Andrea Giacobazzi, Il fez e la kippah

"Free Ebrei", I, 1, gennaio 2012





Abstract
In this documentary collection, Andrea Giacobazzi analyzes the political and diplomatic relations between Jewish communities and Fascist Italy during the Inter-War period. Giacobazzi claims the so-called "Primacy of Foreign Policy" in order to explain the anti-Semitic Italian turn at the end of the 1930s.



Oggi più che mai si avverte l'esigenza di consultare le fonti piuttosto che di ascoltare opinioni e interpretazioni, cioè di preparare raccolte documentarie capaci di mettere il lettore di fronte a uno spaccato della realtà storica piuttosto che "indottrinarlo" con posizioni personali e spesso soggettive. Certo, anche la scelta e la selezione dei documenti contengono un elemento interpretativo, ma è assai più importante dar voce ai protagonisti del passato che alle proprie riflessioni più o meno appropriate su di esso. Il giovane Andrea Giacobazzi, già autore de L'Asse Roma-Berlino-Tel Aviv, propone ai lettori italiani un'ampia antologia che analizza i rapporti tra l'ebraismo e il fascismo italiano dalla metà degli anni Venti sino al 1940. Il lavoro contiene la prefazione di Stefano Fabei, storico della politica estera fascista. Lo storico umbro propone una disamina d'insieme del rapporto tra fascismo ed ebraismo, sposando l'approccio cosiddetto "internazionalista", ovvero tendente a ritenere la politica di un paese il frutto delle sue esigenze estere piuttosto che di quelle interne. Riprendendo e sviluppando la posizione di Renzo De Felice, Fabei parla degli ebrei italiani come di "carta" politica da pescare o meno dal mazzo a seconda delle convenienze. Alla fine degli anni Trenta, questa "carta" fu sopraffatta dalle necessità "internazionaliste" di allearsi con la Germania nazista e con il nazionalismo arabo in funzione anti-inglese.

L'introduzione di Giacobazzi cerca di spiegare il perché della sua antologia. L'autore, che ricorre spesso ai termini ebraismo e giudaismo non spiegando la connotazione religiosa o etnico-politica dell'uno o dell'altro termine, critica l'utilizzo della categoria "anti-fascismo" quale pietra miliare della comunità ebraica italiana e quale "ideologia" post-bellica per comprendere la storia della realtà ebraica italiana. I "giudei" parteciparono in massa al Risorgimento, alla Prima guerra mondiale e alla costruzione dello Stato fascista in misura pari, se non superiore agli italiani cattolici. Furono dunque "antifascisti" oppure "fascisti"? Furono vittime inconsapevoli o consapevoli della persecuzione razziale? Quest'antologia non intende affatto negare la persecuzione antiebraica, ma concentrarsi sulle "relazioni positive" tra il governo italiano e gli ebrei.

L'antologia è suddivisa in quattro sezioni: 1) contatti consolidati e collaborazioni attuate; 2) proposte di collaborazione e contatti politici vari; 3) dichiarazione di stima e comunione politica; 4) estratti dalla stampa. Il materiale proviene interamente dall'Archivio storico del Ministero degli Affari Esteri (ASMAE), dai fondi Affari Politici della Palestina (1919-1931 e 1931-1945). Si tratta di resoconti di incontri in Italia, in Palestina e all'estero tra rappresentanti del governo italiano e rappresentanti a vario titolo degli ebrei italiani e/o ebrei stranieri, ma anche di lettere e materiale privato. Di particolare importanza ci sembra la quarta sezione dedicati agli estratti della stampa. Qui possiamo ricostruire l'immagine dell'Italia e del fascismo che circolava sulla stampa ebraica palestinese (e italiana), ottenendo un ponte diretto tra la diplomazia più o meno segreta e l'opinione pubblica. L'eterogeneità della documentazione è dovuta anche alla diversità degli attori coinvolti: dirigenti ebrei italiani, ebrei italiani a titolo personale, ebrei stranieri, sionisti e anti-sionisti, ecc. intrattennero relazioni politico-diplomatiche con i rappresentanti di un governo europeo. Tutto questo dimostra quanto sia difficile elaborare una lettura complessiva dei rapporti tra un popolo-etnia e un governo prescindendo dall'ottica della Realpolitik.

I pregi del lavoro consistono nella pubblicazione sistematica di documenti provenienti da una fonte ufficiale e autorevole come il Ministero degli Affari Esteri e dalla scelta di "affermare" i rapporti tra ebrei e fascismo prima del 1938 piuttosto che negarli o semplicemente ridimensionarli in un'ottica "vittimistica". Il contorno critico non è del tutto soddisfacente: il saggio di Fabei propone un quadro d'insieme del "vexata quaestio" relativa all'introduzione delle "leggi razziali" antifasciste, che ci pare appiattito sull'interpretazione "internazionalista", senza tuttavia mai entrare nel merito della documentazione antologica. Giacobazzi, storico giovane e indubbiamente coraggioso, fornisce alcune chiavi di lettura della sua raccolta antologica, ma nell'introduzione si dedica con eccessivo ardore a contrastare la cosiddetta immagine pubblica dell'ebraismo italiano senza mai nominare direttamente chi ne siano gli alfieri (lo storico Michele Sarfatti, pur avendo sostenuto un approccio autoctono del razzismo fascista, non è stato mai citato). La scelta della copertina (Mussolini affiancato da un "consigliere" ebreo stereotipato) ha dato adito a non poche polemiche fra la comunità ebraica milanese.

Ciò detto, è opportuno ritornare ai documenti e lasciare da parte le pur comprensibili agitazioni politiche. L'auto-rappresentazione politica è una cosa, il lavorio storico un altro: che interrelazione vi è tra le due? Inoltre, sarebbe opportuno contestualizzare e spiegare termini come giudeo, ebreo, ebraismo, sionismo a partire dai diversi contesti di provenienza: quanto erano simili un ebreo italiano e uno palestinese oppure uno polacco degli anni Trenta? In secondo luogo, la vicinanza tra ideologia fascista e comunità ebraica era dettata da adesione convinta, opportunistica oppure da mere ragioni pratiche? Quali furono le responsabilità della dirigenza ebraica italiana? Gli ebrei italiani erano acculturati come quelli orientali? A tutte queste e altre domande sarà d'ora in avanti possibile rispondere con maggiore facilità grazie alla raccolta documentaria di Andrea Giacobazzi.



Casella di testo

Citazione:

Andrea Giacobazzi, Il fez e la kippah (recensione di Vincenzo Pinto), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", I, 1, gennaio 2012

url: http://www.freeebrei.com/anno-i-1-gennaio-giugno-2012/andrea-giacobazzi-il-fez-e-la-kippah




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