Vincenzo Pinto, La trottola e il treno

"Free Ebrei", X, 1, giugno 2021




La trottola e il treno


Lettera di Walther Rathenau ad Ad Albert Einstein (maggio 2017)



a cura di Vincenzo Pinto


Abstract
These letter is the answer by Walther Rathenau to a brief by Albert Einstein, dated early March. The text shows some reflections by the Germa-Jewish politician and intellectual on the question of the space-time dimension.



Lettera di Walther Rathenau ad Albert Einstein (10-11 maggio 1917)*



Stimatissimo Signor Professore

per settimane sono stato sotto la doccia dei vostri pensieri; avevo appena finito l’evangelista Schlick quando sono arrivate le Verba Magistri, che ora sono davanti a me e per le quali vi ringrazio di cuore.

Anzitutto un’osservazione preliminare, che non dovrebbe essere banale: il profeta è più chiaro dell’evangelista. Non credevo possibile forzare un cambiamento di pensiero così radicale con mezzi così semplici e in un’architettura così classica come la vostra – sottolineo la parola “classica” in contrasto col vostro “irregolare”.

Ho letto a pagina 39 e non sto dicendo che sarà facile. Ma – poiché tutto ciò che toccate diventa relativo – è relativamente facile. Forse mi rendo le cose più difficili, perché tutti i possibili rudimenti di pensiero mi hanno condotto spesso nelle vicinanze del vostro campo di forza, e perché ora devo assorbire e assimilarne le emanazioni sino alle linee di pensiero esistenti.

Dovrei raccontarvi alcuni di questi rudimenti di pensiero? Sembreranno poveri fantasmi smascherati nel vostro cerchio luminoso – ma forse posso rendervi uno scurrile ringraziamento per la gioia e la meraviglia di averti fatto sorridere per alcuni minuti. Me lo ricorderò ora, verso mezzanotte? Contiamo, poi vedremo.

1. La trottola mi è sempre sembrata inutile. Se è ben fatta, come fa a sapere che sta girando? Come fa a conoscere la direzione nello spazio contro cui non vuole essere appoggiata? Anche se la metto in una scatola e l’acceco, conosce la stella polare. Ho sempre avuto la vaga sensazione che giri solo quando ha uno spettatore. Ma... allora avrebbe dovuto difendersi con forze opposte dall’avvicinarsi di un simile spettatore dall’infinito? Ve ne sono?

2. Dall’esistenza dei treni espressi, camminare nel corridoio non è stato solo una tortura per me, ma anche un problema, cioè un piacere. Spesso immagino un treno espresso che non vada da Berlino a Parigi, ma solo a San Quintino. E poi uno più piccolo sino a Verviers. Eccetera. Sareste arrivato a Parigi abbastanza velocemente. Bene, questo ha comunque una fine, quindi non perdo molto.

3. Più piccoli sono gli insetti, più velocemente si muovono. Nutriamo una simpatia tradizionale per le effimere. A volte mi sono detto: forse non è così male, alla fine il tempo diminuisce con la massa. – O solo la sensazione del tempo? Se dovessi suonare l’Allegro della Quinta per una simile zanzara, sarebbe finito in un minuto, altrimenti penserebbe a una marcia funebre in do maggiore. Ma il tempo dipende veramente dal movimento! Ma non ce ne accorgiamo! Eppure guidare un’auto era divertente.

(Ora sta diventando sempre più stupido e confuso; penso che non dovreste leggere oltre. Ma, in fin dei conti, tutti i pensieri nascono da elementi di follia; è solo un cemento critico che li incolla, e qui manca).

4. Una cosa che non c’entra e tuttavia accade come se avesse un riferimento lontano: la storia dell’entropia mi è sempre stata emotivamente ripugnante. Mi sembra che sia corretta solo all’interno di una vasca da bagno. Aggiungo: cosa succede ai raggi luminosi che vanno lontano senza colpire un corpo? Finché c’è un mezzo: bene. Ma perché non dovrebbero terminare o interrompersi?

5. Un espediente metafisico. Una sensazione mi dice che tutto riposa nell’assoluto. Metafora, con l’esempio dello spirito di nostro Signore Dio: un viaggio in Italia. Guido avanti e indietro, vivo minuto per minuto, registro, attraverso il paese. Torno a casa e ho un’idea: l’Italia. Un’idea, come il gusto di un frutto o l’essenza di una donna. Posso arrotolarla di nuovo (attraverso tagli di memoria) e farlo quando voglio rispondere a una singola domanda. Altrimenti l’Italia riposa in me, è presente, commossa eppure impassibile. Possiedo il tutto (sfortunatamente solo un’espressione, perché viaggio e vita sono finiti) - o almeno ne possiedo un intero.

La vostra metafora dei due fulmini e del treno mi ha colpito (a proposito, ne ricavo due esplosioni di dinamite e un treno dello zar). Ciò che spaventa doppiamente lo zar è solo una cosa per l’assassino. La sua calma (in un doppio senso) è maggiore. Andiamo avanti. L’assassino si trova al di fuori della rotazione terrestre. Quindi al di fuori dell’orbita terrestre. Quindi al di fuori della traslazione. Quindi al di fuori – ecc. Non è sempre più tranquillo intorno all’uomo?

Altra scappatoia. Il tempo (epistemologicamente) evapora. Per così dire, ottiene la sua esistenza solo attraverso il movimento. Ma il movimento presuppone nuovamente il tempo, perché è s/t. Non ci salviamo (epistemologicamente) concependo il movimento come una manifestazione di forza (il contrario di ciò avviene di solito), per affermare solo che vi sono elementi con diversi livelli di forza (carica metafisica) – perché alla fine emerga una sorta di monadologia?

Ma adesso basta. Invece di un allegro ringraziamento vi ho dato una pathologia mentalis che deve avervi spaventato. Tuttavia vi mando la lettera perché deve dimostrarvi una cosa in corpore viti: la violenza con cui i vostri pensieri colpiscono un cervello mal protetto. C’è bisogno di un elmo d’acciaio, o almeno di un cappello tropicale, per rimanere equilibrati.

Vi saluto amichevolmente, 


Vostro Rathenau


Note


* Walther Rathenau, Gesamtausgabe, vol. 5-2 (Briefe 1914-1922), a cura di A. Jaser, C. Picht ed E. Schulin, Düsseldorf, Droste Verlag, 2006, pp. 1676-1679, n. 1626.




Casella di testo

Citazione:

Vincenzo Pinto, La trottola e il treno. Lettera di Walther Rathenau ad Albert Einstein, a cura di Alessandro Matta, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", X, 1, giugno 2021

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-x-numero-1-gennaio-giugno-2021/vincenzo-pinto-la-trottola-e-il-treno






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