spesso associate alla storia degli ebrei (per ovvie ragioni), ma anche positive. Facendo immaginare ai giovani spaccati di vita quotidiana e poetica in mezzo alle difficoltà di una vita povera e misera come era quella della maggior parte degli ebrei del mondo yiddish.

Anche quest’anno la premiazione è stata introdotta da un discorso di Maria-Antonia de Libero, vicedirettrice del Goethe Institut di Torino, che ci ha ricordato la ricca presenza di espressioni idiomatiche yiddish nella lingua tedesca. L’ideatore Vincenzo Pinto ha spiegato le ragioni dell’iniziativa e ha commentato i testi scelti dalle due docenti torinesi. Marco Brunazzi, storico e vicepresidente dell’Istituto Salvemini, ha parlato della cultura politica yiddish, soffermandosi in particolare sul Bund (la socialdemocrazia ebraica). Al termine della premiazione, le due docenti coinvolte hanno esposto i motivi per cui hanno sposato con entusiasmo questa iniziativa, soffermandosi sulle ragioni etiche e didattiche. Per ragioni di salute non ha potuto presenziare all’iniziativa Maria Teresa Milano (solista del gruppo “Mishkalè”), che ci auguriamo continui a diffondere e a valorizzare l’immenso patrimonio canoro del mondo yiddish. 

La vincitrice della gara è stata la giovane Elena Scalzo del “Gioberti”, che ha tradotto “Unter dayne vayse shtern” di Sutzkever. La traduzione è stata pulita, ordinata e non priva di alcune brillanti intuizioni nella resa. Il secondo posto è andato a Marco Callegari (sempre del “Gioberti”) che ha tradotto “Dem milners trern” di Warschawski. La terza posizione è stata ricoperta da Elena Scognamiglio del “Santorre”, che ha tradotto “Margaritkelekh” di Shneur (in assenza della premiata, è salita sul palco la compagna omonima Elena). Anche quest’anno il premio è consistito in una borsa personalizzata di libri, in una pergamena e, per la prima classificata, una targa commemorativa, dove si evidenzia, fra l’altro, il “gemellaggio” virtuale fra Torino e Berlino, dove si svolgerà a breve la premiazione della terza gara e dove è partita l’iniziativa grazie al Liceo Einstein e all’intuizione di Andrea Passannante.

Il Goethe Institut di Torino si è impegnato a stampare in forma di opuscolo le migliori traduzioni di quest’anno e a tentare di ampliare il raggio dell’iniziativa ad altre scuole italiane e non solo. Partire dalla poesia e dalla musica, arti romantiche per eccellenza (che il filosofo Hegel riteneva le formi più compiute e finali di liberazione dello spirito dalla materia e dalla sensibilità) può essere di buon auspicio verso un cammino rivolto verso mète più elevate. Dentro i ragazzi e dentro tutti noi.



Galleria fotografica




Elena Scalzo, la prima classificata
















Elena Scalzo in compagnia di Vincenzo Pinto















I partecipanti all'iniziativa torinese 2018-19













Casella di testo

Citazione:

Vincenzo Pinto, I ponti di Alessandra (Torino 2019), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VIII, 1, giugno 2019

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-vii-numero-1-gennaio-giugno-2019/i-ponti-di-alessandra-torino-2019





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