Berrin Shonkoff, Martin Buber

"Free Ebrei", VIII, 2, novembre 2019





Abstract

Francesco reviews Sam Berrin Shonkoff'ss edition on Buber's legacy in the last century and the hermeneutic perspectives of his dialogical principle.


Nonostante viviamo in un’epoca in cui la frammentazione epistemologica tende fatalmente al Fachidiotismus, una figura interdisciplinare e consapevolmente “atipica” come quella di Martin Buber (Vienna 1878 – Gerusalemme 1965) va conoscendo, a partire dal cinquantesimo anniversario della sua morte, e nell’imminente completamento dei ventuno tomi della sua Werkausgabe, un rinnovato e auspicato interesse.

Diverse pubblicazioni lo testimoniano. Anzitutto, due ampie e documentate biografie: la prima, di Dominique Bourel, Martin Buber. Sentinelle de l’humanité (2015), disponibile anche in traduzione tedesca, Martin Buber: Was es heißt, ein Mensch zu sein (2017); la seconda, imminente, di Paul Mendes-Flohr: Martin Buber. A Life of Faith and Dissent (2019). Quindi, lo segnalano tre recenti studi monografici, che, nella fattispecie, volgono la loro attenzione a motivi sociali e politici del filosofare buberiano, rimasti a lungo sottotraccia: The Return of Martin Buber di Uri Ram (2015); Martin Buber’s Theopolitics di Samuel Brody (2018); La comunità postsociale di Francesco Ferrari (2018). È quindi il caso di altrettanti volumi collettanei, nei quali la vivacità del dibattito intorno a Buber si fa polifonicamente tangibile: Dialogue as a Transdisciplinary Concept, edito da Paul Mendes-Flohr (2015); Dialog und Konflikt, la cui curatela è da ascrivere a Ursula Frost, Johannes Waßmer e Hans-Joachim Werner della Martin-Buber-Gesellschaft (2018); infine, il testo su cui verte la presente recensione, Martin Buber. His Intellectual and Scholarly Legacy, edito da Sam Berrin Shonkoff per i tipi di Brill (2018).

La prima sezione del volume, Dialogues with Christianity, prende le mosse dal saggio Theolatry and the Making-Present of the Nonrepresentable: Undoing (A)Theism in Eckhart and Buber di Elliot R. Wolfson, in cui la peculiarità della nozione del divino in Buber, eccedente qualsivoglia rappresentazione, è ripercorsa in una dialettica di presenza e assenza in serrato confronto con Eckhart e la mistica cabbalistico-chassidica. Quindi, Defining Christianity and Judaism from the Perspective of Religious Anarchy: Martin Buber on Jesus and the Ba‘al Shem Tov di Shaul Magid, traccia un parallelismo tra il Nazareno e il fondatore del chassidismo, quali figure di una religiosità creatrice in antitesi a paolinismo e rabbinismo. “Companionable Being”: American Theologians Engage Martin Buber di W. Clark Gilpin ricostruisce dunque l’intensa ricezione statunitense che Buber godette fin dai primi Anni Cinquanta, in particolare riferimento a teologi protestanti sensibili a tematiche sociali come Will Herberg e i fratelli Reinhold e Helmut Richard Niebuhr. Beyond the Law and Without the Cross: Martin Buber and Saint Paul as an Apostolic Competition between “Two Types of Faith” di Christoph Schmidt riesamina quindi la celebre antitesi emuna/pistis al centro dello scritto buberiano Due tipi di fede, localizzando in essa la dualità originaria da cui discenderebbe quella tra teopolitica anarchica buberiana e politica teologica schmittiana.

La seconda sezione, Dialogues with the Political, è aperta dalle pagine di The Hard and the Soft: Moments in the Reception of Martin Buber as a Political Thinker di Samuel Brody, in cui l’autore riesamina la vexata quaestio della scarsa fortuna della filosofia politica buberiana, offrendo innovativi spunti circa la ricezione della stessa come “giovanilista” e “femminile” da un lato, discutendo il carattere “teopolitico” e in definitiva “anarchico” della medesima, dall’altro. Versions of Binationalism in Said and Buber di Judith Butler costituisce dunque un’attenta rilettura della nozione di sionismo in Buber, alla luce della sua posizione all’interno del conflitto israelo-palestinese e del corrente dibattito sulla questione dei coloni, pensando con e oltre Buber, anche attraverso un proficuo confronto con gli scritti di Edward Said. Martin Buber’s Socialism di Michael Löwy ricostruisce la problematica diade “socialismo utopico” all’interno del pensiero del Nostro, attraverso un serrato confronto con tre luoghi testuali esemplari. Buber’s Provocation di Paul Mendes-Flohr ci consegna un appassionato ritratto di Buber all’insegna del coraggio di essere un outsider e di dire (e fare) la verità (parresia), che divenne saliente in modo particolare nelle prese di posizione del medesimo all’interno del movimento sionista, precipuamente all’indomani della proclamazione dello stato di Israele.

