Paolo Zanini, Aria di crociata

"Free Ebrei", II, 1, febbraio 2013


Paolo Zanini, "Aria di crociata". I cattolici italiani di fronte alla nascito dello Stato d'Israele (1945-1951), Milano, Edizioni Unicopli, 2012, 255 pp., € 19


di Elena Mazzini



Abstract
Paolo Zanini's essay focuses on cultural and political strategies by Italian Catholic Chruch after the Second World War in relations with the establishment of the Israeli State.


In anni recenti la storiografia interessata a ricostruire le strategie sia culturali che politiche della Chiesa cattolica italiana e della Santa Sede nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale ha prodotto contributi originali, documentati ed articolati su piani in parte diversi da quelli tradizionali.

Il volume di Paolo Zanini è un esempio di come sia possibile coniugare la ricerca storica, solidamente fondata su un apparato documentario ampio e inedito, a un quadro interpretativo che non "ignora" le fonti per meri "esercizi di stile", ma anzi le valorizza lasciando al lettore una sua interpretazione, non forzatamente diretta dall'autore.

Il libro si struttura in cinque densi capitoli corredati di riscontri documentari fino a questo momento sconosciuti o scarsamente battuti dalla storiografia di settore. Il lavoro che sta dietro a questi capitoli è patente ad ogni nota o riga che si legge. Un lavoro che ha portato l'A. a considerare fonti a stampa, fonti di archivi pubblici e privati, diari e carteggi di personalità di spicco nel panorama del mondo cattolico italiano, stabilendo con esse un confronto mai banale ma critico e soprattutto “detto” che fa a meno di certa “oscurità” verbale che affligge non pochi contributi pubblicati in questi ultimi anni. L'universo giornalistico prodotto dalla cattolicità in quanto sistema culturale e dalla Santa Sede in quanto corpo politico è ben maneggiata da Zanini che dà prova di saper tenere insieme questa pluralità di voci che per chi ha frequentato un poco questa tipologia di fonti sa bene che è operazione tutt'altro che scontata né tanto meno di facile assimilazione.

Fin dall'Introduzione, appare chiaro che questa capacità di far interagire fra loro fonti eterogenee proviene da un metodo storico rigoroso, per qualcuno riducibile a “tradizionale”, ma che fortunatamente resiste al tempo delle mode e delle vuote parole d'ordine.

Il capitolo che inaugura il percorso ricostruito dallo storico si confronta con l'ampio e stratificato bagaglio dell'antisemitismo prodotto dalla cattolicità lungo i secoli. Una tradizione che nel secondo dopoguerra ha condizionato la Chiesa e i suoi rappresentanti nei loro atteggiamenti silenziosi sulla Shoah, rilevando al meglio gli aiuti provenienti dal Vaticano e dai cattolici italiani a favore degli ebrei perseguitati durante gli anni Trenta e Quaranta del Novecento.

Il secondo capitolo introduce il problema del profilarsi, nel biennio 1946-1947 e sino alla risoluzione 181 delle Nazione Unite che sanciva la spartizione della Palestina (29 novembre 1947), di una situazione nella Palestina mandataria tutt'altro che gradita alla Santa Sede e alla Chiesa italiana poiché i diritti dei cristiani in quella terra non erano assicurati nei modi voluti e auspicati dal Vaticano.

Un biennio che vide anche una massa di profughi scampati alla Shoah riversarsi in Italia in attesa di partire dai porti italiani alla volta della Palestina: una presenza questa che fu commentata dalla stampa cattolica in quanto eredità prodotta dalla Shoah ma mancarono letture alternative al consueto schema della “dannazione” del popolo ebraico, rafforzando considerazioni condizionate dall’interpretazione della storia ebraica come una lunga e ripetitiva catena di persecuzioni e lutti.

Il terzo e quarto capitolo affrontano la nascita dello Stato d'Israele, gli orientamenti ostili ad esso provenienti dal mondo cattolico italiano con l'eccezione di alcuni uomini politici appartenenti alla Democrazia Cristiana, la prima guerra arabo-israeliana e la mancata internazionalizzazione della città di Gerusalemme -proposta politica caldamente sostenuta dalla Santa Sede vedendo in essa una salvaguardia dei diritti della minoranza cattolica lì residente. Gli articoli pubblicati sull'organo di stampa dalla Custodia francescana di Terra Santa, cui era affidato il compito di proteggere i Luoghi Santi cristiani, sono particolarmente interessanti nel momento in cui in questi scritti compendiano ostilità che solo in parte riguardano Israele come stato. Linguaggi da crociata religiosa che si uniscono presto a rivendicazioni di tipo politico, di tutela della minoranza cattolica in quella terra, declinati in forme linguistiche antisemite e su cui forse l'autore poteva indugiare un po' più a lungo nell'analisi di quei linguaggi.

Il capitolo finale tratta invece dell'ambivalenza con cui la Santa Sede ha guardato allo stato d'Israele nel suo stabilizzarsi come realtà statale nello scacchiere mediorientale e alla questione parallela dei profughi palestinesi cristiani. Se le posizioni della Democrazia Cristiana sembravano più sintonizzarsi su logiche della Realpolitik e dunque sulle alleanze possibili da contrarre con il neo-stato in quando “baluardo occidentale in Medio Oriente”, le resistenze da parte del Vaticano e della Chiesa italiana assumevano contorni di una vera e propria avversione motivata tanto dalle vicende politiche che da retaggi culturali e religiosi antiebraici.

I linguaggi e le tradizioni che stavano dietro alle parole utilizzate dai vertici ecclesiastici nel definire Israele e i suoi abitanti non erano solo il prodotto di una cultura politica ma anche di una stratificata e diffusa mentalità che declinava Israele secondo parametri religiosi e neotestamentari di lunga tradizione. L'intreccio fra i due piani poteva essere maggiormente enfatizzato e messo in rilievo nel testo invece che nelle note: ad esempio alcuni reportages di viaggio dedicati a Israele tradiscono stereotipi che non hanno a che fare unicamente con la realtà politica di Israele ma anche con le culture antisemite della Chiesa cattolica e dei suoi fedeli. Probabilmente i tanti materiali raccolti dall'autore hanno indotto a una necessaria scelta di registro da percorrere, tanto tematico quanto interpretativo. È infatti proprio questa pluralità di voci che rende questo libro valevole di essere annoverato in quella schiera di studi innovativi ed originali che sanno ricostruire gli sconnessi cammini della storia evitando giudizi apodittici e dunque vuoti ma rendendo piuttosto al lettore la piacevolezza di chiudere un libro con domande aperte e con quesiti non del tutto sciolti.



Casella di testo

Citazione:

Paolo Zanini, "Aria di crociata" (recensione di Elena Mazzini), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", II, 1, febbraio 2013

url: http://www.freeebrei.com/anno-ii-numero-1-gennaio-giugno-2013/paolo-zanini-aria-di-crociata



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