Maria Rita Salustri, Paideia

"Free Ebrei", V, 1, giugno 2016


Studi ebraici in una prospettiva multiculturale. Paideia: “fiore all’occhiello” dell’Europa del dialogo


di Maria Rita Salustri


Abstract

Maria Rita Salustri illustrates the meaning of Paideia Institute in Stockholm, which offers a very important program in Jewish studies.



Paideia è l’Istituto europeo di studi ebraici a Stoccolma che ogni anno attira candidature da ogni parte del mondo. Un ambiente internazionale, accogliente ed intellettualmente stimolante dove appassionati di ebraismo, provenienti da diversi campi di studio ed attività professionale, si accostano alle fonti della tradizione ebraica in un’ottica interreligiosa. Paideia, infatti, è un Istituto non confessionale d’eccellenza che coniuga una variegata formazione classica con la costante valorizzazione di idee innovative. Per questo motivo, accanto alla didattica tradizionale, vengono promosse attività culturali connesse alla società civile europea nel suo complesso. La convinzione che anima la scuola sin dalla sua (relativamente) recente istituzione nel 2000 è che proprio attraverso l’attiva partecipazione degli studenti alla vita ebraica nella sua concretezza e nel suo dinamismo sia possibile realizzare al meglio i valori umani e gli obiettivi formativi che persegue. Rinnovare l’interesse per l’ebraismo, coltivare il dialogo interreligioso e promuovere una prospettiva costruttiva della minoranza ebraica nell’ambito dell’Unione Europea sono solo alcuni dei valori e degli obiettivi che distinguono Paideia, che rappresenta la più innovativa e fruttuosa fusione tra vita accademica, attività professionale e impegno comunitario. In questo modo, il proficuo apporto di una minoranza culturale passa attraverso l’allenamento al pensiero critico, la disponibilità a condividere il proprio patrimonio di conoscenze e il sostegno fornito ad una società democratica, rispettosa ed inclusiva. Come ha affermato Frida Schatz, preside della scuola: “È importante mostrare ai nostri studenti, che siano ebrei o no, l’importanza della cultura ebraica in Europa accanto alle altre culture. La specificità di Paideia è proprio nella sua apertura e nel suo tentativo di costruire ponti tra le diverse religioni. E l’elemento fondamentale per costruire questi ponti è proprio il rispetto reciproco”.

 

Il cuore dell’offerta formativa di Paideia è il Programma Annuale di Studi Ebraici. Questo prevede l’approfondimento delle Scritture e l’introduzione al pensiero cabbalistico con studiosi provenienti dalle più prestigiose università israeliane ed europee. Nell’approccio critico alle fonti originali il metodo tradizionale seguito è quello “hevruta” che consiste nel confronto interpretativo dei testi da parte di piccoli gruppi di studenti (“hevruta” in ebraico ha la stessa radice di “haver”/“amico”) con la guida di un docente responsabile. Si tratta quindi di un metodo coinvolgente e riflessivo nello stesso tempo, in quanto lo studio di un brano è spesso l’occasione per un ripensamento, contestuale e consapevole, sulla società contemporanea. Ecco perché a Paideia assume un’importanza altrettanto centrale l’insegnamento intensivo dell’ebraico se consideriamo che il linguaggio è ciò che ci mette in comunicazione col mondo esterno e che disvela il patrimonio culturale di un popolo. Secondo Noa Hermele, vicedirettore, “Paideia è un luogo di incontro pan-europeo per le persone che vogliono confrontarsi sui valori dell’ebraismo e sul loro significato attuale. Attraverso il corso annuale il nostro obiettivo principale è permettere agli studenti, attraverso lo studio dei testi, di esprimere in autonomia la propria visione del mondo in un’ottica complessiva”.

 

Cultori di materie ebraiche appartenenti al mondo della politica, dell’università e della comunità tengono periodicamente lezioni/confronto di approfondimento su tematiche complesse e attuali. Anche gli studenti sono coinvolti attivamente nel processo formativo attraverso cicli di seminari in cui sono invitati a presentare a turno un argomento connesso a particolari aspetti dell’ebraismo nel proprio paese di origine. Oltre a ciò, al termine degli otto mesi di studio, i diplomati di Paideia presentano il progetto che in base ai propri interessi personali hanno scelto per la dissertazione finale. Quest’ultima può riguardare un progetto di ricerca scientifica o lo sviluppo di un laboratorio educativo su un aspetto centrale della cultura ebraica; ma su qualunque materia verta la scelta, lo studente ha piena libertà di ideazione e può eventualmente beneficiare di fondi per la realizzazione del proprio progetto.


