Primo Levi, Se questo è un uomo



di Chiara Dogliotti



Abstract
Chiara Dogliotti analyzes Primo Levi's most important book about his experience in Auschwitz following Alberto Cavaglion's new edition for 25th anniversary of his death.


Se questo è un uomo, il libro forse più noto di Primo Levi, viene riproposto da Einaudi in collaborazione con il Centro Primo Levi di Torino, nell’edizione critica curata da Alberto Cavaglion, in occasione del venticinquesimo anniversario della scomparsa dello scrittore torinese.

Il libro di Primo Levi è corredato, oltre che dagli esaurienti indici a cura di Daniela Muraca, da una presentazione e da un ricco apparato di note che fornisce un approfondito commento al testo, entrambi di Alberto Cavaglion.

Lo storico torinese traccia una breve storia editoriale di Se questo è un uomo, che se gode di larga fama da sessant'anni a questa parte, pure la sua prima pubblicazione non fu priva di difficoltà, in quanto il libro venne rifiutato da diverse case editrici tra cui la stessa Einaudi, finendo poi per uscire per i tipi di un piccolo editore torinese, Francesco De Silva, con modesto successo. Sarà con la nuova edizione Einaudi del 1958 e ancor più dopo la traduzione in tedesco che comincerà la fortuna editoriale del libro

Nel commento vengono puntualmente sottolineate le differenze esistenti tra la prima edizione del 1947 per De Silva e quella del 1958 per Einaudi.

Cavaglion ha cura di ridimensionare l’immagine un po’ stereotipata di Levi scienziato-scrittore, che ha fatto a lungo trascurare la sua qualità di letterato nella stesura di Se questo è un uomo. Viceversa questo commento vuole mettere in primo piano l’aspetto letterario di un’opera che, se esaminata da questo punto di vista, si rivela fitta di legami con gli autori di riferimento di Levi in quel momento della sua vita (Dante e l'Antico Testamento, certo, ma anche Baudelaire, T.S. Eliot, Vercors, Manzoni, Dostoevskij) ed estremamente curata sotto l’aspetto stilistico.

Il commento si concentra quindi su questi aspetti, lasciando in secondo piano la funzione di testimonianza e quasi di saggio sul tema della deportazione che pure il testo ha, ma che forse ha troppo spesso oscurato il suo valore letterario.

Emerge così tutto il fascino di un'opera che trascolora continuamente e con apparente naturalezza dal diario intimo all'esortazione morale, dalla cronaca in presa diretta alla riflessione etico-filosofica, dall’indagine antropologica alla citazione intertestuale.

E Cavaglion si sofferma in particolare sull’alternanza tra la cronaca e la riflessione, tra il movimento e la stasi, tra la narrazione e il suo commento, un’alternanza che dona al testo il suo ritmo e il suo straordinario equilibrio.

Grande attenzione è riservata all’intertestualità di Primo Levi, di cui si tenta di ricostruire i riferimenti letterari precedenti alla scrittura di Se questo è un uomo, attraverso un’indagine accurata e ponderate inferenze, compito reso arduo dalla scarsità di riferimenti documentati.

Se questo è un uomo è oggi un testo assai noto e frequentato e tuttavia la sua rilettura è sempre consigliabile per tentare di penetrare più a fondo un’opera densa e complessa che riunisce in sé il valore straordinario di una testimonianza diretta e precoce dell’esperienza di Auschwitz, il pregio letterario di una scrittura calibrata e cesellata con grande cura e l’afflato morale di un intellettuale che riflettendo sull’orrore vissuto, tenta nondimeno di ritrovare e riconoscere l’uomo oltre e dentro quello stesso universo di orrore.

Questo viaggio in Auschwitz e ai confini dell’umanità viene condotto dall’autore con il suo particolare stile, che rifugge gli eccessi, preferendo il tono dell’ironia, a volte dolente, altre ficcante, l’asciuttezza della cronaca o la piana riflessione.

Riproporre in una nuova edizione critica quest’opera è forse il modo migliore di ricordare l’anniversario della scomparsa di Primo Levi, riproponendo la sua strenua e tuttavia fiduciosa ricerca dell’umanità ben tratteggiata da Cavaglion in questo passo:


Questo libro si apre con una poesia dove la voce giudicante esprime seri dubbi sulla natura umana, ma all’ultima pagina - cheè una pagina di diario – si chiude con una certezza: «Eravamo rottidi fatica, ma ci pareva, dopo tanto tempo, di avere finalmente fatto qualcosa di utile; forse come Dio dopo il primo giorno della creazione». Tra una distruzione non pienamente compiuta e una seconda Genesi altrettanto ardua da incominciare va a collocarsi lo «studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano» che troviamo enunciato nella premessa.1


Note

1. P. Levi, Se questo è un uomo, Torino, Einaudi, 2012, pag. XI.



Casella di testo

Citazione

Primo Levi, Se questo è un uomo (recensione di Chiara Dogliotti), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", II, 1, giugno 2013

url: http://www.freeebrei.com/anno-ii-numero-1-gennaio-giugno-2013/primo-levi-se-questo--un-uomo





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