Harlem Knock-Out

"Free Ebrei", X, 1, maggio 2021


a cura di Alessandro Matta 

Abstract

Alessandro Matta interviews Luca Matera, author of a book on "Harlem", the most censoured film in the history.




D: Lo scorso 25 aprile 2021, il premier Mario Draghi, in visita al Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, ha affermato “Non tutti gli italiani furono brava gente, e non scegliere fu immorale”. Anche nella storia del cinema italiano sotto il fascismo ci fu la “non brava gente” secondo te?

 

R:   In Italia si passa sempre da un estremo all'altro e da diversi anni è ormai diventato un luogo comune anche quello di dire che non fummo “italiani brava gente” ma tutti fascisti convinti e cattivi. Dall'altro lato della barricata, molti storici non riescono ancora a mettersi d'accordo sulle reali cifre relative alla partecipazione nella resistenza partigiana, per alcuni 10 mila, per altri 100 mila.

In un caso e nell'altro, la questione sul conformismo italico rimane sempre aperta, ovvero su come sia stato possibile che il giorno prima del 25 luglio 1943 fossero tutti fascisti e poi subito dopo fossero tutti antifascisti. Per quanto concerne i crimini compiuti invece in Jugoslavia, Grecia e Africa, ormai la letteratura è vasta, e va sempre ricordato ed elogiato il lavoro del giornalista-storico Angelo Del Boca che fu il primo a smontare la “narrazione” degli “Italiani brava gente” e a dimostrare l'uso dei gas in Etiopia scontrandosi con quel signore di nome Montanelli, personaggio sul quale (poiché non amo i sepolcri imbiancati, lo dico), ancora oggi girano molte inesattezze. Ci sono, ad esempio, diversi suoi scritti e documenti nei quali fino al 1941 inoltrato è palese la sua vicinanza al fascismo e non è quindi pertanto vero che lui si dissociò dal regime dopo la guerra d'Etiopia nel 1935. Cancellare le tracce, far sparire documenti imbarazzanti e riscrivere ex-post alcuni capitoli della propria gioventù littoria sono tutte specialità in cui si sono cimentati diversi intellettuali italiani ante-25 luglio, tra questi anche numerosi registi, critici e sceneggiatori che hanno cambiato casacca esattamente come fece il 99% degli italiani. Si trattava di gente adulta ed erano ben consapevoli di cosa stavano facendo. Certo, c'era una propaganda onnipresente che certamente non faceva trapelare i crimini dell'Italia e del suo esercito nei territori da noi occupati, ma di sicuro molti di questi intellettuali sapevano qualcosa, ma colpiti da “attendismo”, hanno preferito tacere.

 

 

 

D:    Winston Churchill stesso parlò di come fosse curioso un popolo come quello italiano dove fino al 25 luglio 1943 vi erano venti milioni di fascisti, e al 26 luglio 1943 vi fossero 25 milioni di antifascisti. Anche il cinema, nel tuo libro viene tutto molto ben documentato, si subisce questo cambio di divisa. In particolare il film “Harlem Knock-Out” subisce un atteggiamento nel quale tanti fascisti nel mondo del cinema italiano divenuti insospettabili esponenti di un cinema “antifascista” lavorano sulla pellicola e sul suo contenuto reale modificandone il contenuto iniziale. Ma anche eliminando nomi scomodi. In “Harlem Knock-Out” è infatti presente una coppia che ancora oggi, intorno alla storia del fascismo e del cinema durante il regime, fa tanto parlare di se: Osvaldo Valenti e Luisa Ferida. Che giudizio ci si può fare sulla coppia Valenti-Ferida, leggendo il tuo libro? Due collaborazionisti? O forse due persone che hanno “seguito la corrente” (in tal caso sarebbe calzante il termine coniato da alcuni storici tedeschi di “Mitlaufer”)?

