Paolo Di Motoli, Il 1977 in Israele

Free Ebrei", VI, 1, giugno 2017


Il 1977 in Israele. Menachem Begin e il declino della secolarizzazione


di Paolo Di Motoli


Abstract

Paolo Di Motoli sumarizes the 40th anniversary of Likud's rise to power and, mostly, he focuses on the decline of secularization (and its socio-political paradigm) in Israel after the end of the Leftist coalition.






La teoria della secolarizzazione ci diceva che con lo sviluppo e la modernizzazione delle società la religione avrebbe rivestito via via un ruolo marginale. Nella teoria di autori pur diversi come Durkheim e Weber si osservava la porzione di vita sociale sempre minore che la religione occupava e indirizzava. La separazione tra ambiti religiosi e istituzioni che si rendono autonome (pensiamo alla separazione tra stato e chiesa) e il progressivo autonomizzarsi della cultura (pensiamo alla scienza che si emancipa dal trascendente e dall’autorità della Chiesa)esemplificano bene il concetto. Il sociologo Thomas Luckmann ha radicalizzato la tesi sostenendo che le istituzioni religiose di un tempo andavano scomparendo e la ricerca di salvezza degli uomini si concentrava nel privato in un processo che l’autore chiamava “religione invisibile”.

La teoria ha visto molte critiche; tra queste quelle che sottolineano l’artificio di immaginare una presunta età dove tutto era attraversato dalla religione che con il passare del tempo perderebbe invece la sua egemonia, vi è poi chi precisa che la secolarizzazione sarebbe per certi versi una ideologia e non una teoria scientifica poiché non è mai stata sostenuta da dati empirici credibili sul declino della religione e della religiosità. Alcuni antropologi sosterrebbero poi che le società del passato erano molto più plurali dal punto di vista religioso di quanto non lo siano quelle moderne.

Il critico più puntuale della teoria della secolarizzazione nell’ambito delle scienze sociali è senza dubbio il sociologo José Casanova. Nel suo corposo saggio l’autore riteneva che fosse venuta meno la separazione tra la sfera religiosa e quella temporale e che il “fatto religioso” fosse ormai “deprivatizzato”. Il libro prendeva in esame paesi come la Spagna, la Polonia degli anni ottanta, il Brasile e gli Stati Uniti. Nel testo si citava velocemente la rivoluzione iraniana del 1979 che rappresenta un altro fattore di crisi della teoria ma per confermare l’ingresso della religione nella sfera pubblica citiamo in questa sede anche l’influenza del cattolicesimo nei processi rivoluzionari di paesi come Salvador e Nicaragua, la forza dei partiti religiosi in India e infine la crescita dell’influenza dei gruppi nazional-religiosi in Israele. L’esplodere stesso della violenza del fondamentalismo islamico ha portato molti a pensare che stavamo assistendo a quella che l’islamologo francese Gilles Kepel chiama “la rivincita di Dio”.

Il 1977 in Israele non è stato considerato da molti un anno chiave eppure la salita al potere di Menachem Begin (vittoria alle elezioni del 17 maggio 1977 e varo del governo il giorno 20 di giugno dello stesso anno) ruppe molti tabù: per la prima volta dalla fondazione dello Stato un partito compiutamente nazionalista prendeva il potere in Israele, per la prima volta un primo ministro seppure nato a Brest Litovsk si faceva carico apertamente delle istanze degli ebrei sefarditi che lo avevano appoggiato, per la prima volta si aveva un primo ministro che era apertamente contrario alla formula “pace in cambio di terra” (per quanto riguarda ovviamente i territori a ovest del Giordano), per la prima volta il Partito Nazionale Religioso appoggiò la destra segnando un piano inclinato che porterà anche una buona fetta di mondo ortodosso, che sosteneva il partito Agudat Israel (alieno da impeto nazionalista), ad appoggiare un primo ministro ebreo osservante.

L’alleanza del 1977 segnò la nascita di una religione civile che puntava molto sui miti della tradizione religiosa per integrare la società attorno alla tradizione. Il mondo ortodosso amava Begin per il suo attaccamento alla tradizione e alla religione. Il primo ministro era un ebreo praticante che indossava la kippà, recitava i salmi e si rivolgeva sempre con rispetto ai rabbini. Legittimava costantemente il diritto di Israele alla sua terra con la promessa di Dio ai patriarchi. Oltre all’impegno di Begin a rispettare lo status quo nelle materie religiose con il rispetto rigoroso dello Shabbat e con i divieti sulla pornografia, il Likud concesse dell’altro ai partiti religiosi. Quattro richieste di Agudat Israel vennero accettate da Begin: la restrizione della possibilità di autopsie in omaggio all’inviolabilità dei cadaveri secondo i dettami religiosi; divieto degli aborti, perché uccidere gli embrioni è un crimine; possibilità per tutte le ragazze di evitare il servizio militare, luogo di possibili contatti sessuali con gli uomini; divieto di scavi archeologici in zone dove si sospettava la presenza di antichi cimiteri ebraici.

Begin portò poi al potere i reduci dell’Irgun e del Lehi (lui li definiva “la famiglia combattente”) che per anni erano stati definiti dal mondo laburista e in parte dal mondo liberale israeliano come “terroristi”. Lo stesso Arafat, forse seriamente, forse con intento provocatorio, disse che nel progettare e guidare il gruppo al Fatah si era ispirato alle imprese dell’Irgun di cui Begin era stato comandante dal 1943 al 1948.

I primi atti da capo dell’esecutivo di Begin erano tutti densi di significati, il quadro di Jabotinsky appeso nel suo ufficio a voler segnare la rivincita dei revisionisti e la visita all’insediamento di Elon Moreh, gestito dai militanti del Gush Emunim, per chiarire le sue intenzioni circa i territori. Le prime immagini che l’opinione pubblica internazionale si trovò ad osservare erano quelle del primo ministro israeliano che danzava con i coloni estremisti che tenevano in mano la Torah.

Quell’immagine rimane la fotografia più significativa del 1977 in Israele, quello rimase l’anno in cui tutti si accorsero che il paradigma della secolarizzazione non poteva essere applicato neppure nello stato degli ebrei.





Casella di testo

Citazione:

Paolo Di Motoli, Il 1977 in Israele. Menachem Begin e il declino della secolarizzazione, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VI, 1, maggio 2017

url: http://www.freeebrei.com/anno-vi-numero-1-gennaio-giugno-2017/paolo-di-motoli-il-1977-in-israele




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