Stefano Scaletta, Breve storia della Brigata ebraica in Italia

"Free Ebrei", VIII, 1, marzo 2019



Breve storia della Brigata ebraica in Itaia




Abstract

Stefano Scaletta tells a short history of the Jewish Brigate in Italy during the Second World War.

 

Nel 1945 una Brigata Ebraica combattente proveniente dalla Palestina Mandataria contribuiva alla liberazione dell’Italia occupata. Inquadrati nell’Ottava Armata britannica, i volontari della Terra di Israele compirono una scelta di coraggio e contribuirono, assieme agli Alleati, alla sconfitta del nazifascismo, responsabile di aver trasformato l’Europa in un enorme campo di concentramento e sterminio. I 5200 soldati della Brigata Ebraica, una piccola parte del contingente di oltre 30.000 volontari ebrei provenienti dalla terra del Mandato britannico, presero parte al conflitto attestandosi sul fronte del fiume Senio e contribuendo alla liberazione di alcune città della provincia di Ravenna, in Romagna. Il contributo della Brigata Ebraica e delle unità ebraiche di supporto fu significativo soprattutto nel dopoguerra. In Italia i volontari ebrei palestinesi si prodigarono immediatamente per aiutare i profughi scampati dai campi di concentramento o sfuggiti ai rastrellamenti nazifascisti a ritrovare i propri cari, allestendo centri di raccolta, all’interno dei quali venivano distribuiti beni di prima necessità come cibo e indumenti, o anche riaprendo scuole, centri di culto e luoghi di aggregazione. Proprio a Milano fu attivato dai soldati della Brigata Ebraica, affiancati come sempre dagli uomini dei corpi ausiliari, un centro ebraico presso Palazzo Erba Odescalchi, in via Unione 5, un tempo sede del gruppo fascista “Armatore Sciesa”. Dal momento che la sinagoga di via della Guastalla era stata data alle fiamme, il Cln aveva affidato ai “palestinesi” dell’esercito inglese il compito di riorganizzare la comunità ebraica milanese, allo scopo di offrire un rifugio ai molti ebrei sfollati che tornavano in città. Anche la scuola ebraica di via Eupili 8, sede odierna del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, fu riaperta dagli ebrei palestinesi dell’esercito britannico, i quali si fecero carico di organizzare perfino alcune gite scolastiche a beneficio di quei bambini perseguitati, scampati all’arresto e alla deportazione, che avevano vissuto parte della propria infanzia nascosti in provincia o presso alcuni conventi cittadini. 

A Milano in quei mesi erano presenti anche gli ebrei volontari del Royal Engineers e due compagnie del RASC (Royal Army Service Corps), la 745° e la 739° compagnia, formate interamente da ebrei. Mentre la Brigata Ebraica contribuiva a ricucire il tessuto sociale, istituzionale e religioso ebraico laceratosi durante gli anni della persecuzione nazi-fascista, l’edificio di via Unione divenne il fulcro di ogni attività della comunità israelitica, rimanendo tale almeno fino alla metà del 1950. In breve, come ricorda Primo Levi, “il centro si trasformò nel punto di convergenza dei profughi ebrei di tutta Europa”, un importante snodo di passaggio nel viaggio verso la Palestina fra il confine con l’Austria e i porti della Liguria e del sud Italia, un viaggio che gli ebrei ricordano con il nome di Aliya Bet. Proprio in virtù di questa attività umanitaria il Parlamento italiano ha deciso recentemente di assegnare la medaglia d’oro alla Brigata Ebraica. Nel maggio 1945 infatti, ad un mese dalla fine della guerra in Italia, la Brigata era stata trasferita al passo del Tarvisio, dove avvennero i primi contatti con i profughi reduci dai campi di sterminio. In questo particolare frangente, i soldati della Brigata Ebraica, del RASC e di altri gruppi di supporto offrirono il proprio aiuto a quanti intendevano raggiungere la Palestina avviando delle vere e proprie staffette verso i principali porti della penisola, fra cui Napoli e La Spezia. Ben presto, la voce che gli ebrei in armi organizzavano e agevolavano il passaggio di molti correligionari in Palestina, talvolta fornendo documenti falsi e divise militari ai profughi per eludere i controlli, si diffuse e fu intercettata dai comandi britannici. Dal momento che persistevano ancora pesanti limitazioni circa l’ingresso di immigrati ebrei nella terra del Mandato, gli inglesi decisero di spostare, nel mese di luglio, la Brigata Ebraica nel nord Europa, prima in Olanda e poi in Belgio. Anche qui, nelle città di Bruxelles e Amsterdam, la Brigata assunse il doppio compito di forza di liberazione e centro organizzativo di assistenza ai profughi. Con particolare merito va segnalata anche l’attività della 178° compagnia ebraica del RASC, la quale aveva supportato la Brigata Ebraica al fronte, in Romagna.  Nel giugno 1946, infine, viene formalizzato l’ordine di scioglimento della Brigata Ebraica. Era giunta così al termine del proprio servizio la prima e unica formazione militare sionista dell’esercito inglese, un progetto che aveva avuto come scopo quello di far avere ai sionisti una parte attiva nel conflitto contro il Reich. Da questo momento in poi, dopo aver contribuito a sconfiggere la macchina da guerra nazista e liberato, assieme agli Alleati, l’Italia invasa e occupata, la Brigata Ebraica si dissolse, seguendo il destino delle molte altre formazioni militari ebraiche che si erano formate nel corso dei due decenni precedenti, nella Palestina del Mandato britannico, e che di lì a pochi mesi confluirono tutte, o in parte, nelle Forze di difesa di Israele (IDF), il nuovo esercito nazionale dello Stato Ebraico. L’eredità storica della Brigata Ebraica oggi si trova in bilico fra l’oblio e la strumentalizzazione politica. 

Per cercare di mantenere viva la memoria dei mesi tragici che hanno fatto seguito alla Liberazione del nostro paese e allo stesso tempo tributare il giusto ringraziamento ai ragazzi venuti dalla Terra di Israele, una volta all’anno una delegazione dello Stato Ebraico, accompagnata da un gruppo sempre più esiguo di reduci, viene invitata a prendere parte alle celebrazioni in onore dei caduti della Brigata Ebraica, presso il cimitero militare di Piangipane, in provincia di Ravenna. La cerimonia si inserisce nel solco delle buone relazioni diplomatiche fra Israele e Italia e contribuisce a rafforzare il legame di amicizia che intercorre fra queste due nazioni a oltre settant’anni dalla proclamazione delle leggi razziali. Anche presso le più grandi comunità ebraiche italiane, quella di Roma e quella di Milano, soprattutto nei giorni che precedono i festeggiamenti del 25 aprile, sono frequenti incontri, dibattiti e conferenze che riportano la vicenda della Brigata Ebraica al centro della riflessione, nella speranza che un fatto poco noto della storia del nostro paese non diventi il pretesto per le invettive politiche di oggi e di domani ma che serva da monito per le future generazioni affinché si formi, nel corso dei prossimi anni, una solida e più informata coscienza sul tema.




Casella di testo

Citazione:

Stefano Scaletta, Breve storia della Brigata ebraica in Italia, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VIII, 1, marzo 2019

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-viii-numero-1-gennaio-giugno-2019/stefano-scaletta-breve-storia-della-brigata-ebraica-in-italia





Steegle.com - Google Sites Like Button

Steegle.com - Google Sites Tweet Button




Comments