 

R:   La vicenda è molto complessa. Chi ha letto il libro si può fare un'idea. Negli stessi giorni in cui vengono giustiziati Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, il principe Junio Valerio Borghese viene portato in salvo dagli inglesi, sottoposto a un processo farsa - come il generale Rodolfo Graziani - e poi è libero di offrire i suoi servigi all'intelligence dell'ex “perfida Albione”. Il contesto geopolitico è ovviamente mutato. Per gli anglo-americani siamo un paese sconfitto ma occorre pacificarlo con l'amnistia per gli ex fascisti, che possono essere ancora utili nei confronti del nemico sovietico in un clima dove già si respira la Guerra Fredda. Piazzale Loreto a parte, Valenti e Ferida hanno però pagato un prezzo altissimo perché simbolico in quanto attori con la loro esecuzione, ordinata da Pertini. La cosa incredibile è che già un anno prima il giovane redattore del Marc’Aurelio Steno (Stefano Vanzina) aveva scritto nel suo diario un “si dice” sull'avvenuta esecuzione di Valenti! Di certo, Osvaldo Valenti era un cocainomane e aveva compiuto traffici illeciti durante la Repubblica Sociale, ma restò letteralmente vittima dei ruoli da lui interpretati con la Ferida sul grande schermo. Lui stesso disse “vengo condannato dai miei ruoli di cattivo” e il pubblico, va sottolineato, era ovviamente meno smaliziato allora e lo stesso presidente di Cinecittà Luigi Freddi, teorizzava l'importanza di far passare la propaganda in film d'evasione per far sì che il pubblico continuasse a sostenere il regime senza che gli venisse suggerito esplicitamente. E' cosa nota a molti storici che l'Italia, dal punto di vista dei mass media e della politica, è da sempre un laboratorio. Siamo passati dal duopolio TV-DC ed editoria-PCI del dopoguerra al partito-TV di Berlusconi post-Tangentopoli e infine al partito-Web di Grillo. Non è affatto scontata questa evoluzione tecnologica, visto che va abbinata a una regressione della conoscenza dei propri diritti e doveri. E questo è un qualcosa davvero di sconvolgente, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

 

D: Mi viene in mente, ascoltandoti, il titolo di un recente testo di Francesco Filippi “Ma Perché siamo ancora fascisti?”. Sembra proprio come nel titolo del libro di questo storico, ascoltandoti. E Valenti e la Ferida hanno veramente pagato per tutti, e più che collaborazionisti a me sono sempre sembrati due appartenenti alla categoria dei “Mitlaufer” ovvero coloro che hanno seguito la corrente. E dalla corrente vengono travolti cadendo, come qualcuno dirà, esattamente come i personaggi dei loro film. Tuttavia, nel tuo libro, in questa storia di trasformismo, si scorge un anno in particolare: il 1943, dove assistiamo a un filo rosso sangue che lega tre produzioni cariche di razzismo e antisemitismo: Germanin, Harlem Knock-Out e Piazza San Sepolcro col mistero di Giovacchino Forzano con un ruolo dell'Inghilterra. Ci puoi spiegare di più su questo momento caldo?

 

