Alberto Martinengo, Fuori e dentro la filosofia


"Free Ebrei", IV, 2, settembre 2015


Fuori e dentro la filosofia: i Quaderni neri 1931-1938




Abstract

Alberto Martinengo analyzes the first Italian edition of Martin Heidegger's "Black Notes" and its importance for any reevaluation of German philosopher's anti-Semitism.


«Pur avendo scommesso sulla discontinuità nel modo di pensare, Heidegger finisce per contribuire all’apogeo istituzionalizzato della coscienza di sé»: con queste parole, Reiner Schürmann commentava l’uscita dei Contributi alla filosofia, l’importante testo di Martin Heidegger composto tra il 1936 e il 1938 e pubblicato postumo nel 1989. Si sarebbe tentati di riutilizzare gli stessi termini oggi per riassumere il senso del primo volume dei Quaderni neri, appena tradotto per Bompiani. Nel panorama degli interpreti di Heidegger, Reiner Schürmann è infatti tra coloro che con maggiore lucidità ripongono, negli anni Ottanta, il problema della sua adesione al nazionalsocialismo. Contrariamente al mainstream di quegli anni, lo fa evitando con cura due opposte semplificazioni: quella del processo postumo a Heidegger e alla sua filosofia; e quella della cancellazione del problema, come se si trattasse di un accidente biografico insignificante. Schürmann sceglie un’altra strada. E la articola con chiarezza in Des hégémonies brisées (1996), il libro dal quale proviene quel riferimento ai Contributi alla filosofia. I testi heideggeriani degli anni Trenta – questa è la sua tesi – sono una sorta di scena teatrale, che vede rappresentarsi la tensione teorica e politica tra due istanze: quella anarchico-emancipativa del superamento della metafisica e quella totalitaria di una metafisica al quadrato nella quale Heidegger tende a ricadere una volta di più.

 

La lettura dei Quaderni neri 1931-1938 restituisce in modo evidente una sensazione simile. L’attualità politica è naturalmente centrale nelle 700 pagine di questo primo volume, mentre il tema dell’antisemitismo lo diventerà negli anni successivi. Ma già qui si traccia con chiarezza la struttura formale sulla quale l’“antisemitismo metafisico” – come lo ha correttamente definito Donatella Di Cesare – si radicherà. Si tratta proprio della presenza di una strategia e di una controstrategia opposte, che tracciano una sorta di crinale nel progetto filosofico heideggeriano. L’impressione è allora quella di entrare in un cantiere aperto – il “laboratorio speculativo” di cui parla Alessandra Iadicicco, la traduttrice italiana. Otto anni di appunti e interventi per i quali, ancor più che per la raccolta omonima di Heidegger, vale la metafora dei sentieri interrotti, dei cammini – talvolta dei labirinti – di cui non è facile trovare un disegno comune. O in cui, appunto, convivono disegni diversi e contrastanti. Del resto, il riferimento cronologico non è irrilevante. Se le riflessioni che Heidegger consegnava ai suoi quaderni con la copertina nera attraversano quasi un quarantennio, questo primo volume occupa un arco di anni il cui elemento più caratteristico, per il pensiero heideggeriano, è proprio la prima articolazione della Kehre, ossia dell’idea di una svolta antimetafisica del pensiero. Ma, come è noto, dello stesso arco fa parte anche il momento biograficamente più rilevante del suo impegno politico: l’adesione pubblica al regime e l’assunzione della carica di rettore a Friburgo. Ne fanno parte i testi in cui Heidegger progetta la liberazione da una nozione di verità che interpreta come oggettivante e violenta; ma anche le pagine dell’Autoaffermazione dell’università tedesca e i contenuti filo-hitleriani del suo Appello agli studenti tedeschi (1933).

 

Come muoversi, dunque? Se non come una bussola, questo volume dei Quaderni neri funziona sicuramente come una mappa geografica delle questioni: una mappa che non ha lo scopo di riordinare o urbanizzare i problemi ma che, al contrario, enfatizza il carattere proteiforme delle riflessioni di Heidegger. In questa prospettiva, c’è almeno un piano che raccoglie i frutti della tensione di cui si diceva. È quello che vede all’opera due metafore influenti: da una parte, allora, il lessico della fine della metafisica (il suo compimento, la sua demolizione ecc.); dall’altra, la costellazione semantica della fondazione da ritrovare (il nuovo inizio, il potenziamento dell’essere o dell’essenza, il radicamento).

