Daniela Franceschi, "La Stampa" e  la nascita d'Israele

"Free Ebrei", II, 2, settembre 2013

“La Stampa” e la nascita d’Israele

 

di Daniela Franceschi

 

Abstract

Daniela Franceschi analyzes the perception of the birth of Israeli State by Italian newspaper "La Stampa"

 

La nascita dello Stato d’Israele, il 14 maggio del 1948[1],  è uno degli eventi più importanti del secondo dopoguerra, quindi sono di grande interesse le modalità con cui giornalisti ed inviati de “La Stampa” affrontarono quest’imprevista, e per molti insperata, novità nella Storia del novecento.

Il presente contributo tralascerà volutamente di stilare una banale cronistoria, concentrandosi soltanto sui commenti e le analisi dei pubblicisti[2].         

 

Il giornalista Italo Zingarelli[3] ci offre in due articoli[4], pubblicati in prima pagina, un quadro dettagliato della situazione internazionale in cui avvenne la nascita d’Israele. Zingarelli constatava come gli avvenimenti in Palestina fossero il frutto della fine dell’impero inglese[5], che aveva ceduto “lo scettro mondiale agli Stati Uniti”[6]. Lo scenario mediorientale si presentava molto complesso, essendo costituito da “una rete di intrighi, di gelosie, di interessi che ostacola terribilmente la situazione”[7]. Il presidente degli Stati Uniti Harry Truman, riconosciuto il nuovo Stato subito dopo la proclamazione, assumeva poi una posizione ambivalente, non volendo schierarsi né contro gli ebrei né contro gli arabi, ben consapevole della difficoltà di  subentrare alla Gran Bretagna nello scenario medio orientale[8], “in un’area considerata strategica per il futuro degli equilibri internazionali”[9]. La politica estera del presidente americano era giudicata molto negativamente dal giornalista, anche se a malincuore essendo conscio di come la popolazione italiana avesse beneficiato degli aiuti dell’amministrazione americana. Il presidente aveva compromesso “la faccenda della Palestina non ancora sanata (…) prima mandò a monte l’accordo raggiunto a Londra con l’Inghilterra dai suoi plenipotenziari, favorì quindi il piano di spartizione della Palestina approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, salvo a dichiararlo subito dopo pericoloso e inattuabile, e, scoppiata la guerra in Terra Santa, riconobbe in fretta lo Stato d’Israele, dunque la spartizione, sebbene Marshall e il sottosegretario di Stato Lovett lo pregassero di attendere (…).”[10].

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti avrebbero visto perdente Truman, non tanto per il valore dell’avversario, bensì per il suo comportamento “esitante, instabile e aggressivo oggi, domani remissivo”[11].

È interessante notare come gli Stati Uniti avessero battuto sul tempo la Russia, riconoscendo per primi Israele. Il riconoscimento da parte del Governo sovietico avvenne il giorno dopo quello americano, ma come giustamente rilevava il giornalista Pat Anderson tale gesto era più contro gli americani che a favore degli ebrei[12].

“La Stampa” delineò anche l’atteggiamento della Santa Sede nei confronti del nuovo Stato[13], dandone una visione di imparzialità non corrispondente alla realtà[14], basti ricordare che il Vaticano avrebbe riconosciuto ufficialmente Israele soltanto nel 1994[15].

Giovanni Artieri[16], inviato speciale del giornale, dedicò un lungo articolo, pubblicato in prima pagina, allo Stato d’Israele[17]. Nella parte iniziale, Artieri focalizzava le tre diverse posizioni, che a suo giudizio, si erano delineate nell’ebraismo contemporaneo; la prima riteneva assurdo che tutti gli ebrei del mondo lasciassero i loro Paesi “per ripiantare le tende in Palestina”; la seconda, facente capo agli esponenti di maggior spicco della società, elargiva fondi ma non sarebbe mai emigrata. Desta perplessità la terza posizione che, a parere di Artieri, propendeva per una conversione al cristianesimo dato il ruolo avuto dal Papa nella lotta antinazista e antirazzista. È da rilevare che i casi di conversione furono minoritari; per esempio, destò molto scalpore la conversione al cattolicesimo del rabbino di Roma Italo Zolli, che con il battesimo assunse il nome di Eugenio in onore di Papa Pio XII. 