R:    Prima ancora del cinema, il principale megafono dell'antisemitismo e del razzismo durante il regime era la stampa. L'infame rivista “La Difesa della razza” di Telesio Interlandi aveva una tiratura di appena 100 mila copie, quindi non ebbe un successo così vasto tra il pubblico, ma servì assolutamente alla causa. Oltre a essa, massiccia era la diffusione di vignette, fumetti e anche di disegni nei quaderni e nei sussidiari scolastici, dove si diffondevano largamente sia odio contro gli ebrei che razzismo anti-nero. Non dimentichiamo inoltre che prima ancora delle leggi antiebraiche del fascismo, le prime leggi razziste, anzi la prima legge razzista ufficiale riguarda proprio il divieto di unione tra italiani e indigeni dei territori colonizzati. Fa ancora sorridere la censura di regime della marcetta “Faccetta nera” poi mutata in “Faccetta bianca” poiché andava preservata la purezza ariana ed evitare contaminazioni razziali e sessuali con le belle abissine. D'altronde questa famosissima canzone fu studiata a suo tempo anche proprio per invogliare i nostri soldati alla colonizzazione dell'Etiopia dietro promesse di conoscenze abbastanza intime con fanciulle locali. E di questa propaganda fanno parte anche cartoline sexy diffuse appunto tra i militari e i coloni. E' un particolare curioso che ricorda certe immagini di propaganda per invogliare gli italiani a emigrare negli Stati Uniti in cui venivano mostrate cartoline con pannocchie e cocomeri giganti… invece in Africa si pensava di far restare lì le persone per popolare la zona e conservare il famoso “posto al sole”. Per quanto concerne il cinema, in quegli anni tra la fine degli anni „30 e l'inizio dei „40 il cinema coloniale fascista mostrava agli spettatori un'immagine di superiorità del bianco rispetto agli africani. I nazisti fanno lo stesso, ma oltre al razzismo nero, inaugurano il filone dell'antisemitismo anche sul grande schermo. 1 Mentre infuria la guerra con le prime disfatte dell'Asse, anche i papaveri del cinema fascista decisero nel 1942 che bisognava premere sull'acceleratore della propaganda anti-angloamericana. I tedeschi in Italia hanno però un'idea più “nazista” allestendo un campo di lavoro per uso cinematografico. E questa è una novità assoluta dal punto di vista storico. Tutti conoscevano il campo profughi costruito all'interno di Cinecittà nel 1944, ma nessuno conosceva questo campo di internamento a ridosso di Cinecittà dove sono vennero trasferiti numerosi prigionieri catturati in Africa. Dai rapporti della Croce Rossa Internazionale si legge che furono trattati bene. Tuttavia, il film a cui prendono parte nasconde orribili retroscena. Il film si chiama “Germanin” e racconta di un medico tedesco che vuole curare gli africani dalla malattia del sonno, provocata da una serie di esperimenti fatti dagli inglesi. E qui abbiamo un totale rovesciamento della realtà, se pensiamo che certe sperimentazioni erano compiute dai nazisti sugli ebrei nei campi di concentramento da medici come Mengele. L'aspetto tragico della vicenda è che i neri con gli arti deformati che vediamo nelle scene iniziali del film sono veri e non sono effetti speciali! Sono l'allucinante risultato di una inoculazione di malattie tropicali su questi poveri attori loro malgrado, ripresi dal regista Max Kimmich - già cognato di Goebbels - negli stabilimenti di Babelsberg, presso Berlino. Il resto del film, ambientato nella giungla del Camerun, è girato a Roma presso Cinecittà dove arrivano direttamente le comparse dal campo di prigionia, le stesse che poi parteciperanno ad “Harlem” che, al confronto con “Germanin”, è una barzelletta. Di simbolico e sinistramente cinico c'è che questi sudafricani, sudditi dell'Impero Britannico, vengono chiamati a interpretare dei residenti del quartiere Harlem di New York, ovvero gli eredi di quegli schiavi deportati in America da quelle zone secoli prima! Purtroppo la mia ricerca negli archivi sudafricani non solo non ha condotto a ulteriori risultati, ma addirittura una decina di archivisti del posto si sono rifiutati di collaborare, anche se retribuiti regolarmente, forse perché è ancora evidentemente un tabù affrontare vicende del genere.

Pochi mesi dopo la fine delle riprese di “Harlem”, nel marzo del „43 Giovacchino Forzano gira tra Livorno e Pisa quello che è l'ultimo film di propaganda fascista di cui si ha documentazione: “Piazza San Sepolcro”. Il titolo è ispirato all'omonima adunata nella piazza di Milano del marzo 1919 durante la quale Benito Mussolini fondò i Fasci di Combattimento dichiarandosi uomo della pace e della fratellanza. I cattivi di questo film sono dei finanzieri inglesi di nome Lewis che scatenano guerre in tutta Europa per aumentare il predominio britannico, quindi con una ripresa esplicita del tema antisemita del complotto demo-pluto-giudaico-massonico in chiave ovviamente rovesciata antibritannica poiché sono i nostri nemici. Un settimanale fascista di Pistoia, lodando l'iniziativa di Forzano, arrivò a definire il suo film “il Suss l'ebreo italiano”. Questo film è ritenuto a tutt'oggi perduto. Tuttavia ho un buon numero di prove che mi fanno pensare che il film giaccia in qualche archivio sotto un altro titolo proprio per non essere più ritrovato.




D: Nella vicenda di “Harlem-Knock out” è presente anche un nome, quello di Giacomo Debenedetti, e fa poi pari-tempo capolino quello che probabilmente è il nome che più di ogni altro ancora oggi genera discussioni quando si parla di fascismo: Giorgio Almirante. Quest'ultimo scrive delle lettere di fuoco contro Debenedetti, accusando chi lo sta aiutando di “pietismo”. Inoltre, non sarebbe la prima volta che opere scritte da autori o sceneggiatori ebrei vengono poi stravolte con l'inserimento al loro interno di messaggi antisemiti. Pensiamo solo

  

