Tra Torah e Sophia. Orizzonti e frontiere della filosofia ebraica, a cura di Orietta Ombrosi

"Free Ebrei", I, 2, novembre 2012


Tra Torah e Sophia. Orizzonti e frontiere della filosofia ebraica, a cura di Orietta Ombrosi, Genova-Milano, Marietti, 2011, 434 pp., € 32,00

 

di Gabriele Guerra



Abstract
In this collection of essays edited by Orietta Ombrosi, the authors try to analyze the relationship between Jewish theology and contemporay philosophy, starting from Medieval issues till the so-called Athen or Jerusalem dilemma of XXth century Jewish philosophers.

 


Uscito per i tipi della Marietti nel 2011, il volume raccoglie per la cura di Orietta Ombrosi, attualmente professore associato all’Università della Sapienza di Roma dopo studi prevalentemente svolti in Francia incentrati sulla figura di Emmanuel Lévinas, i ponderosi atti del convegno internazionale «Between Shem and Yafet», organizzato a Bologna nel 2009. Al centro del volume, come rileva la curatrice, vi è una suggestione di natura biblica: Shem e Yafet, due dei tre figli di Noè, incarnano per la simbologia ebraica rispettivamente il mondo ebraico e quello greco. Il volume intende dunque ripercorrere le aporie e i fruttuosi incroci al centro del sintagma “filosofia ebraica”, in cui già a livello etimologico si evidenziano il retaggio greco e quello ebraico. “Sophia” e “Torah” appaiono dunque in tale contesto come le ovvie figure concettuali che presiedono a qualsiasi percorso filosofico o culturale si voglia intraprendere tra Atene e Gerusalemme, e che qui più specificamente assumono la colorazione filosofica tipica della tradizione francese contemporanea, da Lévinas a Derrida, ed incentrata sul problema, ovviamente di natura non esclusivamente teoretica, del rapporto tra l’Altro e il Medesimo e dei pericoli di una riduzione, ontologica e politica, del primo al secondo.

Il volume è, come detto, ponderoso sia nella quantità dei saggi presentati, che nella qualità e densità dei percorsi interpretativi che in essi si delineano; è dunque impossibile in questa sede dare conto esaustivamente dei contenuti di ogni singolo contributo. Il volume è organizzato in tre sezioni, “Per una definizione della filosofia ebraica”, dal carattere più introduttivo in termini storico-filosofici e concettuali, ed in cui sono presenti i saggi di Irene Kajon (Filosofia ebraica come platonismo etico: da Maimonide a Lévinas), di Catherine Chalier (Létude ou limoud, versus amour de la sagesse), di Gérard Bensussan (Figures, concepts et déplacement de la philosophie juive), di Warren Zev Harvey (The Seventy Languages of Shem and Yafet) e di Myriam Bienenstock (Il concetto di storia: un’idea greca o un’invenzione del profetismo) – dai quali emerge tuttavia un intento comune, ovvero quello di contribuire alla definizione – storica, filosofica, etica – della filosofia ebraica, alla luce delle nozioni di universalità e di umanità, ma anche di differenza, di spiazzamenti, di incroci.

La seconda sezione si intitola “Temi e figure della filosofia ebraica in relazione alla storia della filosofia”, e contiene contributi che vanno dalla rilettura in chiave ebraica della tradizione paolina (Piero Stefani, Al di là dell’identità: note per una rilettura della Lettera ai Galati) al rapporto tra tradizione talmudica e cultura ellenistica sia in termini generali che riferiti a Maimonide (David Brezis, Pensée talmudique et hellenisme; Raphael Jospe, Yafet in the Tents of Shem: Attitudes Towards «The Wisdom of Greek», e Géraldine Roux, La lexikographie du Guide des perplexes de Maïmonide. Les concordances de la philosophie et de la Torah). A questi studi ne seguono altri, che invece si concentrano su un confronto con le tradizioni filosofiche più recenti: dalla ricezione kantiana di Lévinas (Raphael Zagury-Orly, Approches de la révélation. Kant et Lévinas) alla filosofia ebraica di lingua tedesca, cui giustamente sono riservati molti interessanti lavori (Petar Bojanić, Sacrifice: word, institution, institutionalization [Institutionwerden]. Franz Rosenzweig and possibility of Jewish philosophy; Gianfranco Bonola, Gershom Scholem a spada tratta contro Die Wirklichkeit der Hebräer di Oskar Goldberg (con le riserve di Franz Rosenzweig); Saverio Campanini, Lo splendore severo del canonico: Gershom Scholem e l’ultimo aforisma). Anche l’incrocio, assai fecondo, di questa tradizione filosofica tedesca con la riflessione francese è oggetto di due studi specifici (Marc Crépon, The inheritance of languages, Rosenzweig, Scholem, Derrida; Willi Goetschel, Hermann Levin Goldschmidt, Jacques Derrida and the Project of Philosophy), mentre alla filosofica francese sono dedicati i due seguenti (Joseph Cohen, Pursuits of justice. Lévinas and Derrida; Annabel Herzog, Derrida contre Œdipe et Abraham: une question d’interpretation).

L’ultima sezione del volume, dal titolo “Per un avvenire della filosofia ebraica”, contiene cinque contributi che intendono schiudere orizzonti interpretativi nuovi rispetto al concetto, ed alla pratica, di filosofia ebraica oggi (Oliver Leaman, What Is Living and What Is Dead in Contemporary Jewish Philosophy?; Massimo Giuliani, The return of the «God Issue» in Contemporary Jewish Thought; Agata Bielik-Robson, Denaturalization and the Issue of Life in Jewish and Greek Thought; Roberto Della Rocca, Esilio, tempo e memoria; Francesco Paolo Ciglia, Faccia a faccia con l’altro. Proposta per una metodica del dialogo interculturale).

Da questi saggi conclusivi emerge, con forte coerenza e relativa omogeneità, quale sia l’issue principale di questo volume: essa si condensa sostanzialmente nel nome di Lévinas, e nella sua intrapresa etico-ontologica di rintracciare biunivocamente la differenza (ebraica) all’interno dell’unità (classica), di far insomma convivere pacificamente l’Altro e il Medesimo. Tale intenzione emerge esplicitamente nell’ultimo contributo, di Francesco Paolo Ciglia, che in quest’ottica può essere assunto a registro delle intenzioni fondamentali che muovono gli autori del volume. Esse assumono le fattezze molto attuali dell’esperienza dialogica interreligiosa ed interculturale, che rappresenta – anche al netto di un certo patetismo argomentativo e terminologico in cui si articola la proposta levinasiana, e di una deriva fin troppo decostruttiva tipica del pensiero derridiano – davvero un importante contributo al dialogo ed alla comprensione reciproca.



Casella di testo

Citazione:

Tra Torah e Sophia, a cura di Orietta Ombrosi (recensione di Gabriele Guerra), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", I, 2, novembre

url: http://www.freeebrei.com/anno-i-2-luglio-dicembre-2012/tra-torah-e-sophia-orizzonti-e-frontiere-della-filosofia-ebraica-a-cura-di-orietta-ombrosi




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