Non è possibile, da un punto di vista prettamente storico, sottoscrivere le affermazioni di Artieri sulla “cospicua parte avuta dal Papa nella lotta antinazista e antirazzista”[18].

Il rapporto con la Gran Bretagna era complesso; durante la seconda guerra mondiale gli ebrei aderirono al fronte Alleato, ma con la fine del conflitto i rapporti erano naturalmente mutati, date le divergenti ed inconciliabili aspirazioni. Tuttavia, il giornalista registrava con acutezza quanto ampia fosse l’impronta della Common Law sul sistema giuridico israeliano[19], un patrimonio che consentiva al nuovo Stato di affrontare minori difficoltà in quegli aspetti della vita quotidiana così decisivi, come il sistema tributario, l’organizzazione della sanità, le comunicazioni, le ferrovie ecc.

Non si può non notare la simpatia del pubblicista per la generazione nata in Israele, detta dei fichi d’India, in ebraico Tsabar o sabra[20], “composta d’individui quasi sempre più alti della media, robusti, castani, bruni ma spessissimo biondi, che ha già sostituito quella proveniente dai ghetti europei. Questi uomini e queste donne hanno fatto la seconda guerra mondiale con gli inglesi ed adesso combattono gli arabi con un fresco e disinvolto valore che è la sorpresa di tutti”.     

Nella parte conclusiva dell’articolo, possiamo osservare come la nascita d’Israele sia considerata dal giornalista un risarcimento per i dolori subiti durante l’Olocausto e un rimedio all’antisemitismo. Storicamente, Israele non è un risarcimento dei Paesi occidentali agli ebrei per le atrocità della Shoah né una panacea contro l’antisemitismo, esso è il punto di arrivo di un cammino di emancipazione “che porta una parte degli ebrei a pensarsi in termini di collettività a sé, quindi sovraordinata rispetto alle società nazionali d’origine”[21]. È importante sottolineare questa realtà storica, poiché soltanto la conoscenza della storia di Israele può sottrarre ogni giustificazione a chi ancora ne disconosce il diritto all’esistenza.

Da citare integralmente, per l’alto valore civile, le ultime righe del contributo di Giovanni Artieri in cui si afferma che “il fatto compiuto della Repubblica d’Israele non si può che accettare e, se possibile, guardare senza ostilità. È bene che unità nazionali coerenti e pacifiche si formino anche a prezzo di sacrifici e di dolori. È dalla somma di queste unità e non dalla loro dissoluzione che potranno formarsi le vagheggiate confederazioni continentali. Lo Stato d’Israele non potrà dunque che aggiungere e non togliere alla futura Patria europea e mondiale”.

Nel Kibbutz di Ghivat Brenner, Giovanni Artieri aveva incontrato un gruppo di ebrei italiani emigrati in Palestina[22]. L’edificio principale, dedicato alla figura di Enzo Sereni, un pioniere del sionismo morto fucilato a Dachau, era stato trasformato dalla forte ed intelligente moglie Ada Sereni Ascarelli in Casa della Cultura, con una biblioteca di trentamila volumi in sei lingue e una rara collezione di giornali ebraici italiani editi fra il 1848 e il 1934.

Gli ebrei italiani emigrati apparivano agli occhi del giornalista come divisi a metà fra la nuova vita in Israele e il ricordo malinconico dell’Italia.  

La mancata citazione delle leggi razziali del 1938[23] non è soltanto una semplice dimenticanza, rientra piuttosto nella costruzione del mito del bravo italiano.    

Note

[1] Per la storia d’Israele Cfr. Eli Barnavi, Storia d’Israele: dalla nascita dello Stato all’assassinio di Rabin, Milano Bompiani, 2001.

Fausto Cohen, Israele: cinquant’anni di speranza, Genova, Marietti, 1998.

Claudio Vercelli, Israele. Storia dello Stato. Dal sogno alla realtà (1881-2007), Firenze, Giuntina, 2007.