La terza sezione, Dialogues with Philosophy and Philosophers, è inaugurata da From Genius to Taste: Martin Buber’s Aestheticism di Sarah Scott. La nota sentenza per cui il passaggio buberiano dalla mistica al dialogo, attestata nelle opere della maturità, costituirebbe altresì un’evoluzione dall’estetica all’etica, è qui messa in discussione attraverso la tesi di una permanenza dell’estetico (di stampo kantiano) lungo l’intero itinerario di pensiero dell’autore. The Paradox of Realization: Buber on the Transcendental Boundary of Spatial Images di Martina Urban pone invece un fecondo nesso tra la nozione di Weltbild all’interno del pensiero buberiano e l’antropologia filosofica dell’autore, in particolare riferimento all’umana capacità – necessità e dannazione – di produrre forme. Philipp von Wussow, nel suo Martin Buber and Leo Strauss: Notes on a Strained Relationship, ci consegna, anche attraverso la consultazione di fonti inedite, un puntuale ripercorrimento di un incontro, per molti aspetti “mancato”. La presenza di Strauss come interlocutore talora implicito, mordacemente critico fin dai primi anni Venti, è qui finemente ricostruita, non meno della riabilitazione postuma a favore di Buber, per mano dell’autore di Atene e Gerusalemme. Martin Buber and the Problem of Dialogue in Contemporary Thought di Hans Joas offre quindi testimonianza del contributo buberiano alla svolta dialogica in seno alla filosofia e alla teoria sociale contemporanea, dalla sfera del religioso all’intersoggettività mondana, aprendo altresì fruttuose connessioni col pensiero pragmatista statunitense.

La quarta e ultima sezione, Dialogues with Jewish Sources, trae avvio da Religious Authenticity and Spiritual Resistance: Martin Buber and Biblical Hermeneutics di Michael Fishbane, attenta lettura della dialettica pensiero/azione nella pagina buberiana, in particolare riferimento agli scritti dedicati alla Bibbia negli anni del Terzo Reich. Buber’s Biblical Hermeneutics and Education—Some New Perspectives di Jonathan Cohen conduce invece il lettore attraverso la questione dell’educativo in Buber, testimoniando l’immutata rilevanza dell’autore di Ich und Du per il dibattito pedagogico contemporaneo. The Tragedy of the Messianic Dialectic: Buber’s Novel Gog and Magog di Fumio Ono offre un’attenta ricostruzione dei motivi messianici e di filosofia della storia che irrorano l’unico romanzo buberiano, mentre Sacramental Existence and Embodied Theology in Buber’s Representation of asidism di Sam Berrin Shonkoff propone, infine, attraverso una fine ermeneutica di scritti chassidici, biblici e filosofici buberiani, la nozione di “teologia incarnata”, portando a emersione la valenza attiva della corporeità nell’intera opera dell’Autore.

La valenza ermeneutica del principio dialogico buberiano è ampia e molteplice, e permea scritti la cui influenza va dal dialogo ebraico-cristiano alla filosofia sociale-politica, dal confronto con altri/e filosofi/filosofie all’esegesi biblico-chassidica. Ed è proprio entro queste coordinate che è strutturato, parimenti, il volume curato da Sam Berrin Shonkoff, i cui saggi provengono, nella maggior parte dei casi, da tre conferenze internazionali per il cinquantesimo anniversario della morte di Buber, tenute presso la Divinity School di Chicago, l’Accademia Israeliana di Scienze e Lettere e, infine, l’Università Ebraica di Gerusalemme.

 


Casella di testo

Citazione:

Martin Buber. His Intellectual and Scholarly Legacy, a cura di Sam Berrin Shonkoff (Recensione di Francesco Ferrari), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VIII, 2, novembre 2019

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-viii-numero-2-luglio-dicembre-2019/berrin-shonkoff-martin-buber





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