Sigrid Sohn, Vagabondaggi veneziani

"Free Ebrei", VII, 1, marzo 2018



Vagabondaggi veneziani


Kadye Molodowsky presentata al "Ghimel Garden" (25 febbraio 2018)




Abstract
Sigrid Sohn tells at the literary brunch organized by Beit Veneziaa short biography of Kadye Molodowsky and Moyshe Kulbak, two of the most important Yiddish writers of the last century. She also remember Alessandra Cambatzu, her passion and love for Yiddish language.


“Sono una vagabonda”, così la mia amica Alessandra Cambatzu, pace all’anima sua, ha intitolato il libro di poesie scelte di Kadye Molodowsky che abbiamo tradotto insieme e che oggi presentiamo in questa sede.

Ma non tutti gli ebrei sono vagabondi e sparsi in giro per il mondo. I pochi che si sono rifugiati in Israele (per fortuna esiste) vivono dal 1948 – da quando è stato proclamato lo Stato di Israele – in una condizione di continua paura e angoscia, spesso persino in guerra.

Con Alessandra ho tradotto anche un romanzo di Moyshe Kulbak (Gli Zelmenyani), ma non avevo ancora tradotto nessuna sua poesia.

Conoscevo la Molodowsky e avevo letto qualche poesia della raccolta Storielle inclusa nel nostro libro. Prima di tradurre le sue poesie dovevo però approfondire la mia conoscenza della vita della poetessa, che conoscevo troppo poco, a differenza di Alessandra, lei sì che la conosceva bene, tanto che avrebbe voluto fare un dottorato in yiddish in Italia quando avesse finito il suo distacco nelle scuole italiane tedesche. Ma il destino non glielo ha permesso.

Per capire meglio le poesie della Molodowsky bisogna conoscere un po’ di più della sua vita. È considerata la più importante poetessa yiddish, sebbene abbia scritto anche novelle, drammi, articoli critici e sia stata anche editrice di una rivista chiamata “Sviva” (Dintorni).

Nata in una cittadina lituana, Kadye ricevette la prima educazione dal padre insegnante. Più tardi andò a Varsavia e Odessa per completare gli studi e iniziare la propria carriera di insegnante, una professione che esercitò per molti anni.

Le sue prime poesie furono pubblicate nel 1927 col titolo Giorni di novembre. Sono poesie che parlano in particolare delle donne, dei loro problemi nelle fredde e piovose sere autunnali, quando solo i bambini potevano dare loro un po’ di conforto e calore.

Nelle sue poesie dava vita alle cose inanimate, come facevano molti poeti romantici.

Nel 1931 seguirono poesie più mature con la raccolta chiamata col nome di una strada di Varsavia abitata dai poveri senza lavoro e da coloro che si riballavano all’ordine sociale. Kadye ebbe modo di conoscere assai bene questa gente, perché insegnava ai loro figli.

Lasciò la Polonia nel 1935 per approdare negli Stati Uniti, ma quel paese appena uscito dalla grande depressione le ricordava tanto la patria e non poteva darle quello che cercava.

È rimasto solo re David, la raccolta di poesie del 1946, rispecchia per lo più le tragedie del suo popolo durante la Shoah.

Con la proclamazione della Stato di Israele nel 1948 la nostra vagabonda non poté resistere e un anno più tardi la troviamo già a Tel Aviv dove pubblicò un periodico con il nome significativo di “Heim” (Casa), che uscì dal 1950 al 1952. Felice per la rinascita di “Sion”, pubblicò immediatamente un volume di liriche chiamato “Arrivano gli angeli a Gerusalemme” per aiutare la gente a ricostruire la nuova città di Gerusalemme, come dice in una delle poesie non contenute nel nostro volume.

Non molto tempo dopo decise di tornare negli Stati Uniti. Nella sua nuova patria patì però un’altra delusione quando dovette constatare che i figli delle ultime generazioni crescevano in un ambiente che non piangeva più per la perdita di Sion come avevano fatto per anni i loro antenati, a partire da Obadiah di Bertinoro (ca. 1450 – prima del 1516), partito nel 1488 dall’Italia, fino a David Ben Gurion (1886-1973), che arrivò nel 1906 nella terra ancora chiamata Palestina e che poi diventò il primo Primo Ministro del nuovo Stato di Israele.

Il libro conclude la raccolta Luce del roveto caratterizzata de brevi poesie, semplici e suggestive. Respirano la sua pace con Dio e gli uomini.

Nel 1960 negli Stati Uniti raccolse attorno a sé un gruppo di scrittori e di suoi ammiratori. Su loro pressante richiesta diede nuova vita al quadriennale “Sviva” fondato nel 1943, come organo di prosa e lirica per poeti americani e israeliani giovani e non, ma anche per pubblicazioni letterarie originali.

In questo modo New York si era praticamente sostituita a Varsavia come centro creativo della cultura Yiddish.

Quando morì, nel 1975 negli Stati Uniti, Kadye Molodowsky aveva 81 anni.

 

Per concludere vorrei ora parlare brevemente di un altro poeta lituano, Moyshe Kulbak, già menzionato prima, di cui qualche anno fa Alessandra e io abbiamo tradotto il romanzo Gli Zelmenyani. Kulbak nacque nel 1896 a Smorgon, come Sutzkever. Quindi è praticamente coetaneo della Molodowsky. Era un poeta che però si distingueva nello stile e nei motivi da tutti gli altri.

Un vagabondo anche lui, visse per un periodo a Berlino in Germania, dove scrisse il poema satirico Disner Childe Harold, elaborando il periodo trascorso in Germania durante la repubblica di  Weimar, in pratica una satira della degenerata borghesia tedesca, e influenzato moltissimo da Heinrich Heine (Wintermärchen).

Tornato in Lituania entrò nello Yiddish Pen Club appena fondato a Vilna e insegnò letteratura yiddish nella scuola superiore e nel seminario per insegnanti e, soprattutto, scrisse il meraviglioso poema “Vilna” in cui paragona la città a un cammeo incastonato in Lituania, le sue pietre a libri sacri e le sue pareti a pergamena.

A Vilna tutte le sue opere furono pubblicate in tre volumi nel 1929, cui si aggiunse anche la ristampa del suo romanzo sovietico Gli Zelmenyani (1931-1935) che potrebbe essere, secondo alcuni critici, una cronaca della sua famiglia.

Nel 1929 Kulbak si trovava già a Minsk, dove scrisse in effetti i due volumi del quel romanzo.

Purtroppo però il criticismo letterario dell’ideologia sovietica non andò d’accordo con il suo talento e ben presto fu dichiarato nemico del popolo, membro di un’organizzazione  antisovietica e agente dei servizi d’intelligence polacchi.

Fu imprigionato e giustiziato il 29 ottobre 1937. Kulbak fa parte, quindi, di quegli intellettuali assassinati nelle purghe staliniane. Nel 1956 fu riabilitato, ma a oggi non si sa dove fu imprigionato, né dove si trovino le sue spoglie.


 


Casella di testo

Citazione:

Sigrid Sohn, Vagabondaggi veneziani, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VII, 1, marzo 2018

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-vii-numero-1-gennaio-giugno-2018/sigrid-sohn-vagabondaggi-veneziani





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