 

Il crinale attorno al quale si organizzano i due versanti del discorso è, senza dubbio, quello dell’«accadimento dell’essere»: una nozione-chiave dagli anni Trenta in poi, che i Quaderni neri 1931-1938 mostrano nella sua delicata elaborazione. La domanda «Perché accade l’essere?» diventa così, fin delle prime pagine, il tema fondamentale da cui «procede il filosofare» (p. 7); ed è questione che prende rapidamente la forma verbale del wesen, del “dispiegarsi essenziale” degli enti a partire dall’evento. Con ciò, la fine della metafisica coincide con la scelta di abbandonare il linguaggio della sostanza – e perfino le nozioni di esistenza, di esserci, di essere – per dire il dispiegarsi essenziale (p. 93). Fuori dal lessico della sostanza emerge allora, ripetutamente, il ricorso alla poesia: pensata anzitutto nel senso di un veicolo linguistico non metafisico (di Hölderlin scriverà che «la sua poesia è il primo superamento di tutta la “metafisica”», p. 559); e, in secondo luogo, intesa come poesia dell’essere (p. 20), cioè non in quanto linguaggio in versi, bensì in quanto densificazione di un determinato ordine dell’essere, come dice il tedesco Dichte, densità.

 

Sul versante opposto, il tema della fondazione da ritrovare disegna un problema molto diverso. Se l’accento posto sul verbo «wesen» porta con sé l’idea che la verità non consista nell’oggettivazione, ma nel «lasciare entrare l’ente – lasciarlo passare “attraverso” l’esser-ci» (p. 13), la contro-strategia che punteggia queste pagine è l’appello al radicamento. La fondazione da ritrovare vale infatti come un richiamo a «fare-ritorno-al-suolo» (p. 79, ma cfr. anche pp. 222, 352-353, 366) e come la stigmatizzazione nei confronti dello sradicamento (pp. 43, 84, 93, 102, 386, 453, 475-476, 483, 509). «Farci ben radicati al suolo» ci consente di afferrare il nuovo inizio che Heidegger progetta per la filosofia (pp. 19-20, ma cfr. anche pp. 50-51). Un nuovo inizio che, come sapevamo dallo Heidegger già edito, coincide con l’«inizio originario» del pensiero greco (p. 23). Ma in queste pagine, quasi inaspettatamente, possiamo seguire parola per parola la risemantizzazione dell’ideale filosofico greco attraverso il radicamento di un popolo nel suo suolo: il popolo tedesco, del quale i Quaderni neri vogliono cogliere «la risvegliantesi realtà» (p. 144) che è anche un risveglio filosofico, giacché soltanto l’uomo tedesco «può dire e poetare l’essere» e «alla fine creerà la logica» (p. 36).

 

Questa strategia del popolo e del radicamento – del radicamento di un popolo, per dirla senza mezzi termini (pp. 162, 179-183, 228, 582-583) – non ha più nulla a che fare con la prima linea teorica: quella dell’essere come verbo, che nei testi più tardi di Heidegger prenderà la forma del “lasciar essere”. Il riferimento al dispiegarsi essenziale smonta la filosofia della sostanza, perché non dà un nome – un sostantivo – all’essere. Di contro, in queste pagine la strategia del radicamento è potentemente sovradeterminata dalla ricerca di un principio, dall’«istituzione dell’Essere radicata in un fondamento da se stesso fondato» (p. 499). Da una parte, l’essere senza nome, l’essere come voce verbale. Dall’altra, l’essere che ha un nome ben preciso, quello di una nuova origina che non sostituisce la metafisica con un’attitudine rinnovata del pensiero, bensì con l’ethos più antico e costante dell’occidente filosofico: la costruzione del fondamento.

 

 

Dei Quaderni neri di Heidegger si parlerà nei prossimi giorni, in un convegno organizzato da Donatella Di Cesare a Roma, da lunedì 23 a mercoledì 25 novembre 2015. Tutti i dettagli sono disponibili qui: http://wp.me/s1VVn2-232015



Casella di testo

Citazione:

Alberto Martinengo, Fuori e dentro la filosofia, "Free Ebrei. Rivista di identità ebraica contemporanea", IV, 2, settembre 2015

url: http://www.freeebrei.com/anno-iv-numero-2-luglio-dicembre-2015/alberto-martinengo-fuori-e-dentro-la-filosofia



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