Vincenzo Pinto, La terra ritrovata. Ebreo e nazione nel romanzo italiano del Novecento

"Free Ebrei", II, 2, dicembre 2013

 

Vincenzo Pinto, La terra ritrovata. Ebreo e nazione nel romanzo italiano del Novecento, Firenze, Giuntina, 2012, 306 pp., € 8,99

 

di Massimo L. Adorno

 

 

Abstract

 Vincenzo Pinto's essay on XXth century Italian novel on Jews and Judaism is the first innovative attempt to study a very important literary source, such as the novel, in order to face with a historiographic problem, such as the status of a national minority.

 


Da quasi trent'anni le vicende dell’ebraismo italiano hanno goduto di un nuovo e fresco impulso d’interesse storiografico dovuto a una pluralità di motivazioni storiche in primo luogo, ma non solo (si pensi per esempio agli echi del conflitto arabo-israeliano per limitarsi solamente alla superficie), che ne fanno una delle tematiche indagate con maggior frequenza da parte degli storici.

Non crediamo però di esagerare se diciamo che questo libro di Vincenzo Pinto rappresenta a modo suo una pagina nuova della storiografia sugli ebrei italiani nel Ventesimo secolo, focalizzandosi con grande finezza su un aspetto specifico (il rapporto ebreo-nazione nel romanzo italiano), ideale per funger da cartina al tornasole di un rapporto che al di là dei manierismi di facciata non è stato mai né semplice né facile. Contributi interessanti sulla presenza ebraica nella letteratura italiana del tardo Ottocento-prima metà del Novecento sono stati forniti già parecchi anni fa tanto da Giorgio Romano, quanto da Alberto Vigevani. Il libro di Pinto però si distingue da questi contributi pionieristici per la focalizzazione attenta (pur senza sfociare in un monotematismo deleterio) sulla dimensione specifica ebrei-nazione all’interno del romanzo italiano e della letteratura italiana in genere. A dispetto dell’esiguità numerica, la popolazione ebraica italiana si trovò a occupare nell’immaginario della maggioranza cattolica della popolazione italiana un ruolo che definire “eccessivo” sarebbe probabilmente un eufemismo.

 

Il mito del popolo deicida e inassimilabile per eccellenza alla maggioranza cattolica rivestiva una carica e una valenza icastica troppo forte per non essere utilizzata da una pluralità di topoi all’interno della narrativa e del romanzo italiano. In verità la cultura risorgimentale aveva già realizzato una forma di avvicinamento all’ebraismo nella dimensione nazionale. Basti pensare (in ambito musicale) al Nabucco di Verdi, simbolo del Risorgimento per antonomasia. Il vecchio habitus dell’ebreo inteso come elemento nazionalmente refrattario se non inassimilabile tout court permaneva anche se in contesti decisamente più motivati dal punto di vista nazionale; tale tradizione iconografica si trovava ad attecchire con maggior difficoltà. Emblematica di questo stato di cose è la vicenda letteraria dei Moncalvo. Una sorte di corrispettivo ebraico del Mulino del Po ambientato all’interno di una famiglia ebraica della provincia piemontese di cui si narrano le vicende attraverso le generazioni in un contesto di progressiva e parallela identificazione con le sorti della nazione italiana. Tale rapporto non fu però mai univoco né privo di ombre soprattutto ad opera della componente cattolica e tradizionalista presente nel romanzo popolare. Una corrente che con rinnovato vigore caratterizzò la sua presenza durante il regime fascista.

Pinto mette bene in evidenza come il rapporto ebrei-nazione durante il periodo fascista sia stato tutt’altro che univoco. Si trattava comunque di una fase fortemente caratterizzata, per non dire condizionata, da idea di nazione che, a partire dal 1929, divenne sempre più caratterizzata in senso cattolico. The last but not the least, la forte identificazione tra ebraismo e rivoluzione bolscevica (elemento antinazionale per eccellenza da parte dei fascisti) divenne un leit motiv costante della narrazione romanzesca italiana, costituendo una peculiarità non limitata d’altro canto al caso italiano ma comune a quella di molti altri paesi europei e nord-americani. Non è da sottovalutare in questa casistica anche l’influsso del romanzo gotico che forniva comunque uno sfondo ideale a una narrazione impregnata di motivi foschi in cui l’immagine dell’ebreo era quasi esclusivamente (ma meglio sarebbe dire pregiudizialmente) negativa. È difficile dire quanto di specificamente ebraico vi sia nella produzione letteraria di Italo Svevo o Alberto Moravia o anche Giorgio Bassani per limitarsi solamente ai nomi più significativi. Probabilmente, al di là dell’appartenenza religiosa, l’elemento ebraico (soprattutto nel caso di Moravia) è stato solamente un elemento esteriore. Esiste però un elemento di tensione e di inquietudine comune nella produzione letteraria di entrambi che si sostanzia nella non–appartenenza, elemento che li pone di fatto in rotta di collisione con il main stream del romanzo popolare italiano della seconda metà del Novecento. Un sentimento di irrequietezza e di esser fuori posto che naturalmente non era un mood esclusivamente ebraico. Basti pensare a Pirandello, ma che aveva comunque nella tradizione ebraica vecchia e nuova (basti pensare a questo riguardo Freud e alla psicanalisi) saldi e precisi punti di riferimento. Pinto si spinge in profondità esplorando figure note (Primo Levi) e meno note (Giorgio Voghera) della tradizione ebraica italiana.

La nascita dello stato di Israele nel 1948 pone il rapporto ebrei-nazione in una fase valoriale assolutamente nuova. Messo qui radicalmente in discussione è l’immagine stessa dell’ebreo errante e senza patria che tanta parte aveva giocato nella narrazione popolare italiana ed europea.

Al contempo però l’immagine dell’ebreo doppio, straniero in patria adesso non più perché senza patria, ma perché facente parte di un'altra patria, acquisisce una dimensione progressivamente maggiore. i cui effetti complessivi rimangono ancora ambigui e di non facile interpretazione.

Grazie a lavori come quello di Vincenzo Pinto tappe importanti del rapporto ebrei-nazione all’interno del romanzo italiano si auspica che verranno esplorati con la curiosità e la partecipazione che si devono a vicende essenziali per una migliore comprensione dell’identità italiana contemporanea.




Casella di testo

Citazione:

Vincenzo Pinto, La terra ritrovata (recensione di Massimo Longo Adorno), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", II, 2, dicembre 2013

url: http://www.freeebrei.com/anno-ii-numero-2-luglio-dicembre-2013/vincenzo-pinto-la-terra-ritrovata-ebreo-e-nazione-nel-romanzo-italiano-del-novecento




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