R:   Non è così facile dare una risposta. E purtroppo neanche Antonio Debenedetti, figlio di Giacomo, è stato in grado di fornirmene una valida. L'operazione “Harlem” rappresentava già un rovesciamento totale della realtà, in quanto Primo Carnera - alla cui vicenda si ispira la storia del protagonista del film - venne in realtà battuto negli Stati Uniti per ben due volte, dal nero Joe Louis e prima ancora dal pugile ebreo Max Bear, mentre nel film si fa trionfare l'italoamericano sul “nero”. Il ruolo di Debenedetti è complicato da inquadrare, ma ovviamente di mezzo c'era il suo bisogno di lavoro e di denaro per sopravvivere. Quello stesso denaro che sia Giorgio Almirante che Telesio Interlandi prendevano dall'ambasciata tedesca per scrivere come “cottimisti dell'odio” articoli antisemiti e quindi più ne scrivevano, più guadagnavano. Almirante però non si limitò solo a questo, ma scrisse anche articoli dove segnalava con nome e cognome all'autorità giudiziaria gli ebrei del cinema pagati in nero. Inoltre, da figlio d'arte (il padre era un grande attore teatrale) si mise anche a suggerire una trama antisemita, proponendo che anche in Italia che si facesse un film come “Suss l'ebreo”. Tornando a Debenedetti, rimarrà un mistero il perché si sia fatto coinvolgere in questa operazione razzista, antiamericana ed antisemita. Un antisemitismo comunque soft, non esplicitamente violento, anche se le prime versioni della sceneggiatura prevedevano di calcare di più la mano sulla figura degli ebrei stereotipati, rappresentati da banchieri avidi, procuratori corrotti e giornalisti immorali. Un livello di lettura che comunque è rimasto nel film per lo spettatore colto e a livello subliminale per il popolino che vide “Harlem” più come un titolo di evasione ma nel quale gli italiani sono i più puri rispetto ai “falsi bianchi” (gli ebrei) e ovviamente ai negri. Dobbiamo forse pensare a una situazione dove pur di sopravvivere Debenedetti ha finito col turarsi il naso. In questi casi, comunque, non dobbiamo né possiamo giudicare. Lo stesso discorso vale anche per Roberto Rossellini, autore di tre film fascisti prima del 25 luglio. Uno dei documenti più importanti presenti nel libro è la lista di epurazione del cinema italiana stilata nel luglio 1944. A giudicare sono chiamati Luchino Visconti, Mario Soldati e Mario Camerini che si trovano nella posizione di dover puntare il dito contro i colleghi fascisti, tra cui figurano appunto Roberto Rossellini e Sergio Amidei, che di lì a qualche mese cominceranno a scrivere il capolavoro “Roma Città Aperta”. E' una situazione paradossale e tipicamente italiana, anzi all'italiana, visto che anche Soldati e Camerini hanno firmato film di propaganda. Nel dopoguerra, questo documento è stato subito messo da parte e, nel caso di Rossellini, si arriverà persino a dire che i suoi film di propaganda “anticipavano” alcuni aspetti del Neorealismo. Raramente c'è stata onestà intellettuale da parte di diversi storici, del cinema e non, sul “caso Rossellini”. Il mio libro su “Harlem” può essere ovviamente criticabile ma di certo non mi si può accusare di revisionismo. Ho incrociato centinaia di fonti, riportando tutti i punti di vista che mi è stato possibile ricostruire e non omettendo mai nulla. Ho trovato il documento con la lista di epurazione alla Fondazione Gramsci di Roma, dove era lì da anni a disposizione e consultabile da chiunque, e contemporaneamente sono andato anche in librerie “di destra” dove certi intellettuali che si considerano “spiriti liberi” di certo non si avventurerebbero mai, ma dove sono presenti invece libri e materiali originali d'epoca che non si trovano altrove e la cui consultazione si è rivelata fondamentale perché si tratta di fonti di prima mano. Questo libro non sarebbe stato possibile farlo 10, 15 anni fa, perché solo oggi, con il livello di complessità raggiunto dal web, è stato possibile orientarsi tra centinaia di archivi, collezioni e biblioteche, dove poi sono andato fisicamente.

 


D:   a proposito di vicende complesse, chiudiamo con Giovacchino Forzano. Un regista che passa da iniziali censure nei confronti di lavori come “Gutibli a piazza San Sepolcro” e a un film antisemita. Un doppiogiochista? Un altro che segue la corrente? La sua vicenda, che vede coinvolte in spionaggio sia la Gestapo, sia l'Ovra, sia i servizi segreti britannici, è curiosa. Ci vuoi dire qualcosa di più su di lui? e sul film “Piazza San Sepolcro” che ancora stai cercando in una ricerca di tipo internazionale nella quale in questi giorni sto entrando anche io per darti una mano?

