Ariel Shimona Edith Besozzi, Sono sionista

"Free Ebrei", V, 1, febbraio 2017


Ariel Shimona Edith Besozzi, Sono sionista, presentazione di Ugo Volli, prefazione di Deborah Fait, Livorno, SalomoneBelforte & C., 2016, € 19


di Antonio Donno


Abstract

Antonio Donno reviews Ariel Besozzi's biography and her Zionist persuasion in defence of Israel.


Se Besozzi avesse avuto modo di commentare le recenti, oscene decisioni dell’Unesco, avrebbe potuto calcare la mano sulle spregevoli posizioni di coloro che negano il legame del popolo ebraico a Eretz Israel. Tuttavia, l’autrice, senza eccedere in asprezza e, anzi, con la tranquillità e con l’orgoglio della sua appartenenza alla Terra d’Israele, passa in rassegna tutti gli squallidi luoghi comuni che oggi, ancor più di ieri, caratterizzano l’antisemitismo dell’Occidente. Come scrive Ugo Volli nella presentazione, il senso di appartenenza di Besozzi è frutto diun percorso “spirituale e umano autentico”, che si esprime anche in “una fede profonda e vera” (pp. 14-15).

Ma da dove è partito questo percorso? Dal rifiuto degli “antichi idoli”, gli idoli totalitari della sinistra italiana. Chi scrive questa recensione, sa bene di che si tratta, avendo seguito, pur non essendo ebreo, lo stesso percorso di libertà – sì, di libertà – compiuto da Besozzi. E leggere la parte iniziale di questo libro ha significato ripercorrere con orgoglio il processo di liberazione. Besozzi, oggi, appartiene a una nazione, nel senso nobile del termine, frutto della lotta di un grande movimento ebraico: il sionismo. E lo dice con estrema gioia: “Sono felice di dichiarare apertamente di essere sionista, conosco il significato di questa parola, ne conosco la natura e ne conosco l’azione” (p. 29). Così, nel 2008, l’autrice compie il suo viaggio in Israele e demolisce tutti gli idoli che fino a quel momento le avevano impedito di essere se stessa: “Sono sionista, non so se sono di destra o di sinistra, ma francamente me ne infischio” (ibid.).

Il viaggio in Israele è, per Besozzi, la scoperta della sua intima essenza. Si ritrova, come Israele, a essere “giovane e antichissima”,abbraccia Gerusalemme come una madre ritrovata, esce dalla schiavitù, come il popolo ebraico dalla cattività egizia. Queste pagine sono tra le più belle e commoventi della narrazione dell’autrice, che sente la sua nuova appartenenza come un dono e, nello stesso tempo, come l’esito finale di una ricerca personale durata anni: “Uscire dalla schiavitù è difficile, è un cammino che siamo chiamati a ripercorrere, riscegliere e conoscere continuamente nella nostra vita. La Torà ci dona lo strumento ma ci racconta anche i nostri limiti, le nostre debolezze” (p. 37).Ma il viaggio è terminato e il traguardo è stato raggiunto. La spiritualità ebraica si nutre della terra e Besozzi avverte con tutto il suo essere di possedere questa meta: “Poi ho conosciuto quella terra, ho conosciuto la sua sostanza, la sua durezza, la sua forza, la sua consistenza. Ho avvertito con il corpo che quella presenza e questa mia erano l’una per l’altra, inscindibilmente” (p. 43).

La nuova ondata di antisemitismo in Occidente, e particolarmente in Europa, e la mancanza di una decisa condanna del terrorismo islamico pone dei problemi assai gravi per Israele, senza però intaccarne la fiducia. Questo è veramente il grande, inestimabile risultato acquisito da uno Stato forte, sano, creativo, invidiato dagli antisemiti. Proprio così: Besozzi mette in luce l’invidia che circonda lo Stato ebraico e il diffuso, ridicolo convincimento che lo sviluppo di Israele sia il risultato dell’eterno complotto. Quanta miseria! Splendida l’affermazione dell’autrice: “[…] Se continuate a scegliere di credere alle bugie dei terroristi, a legittimare chi ci uccide senza motivo, state scegliendo di morire, morire di odio, morire di antisemitismo” (p. 86).

Se gli antisemiti muoiono pieni di odio e di rancore, di una frustrazione senza fine, se i terroristi si estinguono avvolti nella propria miseria morale, Israele è lì, più saldo di prima: “Ciò che il mondo deve sapere è che, grazie a D-o, esiste lo Stato di Israele e non ci sarà più nessun’altra Masada né nessun’altra Shoah!” (p. 110). L’Europa dovrà farsene una ragione, se non vorrà essere di nuovo preda dei mostri del passato. Di contro, Israele si muoverà sicuro nel futuro, con un popolo saldo nella sua appartenenza: “[…] Noi sappiamo che la relazione con la Terra è una relazione d’amore, profondo e reciproco, e che questo è uno degli elementi essenziali della nostra identità nazionale” (p. 149). Besozzi ha scritto un meraviglioso atto d’amore verso la propria Terra e gliene siamo grati.



Casella di testo

Citazione:

Ariel Shimona Edith Besozzi, Sono sionista (recensione di Antonio Donno), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VI, 1, febbraio 2017

url: http://www.freeebrei.com/anno-vi-numero-1-gennaio-giugno-2017/ariel-shimona-edith-besozzi-sono-sionista



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