Alessandra Cambatzu, Cracovia ebraica

"Free Ebrei", IV, 1, giugno 2015


Cracovia ebraica


di Alessandra Cambatzu


Abstract

Alessandra Cambatzu tells her journey in Cracovia during the yearly Jewish festival and tries to assess what is Cracovia's Jewish life in the post-Soviet Poland

 

Dall'aereo, mentre ci si avvicina, colpiscono i campi ordinatamente coltivati e i brutti, alti palazzi della periferia. All'aeroporto ci preleva Pavel, chiacchierone e gentile, che nel tratto dall'aeroporto alla città, ci informa allegramente delle sue preferenze etniche: i tedeschi (noi veniamo da Berlino, cosa che non manca di colpirlo) non li sopporta neanche un po', così come non gli piacciono gli spagnoli, mentre i greci gli sono simpatici. E gli italiani? Beh, non si sbilancia, ma si intuisce che ci ritiene molto vicini ai polacchi (cattolicesimo e disordine, più o meno questi gli argomenti).


Domenica. Finalmente il Kazimierz! Ex città indipendente fondata da Casimiro III nel 1335, divenne poi nell'Ottocento un quartiere di Cracovia, anzi “il” quartiere: Quartier/Kvartal è infatti il nome che viene dato al Festival della cultura ebraica che ogni anno tra fine giugno e inizio luglio anima le stradine. Concerti e incontri, una comunità ebraica straordinariamente aperta - “Entrate!” è scritto nei cancelli della comunità-, un gran numero di sinagoghe e ristoranti di cucina ebraica (non tutti kosher) fanno di questo festival uno dei più importanti al mondo dedicati alla cultura ebraica.

È Agnieszka (but you can call me Aggie- dice con un bel sorriso) a farci da guida nel quartiere. Docente di yiddish negli Stati Uniti, ci racconta con passione della vivacità della vita di Kazimierz in cui fioriva una comunità ebraica straordinariamente ricca, pia e colta, vivacità testimoniata dal gran numero di sinagoghe: Tempel, Kupa, Wisoka, tanto per citarne alcune. Attraverso la guida appassionata di Aggie, rivivono quotidianità, leggende (bellissima quella di Ester, la favorita ebrea di Casimiro che diede al sovrano l'agognato figlio maschio) e persino il suono dello yiddish lingua d'uso nel quartiere. Bello, ben tenuto e molto amato, il Kasimierz deve essere visitato almeno una volta nella vita. Al termine della visita, la pioggia – e la fame- ci fanno rifugiare nel ristorante ebraico Ariel dove ci aspettano un ottimo cholent (stufato di carne e verdure) e dei saporiti golubky (involtini di verza ripieni).

Sotto la pioggia battente ci avviamo verso la Fabryka-schindlera, la  “Fabbrica di Schindler”, sede della fabbrica di pentole smaltate presso cui lavoravano gli operai ebrei che Oskar Schindler riuscì a trasportare a Brünnlitz nei Sudeti, suo luogo d'origine, salvando loro la vita

All'interno della Fabbrica non ci sono macchine ma un interessante museo multimedial - opprimente e claustrofobico - che mostra, attraverso immagini e oggetti d'epoca la vita della comunità ebraica cittadina fino all'occupazione nazista e alla deportazione nel campo di sterminio di Bełżec nel 1942.

In una delle stanze, grande e maestosa, troneggia la scrivania di Oskar, Giusto tra le Nazioni per aver sottratto alla morte circa 1200 ebrei.

Non molto distante dalla Fabryka, il bel Museo della cultura ebraica galiziana. Situato in una ex fabbrica di mobili, contiene un'ampia sala espositiva, un bookshop piuttosto fornito e, cosa che non guasta, personale gentile. Nella sala sono esposte le foto della mostra Salvataggio, soccorso, rinascita: i 100 anni del Joint in Polonia”,  associazione ebraico-americana che aiutò in vario modo ciò che restò delle comunità ebraiche dopo la Shoah. Le foto sono una straordinaria testimonianza sia della vita ebraica  polacca tra le due guerre: colpiscono in modo particolare le foto dei piccoli orfani dopo la tra guerra dai visetti ora tristi ora forti e combattivi.

Ma c'è un altro Giusto tra le Nazioni che vogliamo ricordare. Oltrepassata la Vistola, non  lontano dalla Piazza degli Eroi del Ghetto, dove gli ebrei venivano radunati per la deportazione, c'è il Museo della Memoria Nazionale "Farmacia sotto l'aquila". Si tratta della vecchia farmacia del dottor Tadeusz Pankiewicz che tra il 1941 e il 1943 era situata all'interno del ghetto. Il dottore e i suoi aiutanti furono tra i pochi non ebrei a cui i nazisti permisero di continuare a lavorare. La farmacia divenne un luogo di ritrovo dell'intellighenzia ebraica e sede di operazioni clandestine che permisero al coraggioso dottore di salvare innumerevoli ebrei.

 

Lunedì, Auschwitz.



Casella di testo

Citazione:

Alessandra Cambatzu, Cracovia ebraica, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", IV, 1, giugno 2015

url: http://www.freeebrei.com/anno-iv-numero-1-gennaio-giugno-2015/alessandra-cambatzu-cracovia-ebraica


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