Julius H. Schoeps, Pioneers of Zionism

"Free Ebrei", III, 2, novembre 2014


Julius H. Schoep, Pioneers of Zionism: Hess, Pinsker,Rülf. Messianism, Settlement Policy and the Israeli-Palestinian Question, Berlin, De Gruyter, 2013, 158 pp., € 67,42

 

di Vincenzo Pinto  



Abstract

Julius H. Schoeps's essays on Pioneers of Zionism is an attempt to analyze how the so-called Arab question was faced by the first Zionist thinkers.

 

Gli studi sul sionismo non mancano certo di riempire il mercato editoriale italiano e anglosassone. A fronte di una quantità pressoché sterminata di lavori dedicati alle origini del nazionalismo territoriale ebraico moderno, bisogna segnalare la carenza di studi scientificamente seri e leggibili che ci permettano di ricostruire il contesto storico in cui si formarono le personalità di spicco del sionismo. Abbondano le opere politicizzate e stereotipate, mentre i lavori meno eclatanti e più seri faticano ad affermarsi. Questa lacuna è stata in parte colmata dal saggio snello di Julius H. Schoeps, uno dei principali studiosi di sionismo a livello europeo, direttore della Moses Mendelssohn Zentrum di Potsdam. Schoeps, che al sionismo ha dedicato già altri importanti lavori fra gli anni Settanta e Ottanta (in particolare, alla figura e all'attività politica e letteraria di Theodor Herzl), ha deciso di raccogliere e ampliare alcuni lavori precedenti dedicati a tre importanti personalità dell'universo sionista: Moses HessLeon Pinsker e Isaak Rülf.

 

L'incipit kantiano ("Un'idea non è altro che il concepimento di una perfezione non ancora provata") ci indica già qual è il filo conduttore assunto dall'A.: investigare sulla nascita e l'evoluzione dei primi tre grandi ideologi moderni del sionismo. Hess, Pinsker e Rülf furono tre uomini di pensiero (uno scrittore e filosofo il primo, un dottore il secondo e un rabbino il terzo), cresciuti in famiglie religiosamente ortodosse. Gli ultimi due si conobbero in vita, mentre non vi sono tracce che indichino una familiarizzazione con Hess. L'elemento caratterizzante le loro opere non è solo il pionerismo ma anche la presenza di una sorta di "sindrome di angoscia" presente nella società ebraica. L'A. ha tentato di capire se le formulazioni protosionistiche dei tre uomini siano diventate parte integrante della politica israeliana moderna, in particolare nella politica d'insediamento. Il lavoro, che ha la forma del saggio letterario di ispirazione montaigniana, esprime le posizioni dell'autore ed è interessato soprattutto a fornire risposte a interrogativi ben precisi.

 

Il primo saggio è dedicato a Moses Hess (Between Messianism and Social Utopia). Hess (1812-1875), noto al di fuori del mondo ebraico quale teorico del socialismo rivoluzionario (contribuì all'avvicinamento di Engels al comunismo e alla rilettura materialistica della dialettica hegeliana tanto cara a Marx), è stato anche e soprattutto un alfiere della rinascita nazionale ebraica con Rom und Jerusalem (1862). L'A. non si limita a rileggere gli slogan del libro di Hess, ma tenta di comprendere la misura della sua diffusione e diffondibilità attraverso i rapporti intellettuali intessuti con varie figure dell'ebraismo mitteleuropeo, come Berthold Auerbach, Heinrich Graetz, e la ricezione critica di Rom und Jerusalem. Di particolare rilevanza sono le teorie razziali dell'ebraismo, che Hess mutua da Gobineau, e il progetto di insediamenti cooperativi in Palestina, che avrebbero ispirato i successivi teorici del socialismo sionista (Syrkin e Borochov su tutti). Hess non fu mai dimenticato, tanto che al I congresso sionista di Basilea del 1897 venne ricordato come precursore del sionismo moderno.

 

Il secondo saggio si sposta su Leon Pinsker (Auto-emancipation and Self-Help). Pinsker (1821-1891). Mentre Hess era un rivoluzionario socialista, Pinsker era un medico assimilato russo. Mentre il primo puntava a un processo di emancipazione collettiva, il secondo era più interessato a un risveglio innanzitutto individuale. La coscienza nazionale nasceva dalla presa di consapevolezza della propria ebraicità e della patologia antisemita. L'A. si concentra sulla definizione di antisemitismo come "psicosi ereditaria" fornita dal medico ebreo nel suo famoso pamphlet Auto-emancipation! (1882), figlia della sua epoca e della formazione di Pinsker. Il volume, pur scritto in tedesco, ebbe una certa eco solo in Russia. Il tema della colonizzazione fu affrontato da Pinsker solo in seguito, durante la costituzione a Odessa delle prime cellule degli Hovevei Zion (Amanti di Sion). Come Hess, anche Pinsker fu ricordato dai sionisti dell'epoca herzliana, i quali, pur apprezzando il tema (non la teoria) dell'antisemitismo, ne criticarono l'assenza di prospettive politiche serie.