[2] Nell’anno preso in esame, “La Stampa” dedicò quasi giornalmente articoli dettagliati sulla guerra in Terra Santa.

Cfr. Anonimo, Sempre più torbide le acque mediterranee, “La Stampa”, 11 gennaio 1948.

Anonimo, Un ponte fatto saltare dagli ebrei in Palestina, “La Stampa”, 13 gennaio 1948.

Paolo Monelli, Allucinante atmosfera a Gerusalemme, “La Stampa”, 26 febbraio 1948. 

Paolo Monelli, Angoscia di gente braccata, “La Stampa”, 28 febbraio 1948.

Anonimo, Due attentati in Palestina contro il comandante inglese, “La Stampa”, 2 marzo 1948.

Paolo Monelli, Il naso del cammello, “La Stampa”, 18 marzo 1948.

Paolo Monelli, Aria diversa a Tel Aviv, “La Stampa”, 6 aprile 1948.

Paolo Monelli, I gusti della Palestina, “La Stampa”, 11 aprile 1948.  

Anonimo, Forze corazzate siriane in marcia verso La Palestina, “La Stampa”, 22 aprile 1948.

Anonimo, La battaglia infuria a Salad, “La Stampa”, 23 aprile 1948.

Paolo Monelli, Re Abdallah di Transgiordania vuole la corona della Palestina, “La Stampa”, 27 aprile 1948.

Anonimo, L’attacco su tre fronti sta per essere sferrato, “La Stampa”, 27 aprile 1948. 

Anonimo, Truppe della Lega Araba cominciano ad affluire in Palestina, “La Stampa”, 28 aprile 1948. 

Anonimo, Medici ed infermieri mobilitati in Palestina, “La Stampa”, 28 aprile 1948.

Anonimo, La grave situazione in Palestina esposta da Bevin ai Comuni, “La Stampa”, 29 aprile 1948.

Anonimo, Nell’agitato prossimo oriente, “La Stampa”, 3 maggio 1948

Anonimo, Le misure di Londra per proteggere i civili, “La Stampa”, 4 maggio 1948.

Anonimo, Abdallah rivendica l’intera Palestina, “La Stampa”, 5 maggio 1948.

Paolo Monelli, I “sette grandi” del mondo arabo, “La Stampa”, 5 maggio 1948.  

Anonimo, Arabi ed ebrei pronti ad occupare la Palestina, “La Stampa”, 14 maggio 1948.

Anonimo, Il Governo egiziano non accetta la tregua in Palestina?, “La Stampa”, 15 maggio 1948.

Anonimo, Tel Aviv bombardata all’alba da Spitfire, “La Stampa”, 15 maggio 1948.

Anonimo, Primo giorno di guerra in Palestina, “La Stampa”, 16 maggio 1948.

Anonimo, Sulla piana di Tel Aviv la grande battaglia, “La Stampa”, 19 maggio 1948.

Anonimo, Calano i beduini per la strage e lo sterminio, “La Stampa”, 25 maggio 1948.   

Anonimo, La proposta di tregua respinta dall’Arabia Saudita, “La Stampa”, 26 maggio 1948.

Anonimo, L’assedio della fame fino all’ultimo fortilizio, “La Stampa”, 27 maggio 1948.

Anonimo, Sui volontari della morte il fuoco delle artiglierie arabe, “La Stampa”, 28 maggio 1948.   

Anonimo, La tregua in Palestina dovrebbe iniziare venerdì, “La Stampa”, 9 giugno 1948.

Anonimo, Sogno di un re, “La Stampa”, 10 giugno 1948.

Anonimo, Bernadotte assassinato nel quartiere ebraico di Gerusalemme, “La Stampa”, 18 settembre 1948.

[3] Italo Zingarelli, figlio del filologo Nicola, nacque a Napoli nel 1891 e morì a Roma nel 1979. Nel 1910 divenne redattore de “L’ora” di Palermo e tra i primi collaboratori di Vincenzo Florio nell’organizzazione dell’omonima targa automobilistica. Passato al “Corriere della Sera”, diede le dimissioni nel 1918 per entrare a “L’epoca”. Tornò al “Corriere” dal 1921 al 1926, mandando corrispondenze da Berlino. Fu poi, sempre dal 1926, direttore per breve tempo de “Il secolo”, poi corrispondente da Vienna per lo stesso giornale e dalla metà del 1927 per “La stampa”. Dal 1952 diresse “Il globo”. Fu autore di numerosi studi storico- politici. Cfr.Glauco Licata, Storia del Corriere della Sera, Milano, Rizzoli, 1976, op. cit., p. 644.

