Auschwitz dopo Auschwitz

"Free Ebrei", VIII, 2, novembre 2019




di Anna Belli


Abstract

Anna Belli reviews Micaela Latini's and Erasmo Silvio Storace's edition "Auschwitz after Auschwitz", whose texts are compared (directly or indirectly) with the controversial Adornian sentence in an interdisciplinary perspective.




Il dibattito sulla “rappresentabilità” della Shoah, introdotto nel 1949 dal verdetto di Theodor W. Adorno (“Scrivere una poesia dopo Auschwitz è un atto di barbarie”), interessa ancora oggi la comunità scientifica. A dimostrarlo è il recente volume dal titolo Auschwitz dopo Auschwitz, recentemente uscito per i tipi della casa editrice Meltemi, a cura di Micaela Latini ed Erasmo Silvio Storace. Come viene sottolineato nell’accurata introduzione, il paradosso tra l’impossibilità di fare poesia e la necessità di farla comunque attraversa tutta la letteratura del secondo Novecento.  Dopo la frase lapidaria di Adorno, in molti si sono interrogati su quell’iniziale divieto (Verbot): tra i tanti Günther Grass, Hans Magnus Enzensberger, Ingeborg Bachmann, Peter Weiss, Hannah Arendt, Paul Celan. Proprio quest’ultimo autore ha risposto alla questione adorniana con le righe del suo Gespräch im Gebirg (Colloquio sulla montagna), intessendo un dialogo immaginario con il filosofo francofortese. Secondo Paul Celan bisogna volgere lo sguardo al passato, come l’Angelus Novus di Paul Klee, e considerare sia il mondo “dopo” Auschwitz sia il mondo “secondo” Auschwitz, in linea con il duplice significato della parola tedesca nach. Questo è uno degli argomenti trattati in questo sfaccettato studio interdisciplinare, che comprende testi di diversi studiosi che sono partiti dalla sentenza adorniana per attraversare le opere di autori che si sono confrontati con questo importante e pesante divieto (Verbot). Ad inaugurare il libro è lo studio del germanista Raul Calzoni che, sulla scorta degli scritti di Günther Grass, pone l’accento sul valore della preposizione “nach” nella sua duplicità semantica e sulla realtà post-bellica da indagare in modo diverso, in una nuova forma mentis. Con Günther Grass viene affrontata anche la Schuldfrage, ovvero la “questione della colpa”, una colpa che quasi aleggia tra gli spettri del “dopo Auschwitz”. Il contributo di Francesco Ferrari esplora il tema del sentirsi “fuori luogo”, dell’estraneo-straniero (Fremde), riconducibile allo scrittore austriaco Jean Améry (pseudonimo di Hans Mayer). Al centro dell’opera ameryana è lo spaesamento di chi è sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz e privato della propria Vaterland (intesa come terra dei padri) e al tempo stesso della propria Heimat, che, come si legge nel suo capolavoro autobiografico Jenseits von Schuld und Sühne, 1977, (Intellettuale ad Auschwitz), vuol dire sicurezza. In linea di continuità muove il saggio di Matteo Cavalleri, che si sofferma sul confronto tra Primo Levi e Jean Améry, sull’esistenza dell’uomo ad Auschwitz, sugli aspetti dello stato d’animo, sul senso della morte che ha un «crollo totale della concezione estetica». Micaela Latini dedica il suo contributo alla lettura che il filosofo tedesco Günther Anders offre del teatro di Samuel Beckett a modello di un’arte possibile nach Auschwitz. Come Adorno, anche Anders vede nel teatro beckettiano il modello di un’estetica che ha rinunciato alla bella forma, al senso, per portare in scena il sottrarsi stesso del senso. Di qui l’atmosfera claustrofobica dell’opera di Beckett, dove l’unico scenario possibile allude alle sembianze del mondo dopo la bomba atomica, dopo un’apocalisse nucleare.[1]. Il tracciato seguito da Stefano Marino, invece, propone, a partire dalle tesi di Adorno, alcune significative considerazioni estetico-politiche sulla trattazione del genocidio all’interno della “mass culture” e della dimensione della pop culture. Di stampo filologico-politico è il contributo di Fausto Pellecchia , dedicato ai taccuini di Victor Klemperer. Le sue ricerche sono incentrate sulla lingua del Terzo Reich, che negli anni dell’ascesa al potere di Hitler è diventata così evasiva da penetrare nella coscienza anche delle persone più razionali e che rifiutano il nazionalsocialismo. La filosofa Francesca R. Recchia Luciani, attraverso un’analisi delle opere di Hannah Arendt, cerca di illustrare gli scopi e le forme dell’assurdo disegno di dominio sull’uomo dell’uomo e illustra il paradosso tra biopotere e tanatologia nella “fabbrica della morte” (Auschwitz). Al centro del lavoro di Erasmo Silvio Storace sono le tesi di Adorno, lette in un confronto con le risposte del poeta Paul Celan. In quest’ultimo assumono un ruolo predominante il bisogno di testimoniare (zeugen), l’arte come tributo alla verità e la poesia come risposta al silenzio generato dalla Shoah. S’incentra sulla parola di Celan anche la riflessione del filologo Alberto Tommasi, che dedica una disamina alla poesia Andenken (Rimembranza).  Qui il fulcro della meditazione del poeta sulla propria identità ebraico-tedesca viene colto nello sguardo del sopravvissuto che incrocia l’occhio fisso del morto. A coronare il volume è, in appendice, uno straordinario testo inedito di Günther Anders, Dopo Auschwitz, tradotto da Micaela Latini e tratto dal volume Ketzereien (Eresie, 1982). In questo brano in forma di dialogo il pensatore tedesco risponde alla questione di Adorno, chiamando in causa la componente religiosa, evocando quel Dio che non ha impedito l’abominio della Shoah. Interessante sarebbe stato qui un confronto con le posizioni di Jonas, a partire da quello splendido testo pubblicato con il titolo Il concetto di Dio dopo Auschwitz (1987).

Per concludere questa recensione vorrei ricordare i versi contenuti nella poesia di Paul Celan, Sprich auch du (Parla anche tu), »Wahr spricht, wer Schatten spricht (Dice il vero, chi parla di ombre)«. In altre parole il compito del poeta è quello di contrastare l’oblio (Vergessen) e di non permettere al mondo di dimenticare l’Accaduto. In questa cornice problematica si collocano gli interventi di Auschwitz dopo Auschwitz.



Note

[1] M. Latini, «Dialettica negativa e antropologia negativa. Adorno-Anders», in La dialettica negativa di Adorno. Categorie e contesti, a cura di M. Failla, Manifesto libri, Roma, 2008, pp. 139-153.


Casella di testo

Citazione:

Auschwitz dopo Auschwitz, a cura di Micaela Latini ed Erasmo Silvio Storace (Recensione di Anna Belli), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VIII, 2, novembre 2019

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-viii-numero-2-luglio-dicembre-2019/auschwitz-dopo-auschwitz





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