Accanto al già ricco panorama didattico di base, durante il corso sono previste molteplici attività parallele e trasversali come ad esempio il “Paideia Project-Incubator”. Quest’ultimo è un programma estivo che si propone di supportare lo sviluppo di idee innovative connesse alla mission di Paideia e che fino ad oggi ha dato l’impulso a più di centonovanta progetti in tutta Europa. Nell’arco di dieci giorni si alternano attività socio-culturali e piani di tutoraggio individuale per ciascun partecipante.


Paideia Alumni Conference”, invece, è una iniziativa sostenuta da Paideia e dall’Associazione Paideia Alumni che in media richiama partecipanti da venticinque paesi europei. Ogni anno, in una città diversa, viene organizzato un ciclo di conferenze incentrato su studi e patrimoni di comunità ebraiche locali. Quest’anno “Paideia Alumni Conference” si terrà dal 16 al 19 Giugno presso il suggestivo Museo della Storia degli Ebrei Polacchi a Varsavia.

Paideia, inoltre, è membro fondatore del “One Sweden Network” che si attiva per combattere antisemitismo e xenofobia in Svezia. Si tratta di una rete tra comunità di diverse confessioni religiose (ebree, musulmane e cristiane in primis) e lo scopo primario è promuovere una società che sappia avvantaggiarsi del potenziale di tutte le persone fornendo loro gli strumenti per valorizzare il contesto in cui vivono.

Merita di essere menzionato anche il Programma per i Musei Ebraici d’Europa che Paideia promuove periodicamente insieme con la Rothschild Foundation e in cooperazione con l’Associazione Europea dei Musei Ebraici. L’ambiziosa iniziativa si rivolge principalmente a direttori e a curatori  museali, ma eventualmente possono essere coinvolti anche i diplomati presso Paideia.  

 


Come se questi aspetti non bastassero già di per sè a suggerire l’idea di un Istituto culturale sui generis, il programma formativo include il viaggio studio in Israele che quest’anno si è protratto per due settimane. Ad una prima, intensa, settimana di studio e riflessione sul tema ineludibile dell’Olocausto presso Yad Vashem (Gerusalemme), ne è seguita un’altra altrettanto intensa e quasi “catartica”, letteralmente “on the road”. Seguendo le tracce della tradizione di pensiero che vede il viaggio come momento riflessivo-formativo e di apertura all’alterità, l’itinerario ha previsto visite guidate ai suggestivi siti di Masada e Qumran, al mar Morto, ai vari kibutzim, al deserto del Negev. Non è mancata una visita a Sderot, cittadina al confine con Gaza, e a un’impressionante area da gioco per bambini e ragazzi interamente in cemento armato, atta a fungere all’occorrenza da rifugio anti missile.

 

Sono senza dubbio momenti speciali come questi che alimentano l’affiatamento degli studenti che annualmente affrontano un percorso denso di emozioni. Un affiatamento e un entusiasmo che concorrono a cementare amicizie, a stimolare l’ideazione di progetti più coscienti del mondo nel quale viviamo e che pertanto contribuiscono a creare un clima di costruttiva e spontanea collaborazione tra gli studenti. Yiannis, insegnante di lingua e mitologia greca (Grecia), ha commentato così la sua avventura di studio all’estero presso Paideia: “Ho apprezzato molto l’approccio aperto sull’ebraismo, lo studio critico del Talmud e l’attenzione data alla storia degli ebrei dell’Est Europa. D’altra parte, in termini di esperienza mi sento arricchito dall’avere condiviso per un periodo la vita e gli studi con persone provenienti da differenti panorami culturali, dall’avere sperimentato i diversi aspetti di Stoccolma. Infine ho gradito molto l’essere stato coinvolto nella vita religiosa ebraica di questa città.

