La NATO e la sicurezza regionale e internazionale nell’area MENA

"Free Ebrei", IV, 2, dicembre 2015


La NATO e la sicurezza regionale e internazionale nell’area MENA

 

di Giuliana Iurlano

 

Abstract

Giuliana Iurlano gives an account of NATO meeting hold in Florence and discusses the proposed strategies to eradicate ISIL.


Il focus dell’Assemblea è stato dedicato naturalmente alla sfida lanciata da ISIL/DAESH alla sicurezza regionale e internazionale dell’area MENA (Middle East and Nord-Africa): si tratta – come bene ha messo in evidenza il relatore generale, on. Andrea Manciulli – di una guerra asimmetrica, che parte sì da un orizzonte terroristico “convenzionale”, ma che poi se ne distacca, per prendere la strada – del tutto inedita, per un movimento terroristico internazionale – dello sviluppo in grande stile di una costruzione statuale, con una propria bandiera, con una struttura interna organizzativa sia amministrativa che politica (si pensi, tanto per fare un esempio, alle tasse da pagare da parte dei “cittadini” dell’Islamic State), con un territorio fortemente controllato e gestito dal potere centrale, rappresentato dal Califfato, la cui proclamazione ha dato grande visibilità mediatica all’ISIL/DAESH. Un territorio destinato ad espandersi grazie alle conquiste militari – e qui ritorna necessariamente la “simmetria” dello scontro, che contrappone entità statuali ben definite – e che, proprio sulla base delle vittorie sul terreno, attrae combattenti da tutto il mondo, pronti a sacrificarsi per uno stato in cui sia possibile vivere una “vita islamica pura”. È chiaro che, nel contesto dell’espansione territoriale, il ruolo geostrategico della Libia diventa molto importante, potendo il paese diventare – proprio a causa della sua instabilità – un hub ideale da sfruttare come centro di coordinamento o come base operativa avanzata per i foreign fighters

Ma proprio questo avanzamento costituisce una minaccia reale per l’intero Quadrante Nord-africano e  per i fianchi Sud e Sud-Est dell’Alleanza Atlantica. La NATO si trova oggi a dover affrontare delle sfide nuove e molto complesse, che vanno da un coerente piano di contro-informazione sistematica, in grado di “contenere” la strategia propagandistica di ISIL/DAESH, alla decisione di dotarsi di autonome capacità di Intelligence/Surveillance/Reconaissance (ISR) – necessità, questa, ribadita anche dal sottosegretario di Stato, Marco Minniti – che accompagnino anche un’azione militare a più livelli di intervento (dall’attacco aereo convenzionale all’urban warfare, a tipologie specifiche di lotta al terrorismo vero e proprio). Insomma, la nuova minaccia va affrontata facendo convergere in una strategia condivisa l’aspetto militare, quello mediatico e quello politico-diplomatico, ponendo, tuttavia, estrema attenzione alla fase successiva post-bellica, per evitare di fare errori che destabilizzino ulteriormente l’area interessata dal conflitto contro l’Islamic State.

L’attacco a Parigi del 13 novembre ha segnato un evidente salto di qualità del terrorismo, che ha tentato di prendere il controllo militare, anche se per un breve periodo, di una capitale europea. La configurazione più specifica dell’IS è quella di “coniugare” il principio simmetrico (campagne militari) con quello asimmetrico (azioni terroristiche), di rendere comunicanti i due livelli di azione allo scopo di creare un reciproco rafforzamento, di coordinarli dall’alto di un centro internazionale, che stabilisce come e dove colpire. Il punto di congiunzione tra i due principi sta nei foreign fighters, una sorta di neo legione straniera che agisce come un boomerang pericolosissimo, rilasciando un contraccolpo decisivo nel momento in cui quei combattenti occidentali, che sono andati in Siria e in Iraq, tornano nei propri paesi d’origine con l’intenzione di continuare la lotta fino alla morte. Dunque, ci troviamo di fronte ad una minaccia veramente globale e irriducibile, che non può in alcun modo essere “contenuta”, ma che deve essere assolutamente sconfitta. 

Per riuscirci, però, è necessario non separare le quattro linee di intervento: la prevenzione (attività di intelligence), il contrasto duro ai canali di finanziamento di IS, l’iniziativa militare e quella diplomatica. Ma sono la “contemporaneità” e la “simultaneità” delle quattro linee di intervento che possono portare alla vittoria. E tale convergenza può avvenire soltanto attraverso la costruzione di una coalizione quanto più ampia possibile.

Un aspetto decisamente cruciale è quello del finanziamento del terrorismo internazionale. Tom Keatinge, direttore del Centre for Financial Crime and Security Studies, Royal United Service Institute di Londra, ha sollevato un delicato ma urgente problema: quello del possibile ruolo della finanza e delle istituzioni bancarie nell’individuazione dei foreign fighters. Naturalmente, occorre anche in questo campo attuare delle strategie di partenariato, che consentano di ricorrere all’intelligence finanziaria, sicuramente utile non solo ex post, anche nella fase precedente agli attentati, perché consente di ricostruire la rete di supporto ai terroristi. Il problema è costituito dalla resistenza della banche a fornire le informazioni; oggi, tuttavia, più che puntare sulla quantità di informazioni, occorre puntare sulla loro qualità, cosa che costituirebbe forse una sorta di compromesso accettabile per creare una task force tra settore pubblico e settore privato.



Casella di testo

Citazione:

Giuliana Iurlano, La NATO e la sicurezza regionale e internazionale nell'area MENA, "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", IV, 2, dicembre 2015

url: http://www.freeebrei.com/anno-iv-numero-2-luglio-dicembre-2015/la-nato-e-la-sicurezza-regionale-e-internazionale-nellarea-mena



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