I ponti di Alessandra (Torino 2018)

“Free Ebrei", VII, 1, giugno 2018

 

I ponti di Alessandra 

 

Premio etico-didattico (Torino 2018)

 

di Vincenzo Pinto

 

Abstract

Vincenzo Pinto summarizes the first Italian school competition of translation of Yiddish literature from German into Italian, which was held in Turin.




Si è svolta martedì 5 giugno pomeriggio nella sede centrale del Goethe Institut di Torino la premiazione della prima edizione “torinese” de I ponti di Alessandra. L’iniziativa, ideata da Free Ebrei e promossa da due enti torinesi tradizionalmente sensibili ai temi della storia ebraica e della traduzione (il Goethe Institut e l’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini), ha visto come protagonista una classe del torinese Liceo classico Vincenzo Gioberti (indirizzo linguistico).

Come per l’edizione 2016-17, anche quest’anno la gara consisteva nella traduzione in italiano di un brano tratto da un testo letterario yiddish disponibile in tedesco. L’anno scorso avevamo scelto il racconto Gimpel l’idiota di Isaac Bashevis Singer (titolo di una raccolta di racconti edita da Mondadori, che Alessandra aveva letto da ragazza). Quest’anno abbia deciso (e osato) di spingerci su qualcosa di più complesso: il Dibbuk, opera teatrale di Sholem Anski.

Il Dibbuk (in ebraico דיבוק, cioè "attaccato", "incollato") è forse l’opera più nota del teatro yiddish. L’opera, come molti sanno, narra la storia d’amore finita tragicamente fra due ragazzi promessi sposi. Vi sono molti ingredienti tipici del mondo yiddish: il miscuglio tragico-comico fra morte e vita, gioia e dolore, giovani e anziani, esemplificato nel maldestro esorcismo rabbinico per staccare da Leyele il “fantasma attaccato” di Khonen; il rapporto fra Talmud e Kabalah, fra pensiero razionale e pensiero mistico, cioè fra i diversi gradi interpretativi della sacra scrittura (la leggenda del Pardes, cioè Pa.R.De.S); una società tradizionale in fase di trasformazione (siamo alla vigilia della guerra mondiale), dove l’amore “mercificato”, uscito dalla finestra, rientra dalla porta in modo così possente da mandare in crisi un assetto familiare consolidato.

Il Dibbuk, scritto da Anski durante la Prima guerra mondiale, è il frutto di una ricerca antropologica biennale condotta fra le comunità ebraiche di Podolia e Volinia (regioni storiche corrispondenti all’Ucraina occidentale e meridionale). Scritta e redatta in varie lingue (russo, ebraico e yiddish), l’opera sarà rappresentata nel primo dopoguerra con successo in tutto il mondo. Diverrà un’opera lirica grazie al torinese Lodovico Rocca (1928-30) e poi un noto film della cinematografia yiddish grazie al regista ebreo polacco Michał Waszyński (1937).

La scelta di dedicare questa seconda annata de I ponti di Alessandra al Dibbuk è motivata dal fatto che, esattamente dieci anni fa, Alessandra aveva tradotto e doppiato i dialoghi del film di Waszyński per una rassegna cinematografica curata proprio dal Goethe Institut e dalla comunità ebraica di Torino: I luoghi dello yiddish. Contrariamente al format berlinese, la sperimentazione torinese è stata introdotta da una lezione sul mondo culturale yiddish all'interno di un laboratorio di traduzione, cui hanno fatto seguito una “prova” di traduzione e la gara stessa, che si è svolta in primavera.

La premiazione è stata introdotta da un discorso di Maria-Antonia de Libero, vicedirettrice del Goethe Institut di Torino, che ci ha ricordato la ricca presenza di espressioni idiomatiche yiddish nella lingua tedesca (in particolare, nel ramo materno prussiano orientale della sua famiglia). L’ideatore ha spiegato i motivi della scelta del testo e il rapporto (fecondo e poco noto) fra lingua yiddish e lingua tedesca. Marco Brunazzi, storico e vicepresidente dell’Istituto Salvemini, ha parlato della cultura politica yiddish, soffermandosi in particolare sul Bund (la socialdemocrazia ebraica), il cui inno è stato scritto proprio da Anski nel 1902. Sarah Kaminski, docente di lingua e letteratura ebraica all’Università di Torino, ha spiegato la rilevanza storica e culturale del Dibbuk nel mondo yiddish, soffermandosi sulle figure femminili al suo interno. 

La vincitrice della gara è stata la giovane Maryam Ainane (studentessa di quarta di origini marocchine), che ha tradotto il brano introduttivo del primo atto. Maryam ha poi tenuto un breve discorso di ringraziamento, dove ha espresso tutta la propria meraviglia e sorpresa per una letteratura e una cultura che non conosceva, ma che, grazie alla loro insegnante, è riuscita ad “avvicinare” e ad apprezzare in profondità. 

Molto toccante è stato l’intervento di Lorenzo Manetta, ex studente al Liceo Volta, che ci parlato brevemente del suo rapporto umano e didattico con Alessandra (che conservava un certo riserbo sulla sua passione yiddish).

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile la prima edizione sperimentale “torinese”: i docenti del Liceo Gioberti (cito soprattutto Giorgio Kurschinski, Marcella Pilatone e Angelika Eberl), la sapiente opera di revisione delle traduzioni condotta da Paola Barberis, il personale dell’Istituto Salvemini (Caterina Simiand, Donatella Sasso, Elena Sgubbi e Marco Brunazzi), Sarah Kaminski e, naturalmente, Maria-Antonia de Libero, che ha sostenuto con entusiasmo l’iniziativa etico-didattica. Un ringraziamento anche agli editori che hanno fornito i testi per la premiazione: Giuntina, Adelphi, Voland e Belforte.

Speriamo l’anno venturo di poter estendere il concorso ad altre scuole torinesi (e, perché no, piemontesi), perfezionando il format di un’iniziativa dall’alto valore etico-didattico. Se Fra i due mondi è il titolo originario del Dibbuk (espressione che può essere variamente letta in senso allegorico, metaforico, letterale, ecc.), allora I ponti di Alessandra sono proprio l’esemplificazione di questa appartenenza mai del tutto completa a due diverse realtà: quella mistica e razionale. Due realtà reciprocamente intransigenti e intolleranti, ma che vanno comprese, vissute e “attraversate”, in un senso e nell’altro. Akiva, come ci insegna la leggenda dei quattro rabbini, entrò in pace e se ne andò in pace dal paradiso.

 



Galleria fotografica

(Le foto si devono a Linuccia, cara amica di Alessandra)




Maria-Antonia de Libero presenta l'iniziativa












Vincenzo Pinto illustra Di shvue (Il giuramento) di Anski












Marco Brunazzi parla del Bund ebraico












Sarah Kaminski spiega la ricchezza culturale del Dibbuk











Maryam Ainane riceve la busta di libri e la targa del primo premio














Lorenzo Manetta ricorda la sua professoressa di liceo
























Casella di testo

Citazione:

Vincenzo Pinto, I ponti di Alessandra (Torino 2018), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VII, 1, giugno 2018

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-vii-numero-1-gennaio-giugno-2018/i-ponti-di-alessandra-torino-2018





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