Paola Paumgardhen, Theodor Herzl. Tra letteratura e sionismo

"Free Ebrei", III, 1, gennaio 2014


Paola Paumgardhen, Theodor Herzl. Tra letteratura e sionismo, Acireale-Roma, Bonanno Editore, 2011, 254 pp., € 20

 

di Maria Teresa Dal Monte

 


Abstract

Paula Paumgardhen'e essay is a biography of Theodor Herzl through the dialectic tension between literature and politics which always characterized the life of the founder of the Zionist movement.



Il bel libro di Paola Paumgardhen Theodor Herzl. Tra letteratura e sionismo ha il respiro della monografia. Il fondatore del sionismo politico, nato a Pest nel 1860, viene qui infatti presentato a cominciare dalla sua formazione di precoce scrittore nel contesto dell’ebraismo liberale e progressista, dapprima a Budapest e dal 1878 a Vienna, due capitali nelle quali un'élite borghese ebraica, di cui gli Herzl sono parte, fa spesso da avanguardia a una borghesia assetata di cultura e di sviluppo economico. Il ricco materiale storico e letterario, finora poco conosciuto, è rapportato fondamentalmente nel libro a due temi: il concetto di ghetto psicologico, morale, mantenuto in vita da un perdurante antisemitismo che diviene virulento alla fine del secolo, contribuendo a fare di Herzl il fondatore del sionismo politico; la continua, feconda, stimolante dialettica tra letteratura e politica, tesa alla realizzazione di uno Stato ebraico, alternativo al ghetto senza mura, che rende il sionista Herzl, drammaturgo e narratore, saggista, giornalista e fine feuilletonista, una figura di statista forse unica. Grande rilievo è conferito da Paumgardhen nei due capitoli centrali all'esperienza francese di Herzl come corrispondente della "Neue Freie Presse" (1891-1895). 

La Terza Repubblica, che incentiva la sua svolta da letterato a politico, gli permette tra l’altro di studiare, specie nel corso delle elezioni del 1893, il fenomeno della massa e della sua manipolazione, per cui, come ben rileva l’autrice, aveva già mostrato grande sensibilità in alcuni "racconti filosofici" del 1888 che hanno a protagonista l’impresario teatrale Spangelberg, nell'ottica quindi squisitamente fin de siècle e Jung-Wien del Welttheater. La maturazione politica di Herzl diviene anche presa di coscienza e denuncia, diffuse tra gli intellettuali ebrei del tempo, della "messinscena dell’assimilazione ebraica" e dell’effettivo permanente ghetto morale. A Herzl, che a Parigi riteneva di essersi lasciato alle spalle la produzione drammatica, ciò ispira nell'ottobre 1894 l’opera teatrale migliore, il dramma politico Das Ghetto, ambientato a Vienna, per Paumgardhen come per Schnitzler una tragedia. Diverrà poi Das neue Ghetto, Il nuovo ghetto, lo stesso titolo di un significativo articolo ,da lei citato, di Bernard Lazare, comparso su "La Justice"  del 17 novembre 1894, ispirato al caso Dreyfus. Secondo Paumgardhen, germanista attenta ai modelli culturali di Herzl, a cui la madre ha mediato già da bambino la letteratura e la lingua tedesca come autentica Muttersprache, l'antisemitismo, divenuto specificamente politico-sociale, impedisce nella tragedia all'intellettuale ebreo di inserirsi in società secondo i canoni del realismo borghese, e sancisce il fallimento del modello illuminista di un'Europa sovranazionale. La prima revisione del dramma termina nel 1894 quando il caso Dreyfus è ormai di dominio pubblico e diviene in Francia un autentico "psicodramma collettivo", facendo sempre più del nuovo ghetto degli Ebrei un fenomeno di dimensioni europee. L’opera teatrale non contiene però - nota l'autrice - un programma politico che si ponga come alternativo e risolutore. Questo comparirà nel saggio politico Der Judenstaat, Lo stato ebraico, che si impone a Herzl con la forza travolgente della necessità storica , e la cui genesi è ripercorribile già nel diario parigino Die Judensache, La causa ebraica. Paumgardhen sottolinea a questo proposito la capacità di Herzl, il quale a Vienna aveva studiato legge, ma dal 1884 fino allora si era votato alla letteratura e al giornalismo, di elaborare un progetto organico, scientificamente studiato, anche nei confronti dei protosionisti, da Moses Hess a Leo Pinsker a Nathan Birnbaum, sconosciuti comunque a Herzl al momento della stesura del saggio. E mette in rilievo la preminenza dell'elemento culturale occidentale che impronta il nuovo moderno esodo di massa pianificato e la struttura di uno stato modello liberalsocialista all'avanguardia sul piano tecnologico e sociale – basti pensare alla giornata lavorativa di 7 ore simboleggiata sulla bandiera da 7 stelle d’oro su fondo bianco. 

