Franz Rosenzweig, Dio, uomo e mondo

"Free Ebrei", III, 2, novembre 2014


Franz Rosenzweig, Dio, uomo e mondo, a cura di Roberto Bertoldi, Firenze, Giuntina, 2013, 175 pp., € 15,00


 

di Gabriele Guerra



Abstract

Roberto Bartoldi's collection of Franz Rosenzweig's work allows Italian reader to understand the making of Rosenzweig's Stern of Redemption and his philosophical roots in German culture.


 

La locuzione tedesca “über Gott und die Welt reden” vale all'incirca quella italiana “discutere dei massimi sistemi”, ovvero – alla fin fine – parlare di tutto e niente. Non sfugga tuttavia che, mentre nella forma italiana l’accento è spiccatamente (e ironicamente) filosofico, in quella tedesca si esibisce una diade “dio e mondo”, che vale a contenere in pratica tutto lo scibile umano. Anche a partire da questo tipo di riflessioni diventa maggiormente perspicuo il titolo dato all'edizione italiana – ottimamente tradotta e certosinamente curata da Roberto Bertoldi – di quattro brevi saggi di Franz Rosenzweig, dalla natura e dagli scopi diversi (tre sono abbozzi e schemi, uno un resoconto stenografico di una lezione), ma tutti accomunati da una densissima unità argomentativa, al cui centro ritroviamo niente meno che – appunto – Dio, uomo e mondo. Nel senso che in questi brevi testi Rosenzweig affronta la questione di in quale misura si possa dare una “scienza” – e cioè una conoscenza ed una elaborazione filosofica – di Dio, dell’uomo e del mondo.

 

I testi presentati in questo libretto sono in effetti abbozzi e schemi che il filosofo autore della Stella della Redenzione aveva buttato giù nei primi anni ’20 in vista della preparazione dei suoi corsi tenuti al Freies Jüdisches Lehrhaus (Libera casa ebraica d’insegnamento) di Francoforte sul Meno, città in cui si era trasferito a fine luglio 1920, e che rappresentava un singolare esperimento filosofico e sociologico, quello di coniugare divulgazione “alta” (nella tradizione delle Volkshochschulen tedesche) e riflessione filosofica sull’ebraismo. In questi testi si incrociano dunque – nella densità argomentativa e concettuale tipica degli appunti redatti per sé, per di più per mano di un autore che certo non indietreggia davanti a costrutti concettuali dialetticamente articolati – due esigenze diverse ma convergenti agli occhi del filosofo ebraico-tedesco: quella di un approfondimento delle cruciali questioni teoretiche ed esistenziali che lo portarono a rinunciare alla conversione al cristianesimo ed ad approfondire in senso filosofico la propria fede ebraica, e quelle di una loro presentazione ad un pubblico ampio e non specialista. «Rosenzweig aspirava proprio a questo – scrive Bertoldi nella sua introduzione –, a far uscire l’ebraismo dai libri e dal sapere, “che lo trattano come oggetto”, cercando di ridestarlo “come insegnamento vivente”, orale» (p. 14). E proprio un tale carattere orale è restituito in questa silloge della Giuntina: sia nel suo senso più originario (uno dei saggi presenti è, come detto, frutto di una trascrizione stenografica di una uditrice delle lezioni che Ronsezweig teneva al Freies Jüdisches Lehrhaus); sia però anche nel suo portato più squisitamente filosofico-religioso, che si incarica di riportare al centro della riflessione una genuina dimensione dell’ebraicità – dalla quale si dipartono poi tutte le questioni che attraversano le cruciali domande sulla fede e sull’esistenza, non solo all’interno della sua struttura di fede ed identitaria.

 

In tal modo ritroviamo, in questi brevi testi rosenzweighiani, tutti i motivi che innervano il suo opus magnum: il carattere filosofico del monoteismo, il rapporto tra vita e morte, o quello tra vita e legge; come anche la riflessione, davvero abissale qui nella sua intensità e concisione fenomenologica, sul nome («È curioso come tutta la serietà dell’ebraismo si concentri proprio sul nome. Serietà fino alla magia», p. 76). Rosenzweig mostra così di aver assimilato tutta la tradizione filosofica classica tedesca, da Kant ad Hegel, a Fichte ed alla Romantik, ed averla ripensata integralmente, per porla così al servizio di una ri-articolazione, concettuale ed esistenziale insieme, dell’ebraismo, che ha al suo centro il concetto specifico di “legge”, ma che si mantiene in continuo dialogo con tutto il pensiero occidentale: proprio perché entrambi – l’ebraismo ed il pensiero occidentale – riconoscono le proprie radici reciproche e le pongono in discussione.

 

«Così la legge di Dio si inserisce tra le leggi del mondo e dell’uomo. Simile alla legge naturale come alla legge morale, al punto da scambiarla con entrambe, [è] interpretata ora in quel senso ora in questo. (Sionismo e liberalismo!)» (p. 92). In tal modo Rosenzweig delinea una filosofia dell’ebraismo che rappresenta anche un rendiconto con tutte le istanze principali del proprio tempo: davvero un perfetto esempio di “discorso” su Dio e sul mondo che non si limita a parlare di tutto e di nulla, ma ingaggia un confronto serrato intorno alle classiche domande: cosa è il mondo? Cosa è l’uomo? Esiste Dio?



Casella di testo

Citazione:

Franz Rosenzweig, Dio, uomo e mondo (recensione di Gabriele Guerra), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", III, 2, novembre 2014

url: http://www.freeebrei.com/anno-iii-numero-2-luglio-dicembre-2014/franz-rosenzweig-dio-uomo-e-mondo


 


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