Nietzsche e gli ebrei. Antologia a cura di Vivetta Vivarelli


"Free Ebrei", I, 1, giugno 2012


Nietzsche e gli ebrei, Antologia a cura di Vivetta Vivarelli, con due saggi di Jacob Golomb e Andrea Orsucci, Firenze, La Giuntina, 2012, 270 pp., 15 €


di Vincenzo Pinto



Abstract
In this collection of essays edited by Vivetta Vivarelli, the authors try to analyze the question of Nietzsche's anti- or philo-Semitism starting from his writings and avoiding post-mortem exploitations by right- and left-wing parties.



La curatela di Vivetta Vivarelli, professore ordinario di lingua e letteratura tedesca presso l'Università di Firenze, offre per la prima volta al pubblico italiano un quadro esaustivo di una nota (e ormai piuttosto asfittica) querelle circa il rapporto tra Friedrich Nietzsche e l'antisemitismo tedesco. La querelle si è fatta asfittica perché ora l'uno ora l'altro interprete ha tentato di tirare il filosofo e filologo sassone dalla propria parte, ritenendolo l'alfiere dei diritti degli ebrei oppure il profeta del loro annientamento futuro. Il tema della ricezione di Nietzsche, recentemente affrontato da Massimo Ferrari Zumbini e da noi recensito (Storia di un processo politico), si lega indissolubilmente a quello più specifico e allo stesso tempo prioritario delle opere di Nietzsche. Questo significa ridare voce in capitolo al testo dell'autore e cercare di ravvisare una "continuità" interpretativa nelle inevitabili discontinuità di una vita intellettuale dinamica, mossa e mai rappacificata con se stessa.

La Vivarelli, introducendo la sua antologia, ci tiene a sottolineare come, a partire dagli anni Ottanta dell'Ottocento, Nietzsche si sia andato formando una posizione vieppiù complessa e tuttavia chiara sulla "questione ebraica". Pur non sfuggendo ad alcuni stereotipi, grazie alla sua erudizione enciclopedica è riuscito a farsi un quadro complesso, ma coerente degli ebrei e dell'ebraismo, tanto che divennero temi centrali negli ultimi anni della sua vita lucida.

L'antologia è preceduta da due lunghi e corposi saggi. Jacob Golomb, filosofo israeliano e già studioso noto in Italia per Nietzsche e Sion, accentua la tesi del filosemitismo nietzscheano: gli ebrei avrebbero rappresentato gli alfieri della "volontà di potenza" e del "superuomo". La critica nietzscheana all'ebraismo sarebbe riconducibile alla sua psicologia del profondo e alla sua critica delle qualità che inibiscono la potenza, piuttosto che accentuarla. Gli ebrei, dunque, sono degni della missione culturale europea perché dotati di abbondanti risorse di potenza positiva.

Più sfumata è la posizione del filosofo Andrea Orsucci. Questi, contrariamente a Golomb, è più interessato a indicare i pensatori che hanno influenzato la piega "filo-ebraica" del filosofo sassone. Orsucci li individua nei teologi protestanti Hermann Reuter ed Hermann Lüdemann e nello storico delle religioni Ernest Renan. Mentre Golomb è incline a collegare l'attitudine nietzscheana verso gli ebrei e l'ebraismo alla sua concezione psicologica di volontà di potenza, Orsucci ricostruisce il cammino del lettore Nietzsche attraverso tre decenni.

L'antologia è suddivisa in tre parti: la fase giovanile e il periodo della Nascita della tragedia; la fase intermedia (le opere "illuministiche" e Così parlò Zarathustra); l'ultima fase (Al di là del bene e del male, Genealogia della morale e L'Anticristo). Ogni parte raccoglie estratti da testi, discussioni e - aspetto importante - lettere, proprio per meglio storicizzare l'evoluzione e la complessità del pensiero nietzscheano.

Il lavoro è indiscutibilmente innovativo proprio perché ritorna alle fonti della diatriba e non si perde nei meandri degli innocentisti o dei colpevolisti. Disomogenea (ma forse è inevitabile) è l'impostazione dei due saggi introduttivi: quello di Golomb è più filosofico, quello di Orsucci più filologico e storico. Forse sarebbe stato utile fornire una sorta di glossario dei termini, dove specificare l'uso e il contesto di parole ricorrenti. Il termine ebreo, per esempio, riferito all'epoca precristiana o all'epoca contemporanea, forse non è dotato esattamente della stessa ricchezza semantica rispetto a giudeo. Lo stesso giudaismo è forse più circostanziato del termine ebraismo.

Solleviamo una piccola riserva metodologica nell'impianto di questo lavoro. E' importante osservare il mutamento della concezione nietzscheana dall'infatuazione wagneriana sino all'apertura della fase intermedia e all'ambiguità dell'epilogo della ragione. Ma sarebbe stato altrettanto importante spiegare l'uso e la rilevanza che i pregiudizi indubbiamente presenti nella formazione nietzscheana ebbero nell'elaborazione della sua particolare concezione degli ebrei e dell'ebraismo. Golomb riduce tutto a potenza positiva o negativa. Orsucci non ci fornisce una risposta. Magari in futuro, speriamo, la troveremo in altri lavori su Nietzsche, allargati, questa volta, alle specifiche concezioni dei suoi contemporanei.



Casella di testo

Citazione:

Nietzsche e gli ebrei, antologia a cura di Vivetta Vivarelli (recensione di Vincenzo Pinto), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", I, 1, giugno 2012

url: http://www.freeebrei.com/anno-i-1-gennaio-giugno-2012/nietzsche-e-gli-ebrei-antologia-a-cura-di-vivetta-vivarelli




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