 

Paideia è la parola greca che nell’ottica occidentale indica “educazione” e/o “cultura” in un’accezione complessa. Tale parola suggerisce l’idea di crescita personale continua, consapevole, basata sul confronto attivo, sul dialogo, al di là del mero insegnamento nozionistico, dato una volta per tutte. Suggerisce, inoltre, un ideale di civiltà e progresso che necessariamente si fonda sul dialogo e sulla riflessione critica. Per tali motivi è un nome appropriato se riferito all’Istituto di studi ebraici che in una Europa pluralista e multisfaccettata mira a metterne in luce una componente certamente minoritaria, ma al tempo stesso pronta a condividere il proprio prezioso patrimonio culturale in una prospettiva di progresso, civiltà e democrazia comuni a tutti i popoli.

Negli anni i diplomati presso Paideia si sono distinti a livello nazionale e locale per l’impulso fornito alla promozione di un fruttifero dialogo interreligioso e per l’incoraggiamento infuso alla conoscenza dell’ebraismo nel suo complesso, nella consapevolezza che fare emergere gli aspetti più costruttivi delle minoranze religiose sia un compito meritevole da opporre a ogni forma di antisemitismo, intolleranza e ignoranza che in queste si cela. Ricerca, educazione, editoria, istituzioni museali, università, vita comunitaria, imprenditoria: sono questi i luoghi dove i diplomati presso l’Istituto europeo di studi ebraici di Stoccolma trovano la loro collocazione più propizia. Nelly, cultrice di beni culturali ebraici (Francia), ha dichiarato in proposito: “Da appassionata e studiosa di arte ebraica mi sono resa conto che non avevo una solida preparazione sui testi fondamentali dell’ebraismo. Inoltre volevo approfondire la storia ebraica. Alla fine posso dire di essere molto felice di avere ampliato la mia conoscenza in una prospettiva laica su aspetti che mi sento stimolata a sviluppare, anche in vista di una futura occupazione nell’ambito museale. Sono felice anche perché, pur provenendo da una famiglia ebrea, molte cose erano completamente nuove per me. In particolare ho trovato entusiasmante studiare con persone appartenenti a diverse confessioni e provenienti da tutta Europa”. 

I criteri di ammissione all’Istituto sono strettamenti connessi alle motivazioni, alle capacità personali e agli studi universitari pregressi. Determinate è inoltre la volontà dei candidati di contribuire alla conoscenza e al rinnovo della cultura ebraica europea nelle forme e nei modi da essi liberamente scelti e che possono avere come scenario il mondo accademico, quello delle arti in generale o altro ancora. Come ad esempio nel caso di Ruba, pittrice (Terra Santa), che ha sottolineato: “Frequentare Paideia ha aperto la mia mente, facendomi vedere le cose da prospettive differenti e mi ha motivata ancora di più ad approfondire gli studi in questo campo, dal momento che in futuro vorrei occuparmi della promozione del dialogo interreligioso. Frequentare Paideia è stato inoltre d’ispirazione per la mia carriera artistica. I miei dipinti sono connessi soprattutto alle Scritture di fedi differenti e alla cultura semitica in generale. Nelle mie opere amo usare la calligrafia soprattutto araba e aramaica e ora, dopo Paideia, posso usare anche l’ebraico per mettere in luce gli elementi di comunanza tra le tre grandi religioni monoteiste”. Per questo motivo, nessuna rilevanza assumono per Paideia criteri legati all’età, al credo religioso, all’origine geografica e al genere. Merita inoltre di essere ricordato il fatto che il programma intensivo di Paideia permette ai neo-diplomati di accedere, con un’abbreviazione di carriera, al corso di laurea magistrale in Studi ebraici in collaborazione con l’Università di Heidelberg. Quest’anno il termine ultimo per inviare le candidature è il 15 Aprile. Altre informazioni utili sul sito: www.paideia-eu.org




Casella di testo

Citazione:

Maria Rita Salustri, Studi ebraici in una prospettiva multiculturale. Paideia: "fiore all'occhiello" dell'Europa del dialogo, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", V, 1, giugno 2016

url: http://www.freeebrei.com/anno-v-numero-1-gennaio-giugno-2016/maria-rita-salustri-paideia




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