 

R:   Giovacchino Forzano è coetaneo di Mussolini, ma almeno fino alla prima guerra mondiale è sicuramente più celebre del futuro capo del fascismo. Nasce come avvocato, e poi diventa anche tenore ma diventa famoso come librettista e autore di teatro, avendo lavorato con Puccini e Mascagni. E' anche un abile uomo d'affari con grandi intuizioni di regia teatrale. Per l'allestimento de “La Figlia di Iorio” al Vittoriale di D'Annunzio, inventò le sedie girevoli che permettevano agli spettatori di vedere lo spettacolo che si svolgeva su due palcoscenici. Le sue opere furono rappresentate ovunque, dal Regno Unito alla Russia, dagli Stati Uniti al Sudamerica.

Massone, cosmopolita, faceva la vita da nababbo, aveva una famiglia numerosa ed era appassionato del periodo napoleonico. Ma nelle sue opere è sempre presente anche la cronaca e l'attualità. Pochi lo sanno, ma Forzano in occasione della guerra d'Etiopia scrisse un'opera teatrale “Racconti d'autunno, d'inverno e di primavera” che ha per protagonista un soldato ebreo italiano! Mussolini glielo fece passare ma con la raccomandazione di “inserire nell'opera anche qualche cristiano” (!) E' una mente libera, che crea ben prima della nascita di Cinecittà, nel 1934, nella zona paludosa di Tirrenia tra Pisa e Livorno: Pisorno, il primo stabilimento cinematografico a ciclo produttivo completo dalle riprese alla stampa della pellicola. Forzano è comunque universalmente noto per aver firmato con Mussolini ben tre drammi teatrali, ma il duce vieterà di indicare il suo nome come co-autore nelle rappresentazioni in Italia, lasciandolo in quelle all'estero. Sono “Campo di maggio”, “Villafranca” e “Cesare”. Per quest'ultima, Forzano riceve anche i complimenti da Goebbels, il quale ignorò che a interpretare Bruto c'è il “giudeo” Arnoldo Foà, che negli anni delle leggi razziali aveva cambiato nome in Puccio Gamma. Va notato, comunque, che all'attore ebreo venga dato proprio il ruolo di Bruto, ovvero del cattivo! Prima di “Piazza San Sepolcro”, Forzano gira nel „42 il suo primo film anti-britannico dal titolo “il Re d'Inghilterra non paga”, e per curare la colonna sonora chiama a comporla il suo amico ebreo di lunga Alberto Franchetti, che non è nemmeno costretto a cambiare cognome, sempre a causa delle leggi razziali vigenti. Forzano, anche per questo, si fa un sacco di nemici. Il successivo film, sempre antibritannico e questa volta esplicitamente antisemita, è il già citato “Piazza San Sepolcro”, le cui riprese cominciano nel marzo 1943. Approfondendo la biografia di Forzano, viene da meravigliarsi sul perché lui si imbarchi in questa operazione in stile “Protocolli dei Savi di Sion”. Il sospetto è stia facendo una sorta di doppio gioco. Tuttavia questo si potrà capire solo accedendo ad archivi di non facile consultazione, quali sono quelli dei servizi segreti inglesi e quelli della Massoneria, della quale Forzano era membro. Forzano era spiato sia dagli inglesi, sia dall'Ovra, sia dalla Gestapo per via della sua amicizia con Mussolini. Il film sarà ultimato durante il periodo della Repubblica Sociale e nel dopoguerra Forzano cercherà di farlo uscire, opportunatamente rimontato senza i riferimenti anti-britannici e antisemiti, con il nuovo titolo di “Cronaca di due secoli ovvero gli Stati Uniti d'Europa”. Ma non se ne fa niente. Il film viene bocciato in censura da un altro personaggio molto particolare: Giorgio Nelson Page, un italoamericano fascista che si occupava di censura teatrale negli anni 30, divenuto poi censore repubblicano nell'Italia liberata e antifascista!



Note del curatore

Secondo i dati finora raccolti anche nel lavoro enciclopedico di tutta la filmografia della Shoah e dell’universo concentrazionario nazista di cui mi occupo da qualche anno, i film di fiction nazisti antisemiti furono (compresi i prodotti di animazione) 13, mentre le opere documentaristiche almeno 8, inclusi i film propagandistici realizzati nei ghetti o nei campi di transito.




Casella di testo

Citazione:

Harlem Knoch-Out. Intervista a Luca Matera, autore di "Harlem: il film più censurato di sempre", a cura di Alessandro Matta, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", X, 1, maggio 2021

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-x-numero-1-gennaio-giugno-2021/harlem-knock-out






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