I ponti di Alessandra (Berlino 2017)

"Free Ebrei", anno VI, numero 2, luglio 2017


I ponti di Alessandra 

Premio etico-didattico (Berlino 2017)




Abstract
Vincenzo Pinto summarizes the first school competition of translation of Yiddish literature from German into Italian held in Berlin.



Si è svolta giovedì mattina 6 luglio 2017 nella sala principale dell’Istituto italiano di cultura a Berlino la premiazione di “I ponti di Alessandra”, la prima gara di traduzione di letteratura yiddish organizzata dall’associazione “Free Ebrei” in memoria di Alessandra Cambatzu, docente di italiano e latino per tanti anni in Italia e, dal 2010, a Berlino, nonché appassionata cultrice e traduttrice della lingua yiddish.

L’iniziativa, che è partita nelle settimane successive al suo decesso (settembre 2016), ha visto coinvolti una serie di attori, senza i quali non sarebbe stato possibile realizzare la gara: l’Albert Einstein Gymnasium di Berlino (dal preside Wolfgang Gerhardt al coordinatore del dipartimento di italianistica Andrea Passannante, dal professor Alessandro Pintus alla professoressa Maurizia Gilardi), l’Ufficio Scuola presso l’Ambasciata d’Italia in Germania (la preside Anna Maria Marzorati), i Consiglieri Massimo Darchini e Susanna Sylvia Schlein, l'Istituto italiano di cultura a Berlino (il direttore Luigi Reitani), la lettrice di italiano Amalia Urbano, gli editori italiani (nove in tutto) che hanno gentilmente inviato alcune copie delle loro pubblicazioni yiddish e, infine, tutti i ragazzi della 10E e 10F che hanno partecipato a questa iniziativa.

Trattandosi del primo anno, l’iter è stato naturalmente difficoltoso e la procedura si è conclusa (fortunatamente) pochi giorni prima della premiazione. La decisione di tradurre un brano di letteratura yiddish già tradotto in tedesco e in italiano costituisce indubbiamente un punto centrale dell’iniziativa: abbiamo pensato che così sarebbe stato più semplice avvicinare i ragazzi al tema della traduzione, non spaventandoli di fronte alle difficoltà di una lingua (come lo yiddish) che è sì parente stretta del tedesco (medievale), ma che presenta due grandi difficoltà: è scritta in alfabeto ebraico e contiene molti termini slavi e aramaici.

Il ponte di Alessandra è stato quindi, in realtà, un duplice ponte: dallo yiddish al tedesco e dal tedesco all’italiano. Certo, l’obiettivo principale dell’iniziativa era far conoscere ai ragazzi un lembo del mondo letterario yiddish e avvicinarli al tema della traduzione in un’altra lingua. Non era impartir loro i primi rudimenti della lingua yiddish (almeno per ora). Questo sforzo è stato condotto grazie al grande impegno “sul campo” di Alessandro Pintus e di Maurizia Gilardi, che hanno tenuto alcune lezioni sul mondo yiddish, e, in seconda battuta, del prof. Luigi Reitani, che ha trascorso una mattinata all’Einstein a spiegare alle due classi coinvolte che cosa significhi tradurre e, nel caso specifico, la traduzione letteraria.

Il processo di selezione è avvenuto a tre livelli: inizialmente i docenti delle due classi hanno valutato i migliori elaborati in base a una griglia di riferimento; in secondo luogo, la lettrice Amalia Urbano ha scelto la terna e ha compiuto una revisione (se necessaria) delle singole traduzioni; infine, Vincenzo Pinto ha valutato la proposta della lettrice sulla terna finalista.

La premiazione del 6 luglio è stata inframmezzata da alcuni passaggi musicali (canori e strumentali) e dalla lettura di alcune poesie di Kadye Molodowsky, la grande poetessa yiddish che Alessandra e l’amica Sigrid Sohn hanno tradotto in italiano l’anno scorso (“Sono una vagabonda”, a cura di Free Ebrei). Alla cerimonia hanno anche partecipato il professor Giuseppe Veltri, docente di filosofia ebraica all’Università di Amburgo (e presidente del locale Centro Maimonide sullo scetticismo ebraico) e il professor Giulio Busi, docente di ebraistica alla Libera Università di Berlino, che hanno letto i nomi dei finalisti e hanno consegnato i premi (consistenti in buste di libri e in una targa per la prima classificata).

La gara di quest’anno ha avuto come soggetto il racconto Gimpel l’idiota (Gimpl tam) di Isaac Bashevis Singer (1945). Il testo, che fu il primo di Singer a essere tradotto in inglese da Saul Bellow (1953), fa parte di una raccolta di altri racconti che Alessandra lesse da ragazza nell’edizione “Oscar Mondadori” curata da Giorgio Voghera e che in qualche modo la fece innamorare del “realismo magico” del mondo yiddish. Partire da questa figura è un importante messaggio lanciato ai giovani: Gimpel non è solo un povero ingenuo, ma anche una persona che crede nella virtù religiosa della parola malgrado tutto e malgrado tutti. Per la cronaca, la vincitrice di questa prima edizione è stata Maria Sole Di Nunzio della 10F, che ha tradotto un brano incentrato sui problemi “matrimoniali” del protagonista.

L’iniziativa etico-didattica in memoria di Alessandra Cambatzu (che avrà un'appendice autunnale con la pubblicazione del primo "Quaderno di traduzioni") ha dimostrato che, indubbiamente, si tratta di un percorso difficile sia per l’impegno che richiede a tutti i partecipanti (a vario titolo) alla gara, sia per l’organizzazione transnazionale (il promotore Vincenzo Pinto è rientrato in Italia). Ma ha anche dimostrato che esistono modi nuovi, innovativi e accattivanti per seminare un po’ di conoscenza e di amore per la letteratura fra i ragazzi. I quali certo non diventeranno (salvo auspicabili e difficili eccezioni!) dei cultori della lingua yiddish o degli strenui sostenitori dell’identità ebraica contemporanea, ma avranno almeno colto nel loro cammino esistenziale un pezzo di un mondo “meraviglioso” e “tragico” che è stato distrutto dalla follia omicida umana. Che questo serva da lezione un po’ a tutti. E che la memoria di Alessandra, piccola grande donna sarda, aiuti a perpetuare questo “ponte di carta”!





Galleria fotografica


Il palco prima della premiazione



















Vincenzo Pinto legge i quindici selezionati



















Il prof. Giuseppe Veltri legge la terna finalista



















Il prof. Giulio Busi legge il primo classificato























Casella di testo

Citazione:

Vincenzo Pinto, I ponti di Alessandra (Berlino 2017), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VI, 2, luglio 2017

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-vi-numero-2-luglio-dicembre-2017/i-ponti-di-alessandra-berlino-2017





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