Il talento organizzativo e le doti mediatiche di Herzl culminano nella convocazione del congresso di Basilea nel 1897, autentica tribuna dell’ebraismo mondiale. Da questo momento la sua esistenza è contrassegnata da una febbrile attività diplomatica anche interna, di conciliazione cioè tra le varie componenti politiche e culturali del sionismo, per la creazione di uno stato ebraico in Palestina, attività che assorbe senza limiti le sue risorse psicofisiche , destinandolo ad una morte precoce nel 1904. Paumgardhen ci fa ripercorrere le tappe di questo tour de force tra attese e soprattutto delusioni, anche se la sua statura intellettuale ed etica, il suo carisma non lasciano indifferente nessuno degli illustri interlocutori. Particolare rilievo acquistano gli incontri di Herzl con l’imperatore Guglielmo II a Costantinopoli e a Gerusalemme nel 1898, dal quale si attende che grazie alla sua mediazione presso il sultano possa nascere uno stato ebraico come protettorato tedesco e quello determinante con il sultano Abdul Amid II nel 1901 che gli sottrae ogni speranza di una rapida realizzazione del suo progetto. La pubblicazione nel 1902 del romanzo utopico Altneuland, Vecchia terra nuova, viene presentata anche come compensazione a questo fallimento. L'immagine letteraria herzliana della vecchia nuova patria non può che prendere forma nella lingua che per lui come per altri Ebrei della diaspora resta – lo si legge già in Der Judenstaat - la patria dei suoi pensieri. Altneuland, il cui nome è ispirato alla Altneuschul, la più antica sinagoga di Praga, alternativa ideale ai ghetti europei, si situa in Palestina “tra restaurazione e utopia sociale”, aspira ad essere un’utopia realizzabile,è un sogno che ha la valenza dell’azione. 

E’ soprattutto espressione di una grande cultura occidentale che gli Ebrei con il loro cosmopolitismo hanno contribuito a creare e nei confronti della quale si pone a sua volta, in anni di crisi del liberalismo e dell'affermarsi di partiti di massa - sottolinea Paumgardhen - come modello. Citando infine quello che per Herzl è l'ultimo congresso di Basilea nel 1903, il sesto, l'autrice evidenzia insieme ancora il carattere distintivo complementare del leader sionista, autore del romanzo utopico, vale a dire un realismo pragmatico. Herzl si attira qui infatti critiche perché non aveva disdegnato di trattare con il russo Plehve che come ministro dell’ Interno era considerato da molti responsabile dell’eccidio di Kishinev nella Pasqua 1903. Non disdegna neppure di riflettere, nella penosa situazione di stallo delle trattative per la Palestina, e dopo il tragico pogrom, sull'opzione Uganda ,proposta dall'Inghilterra per lo stato ebraico. Ma il grande leader, che ancora nel 1904 si recherà a Roma per un difficile colloquio con Pio X e per un incontro con Vittorio Emanuele III, è ormai malato a morte: "nessun Mosè arriva nella terra promessa".





Casella di testo

Citazione:

Paola Paumgardhen, Theodor Herzl (recensione di Maria Teresa Dal Monte), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", III, 1, gennaio 2014

url: http://www.freeebrei.com/anno-iii-numero-1-gennaio-giugno-2014/paola-paumgardhen-theodor-herzl-tra-letteratura-e-sionismo 




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