 

Il terzo saggio è dedicato a Isaak Rülf (Persecution and Relief Measures). Rülf (1831-1902), rabbino a Memel nella seconda metà dell'Ottocento, è forse il personaggio meno noto di questa triade (quantomeno al pubblico italiano). La sua attività politica fu prevalentemente di carattere filantropico. Nel 1868 pubblicò un appello contro le condizioni miserevoli degli ebrei lituani e polacchi, impoveriti dall'insurrezione polacca del '63 e dalla distruzioni delle grandi proprietà terriere. L'azione di sensibilizzazione a favore dei poveri ebrei polacchi e russi fu ampliata dai pogrom del 1881, che indussero Rülf a pubblicare nel 1883 il pamphlet Aruchas Bas-Ammi. Israels Heilung (Un rimedio per Israele). Rispetto al volumetto di Pinsker, noto a Rülf, Aruchas Bas-Ammi ha la forma di un sermone tenuto da un pulpito. Entrambe le opere analizzano il problema dell'antisemitismo, ma mentre il primo fornisce una risposta genericamente territoriale alla persecuzione, il secondo punta decisamente verso Eretz Israel, la Terra di Israele. L'opera di Rülf ottenne forse una maggiore eco di quella pinskeriana, anche perché il rabbino tedesco visse gli anni del sionismo herzliano, durante i quali fu accolto come precursore di spicco del moderno nazionalismo ebraico.

 

L'ultimo capitolo del libro è dedicato a serrare le fila tra i protosionisti e il sionismo herzliano. L'A. sottolinea come i protosionisti furono ricordati soprattutto dai delegati russi e orientali, assai meno da quelli occidentali. Herzl stesso evitò di fare riferimenti ai vari Hess, Pinsker e Rülf, forse temendo che il suo sionismo potesse essere considerato un semplice urlo di dolore. La principale differenza fra i protosionisti e l'ebreo ungherese è proprio il carattere politico dato al sionismo, non più semplice movimento filantropico, religioso o economico. I protosionisti ed Herzl concordavano sulla rilevanza della Palestina, anche se Rülf dava valenza religiose che erano assenti negli altri. Il problema arabo, cioè l'esistenza di una popolazione autoctona con eguali, se non maggiori diritti sulla terra, fu prevalentemente sottovalutato non solo per ignoranza, senso di superiorità o pregiudizi cripto-coloniali, ma anche perché la priorità all'epoca era ampliare i consensi in seno alla comunità ebraica. Il problema demografico e religioso, insorto soprattutto dopo la guerra dei Sei Giorni, non faceva parte dell'orizzonte ideale del protosionismo.

 

L'opera di Schoeps, che si conclude con una breve appendice documentaria contenente gli estratti delle opere principali dei tre protosionisti, ha l'indubbio merito di soffermarsi sulla nascita delle idee di nazionalismo territoriale ebraico in seno all'ebraismo ashkenazita della seconda metà dell'Ottocento. Particolarmente chiaro è il nesso fra antisemitismo russo-tedesco e questione nazionale: il protosionismo non sorse come semplice esigenza nazionale ma come un appello a compattare o a ricreare una nazione-popolo che salvasse l'ebraismo dalla patologia antisemita. Un nazionalismo reattivo come quello sionista (reattivo contro la persecuzione e, secondariamente, l'annacquamento dell'identità ebraica) ha avuto il compito principale di creare se stesso. In tal senso bene ha fatto l'A. a dedicare spazio al problema arabo, apparentemente poco rilevante nell'economia di una storia intellettuale dell'ebraismo europeo ottocentesco. Avrebbe forse dovuto esplicitare meglio il nesso fra antisemitismo e nazionalismo sionista, che compare nelle ultime pagine ripercorrendo il dilemma israeliano della colonizzazione dei territori occupati dal secondo dopoguerra sino ai giorni nostri. Ma questa è un'altra storia rispetto al protosionismo e, forse, al sionismo herzliano. 





Casella di testo

Citazione:

Julius H. Schoeps, Pioneers of Zionism (recensione di Vincenzo Pinto), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", III, 2, novembre 2014

url: http://www.freeebrei.com/anno-iii-numero-2-luglio-dicembre-2014/julius-h-schoeps-pioneers-of-zionism




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