[4] Cfr. Italo Zingarelli, Primo giorno di guerra in Palestina, “La Stampa”, 16 maggio 1948.

Italo Zingarelli, Tramonto di Truman, “La Stampa”, 17 ottobre 1948.

[5] Sull’atteggiamento inglese Cfr. Anonimo, Apprensione a Londra per l’atteggiamento americano, “La Stampa”, 24 febbraio 1948.

Anonimo, Le tre condizioni di Londra per riconoscere lo Stato d’Israele, “La Stampa”, 20 maggio 1948.  

[6] Ibidem.

[7] Ibidem.

[8] Per la politica degli Stati Uniti in Medio Oriente Cfr. Antonio Donno, Gli Stati Uniti, il sionismo e Israele (1938-1956), Roma, Bonacci, 1992.   

[9] Cfr. Claudio Vercelli, op.cit., p. 164.      

[10] Italo Zingarelli, Tramonto di Truman, “La Stampa”, 17 ottobre 1948.

[11] Ibidem.

[12] Cfr. Pat Anderson, Mosca riconosce lo Stato d’Israele, “La Stampa”, 18 maggio 1948.

[13] Anonimo, Il Vaticano e la Terra Santa, “La Stampa”, 17 maggio 1948.

[14] Sergio I. Minerbi, Il Vaticano, La Terra Santa e il sionismo, Milano, Bompiani, 1988.

[15] http://www.mfa.gov.il/PopeinIsrael/Italian/Relazioni_diplomatiche_Israele-Vaticano.htm 

[16] http://www.archiviostorico.corriere.it/1995/febbraio/12/Morto_Giovanni_Artieri_inviato_guerra_co_0_9502124627. htm

[17] Giovanni Artieri, Lo Stato d’Israele, “La Stampa,” 17 agosto 1948.

[18] Sull’atteggiamento del Vaticano Cfr. Daniel J. Goldhagen, Una questione morale. La Chiesa cattolica e l’Olocausto, Milano, Mondadori, 2003.

Gunther Lewy, The Catholic Church and Nazy Germany, New York-Toronto, McGraw-Hill, 1964.   

Giovanni Miccoli, L’atteggiamento delle Chiese durante l’Olocausto, in Marina Cattaruzza, Marcello Flores, Simon Levis Sullam, Enzo Traverso (a cura di), Storia della Shoah, Vol. I, La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del XX secolo, Torino, UTET, 2005, pp. 1121-1150. 

[19] Cfr. Tania Groppi, Emanuele Ottolenghi, Alfredo Mordechai Rabello, Il sistema costituzionale dello Stato d’Israele, Torino, Giappichelli, 2006.

[20] Cfr. Claude Klein, Israele. Lo Stato degli ebrei, Firenze, Giunti Castermann, 2000, pp. 109-111.   

[21] Cfr. Claudio Vercelli, op. cit., p. 18.

[22] Giovanni Artieri, Felici e un po’ nostalgici gli ebrei italiani in Palestina, “La Stampa”, 11 luglio 1948.

Sugli Ebrei italiani emigrati in Palestina Cfr. Arturo Marzano, Una terra per rinascere. Gli ebrei italiani e l’emigrazione in Palestina prima della guerra, Genova, Marietti, 2003.

Ada Sereni, I clandestini del mare, Milano, Mursia, 2006.

[23] Sulle Leggi razziali Cfr. Enzo Collotti, Il fascismo e gli ebrei. Le Leggi razziali in Italia, Roma-Bari, Laterza, 2003.

Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista, Torino, Einaudi, 2000.

  

Casella di testo

Citazione:

Daniela Franceschi, "La Stampa" e la nascita di Israele, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", II, 2, settembre 2013

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