Vladimir Ze'ev Jabotinsky, Histoire de ma vie

"Free Ebrei", II, 2, dicembre 2013

 

Vladimir Ze'ev Jabotinsky, Histoire de ma vie, traduit da l'hébreu par Pierre I. Lurçat, Paris, Editions Les Provinciales, 2011, 240 pp., € 21

 

di Vincenzo Pinto



Abstract 

Pierre Lurcat's French edition of Vladimir Ze'ev Jabotinsky's autobiography enables the reader to understand not only the self-representation of the Zionist leader, but also his "real" and "imaginary" world.

 


L'intellettuale ebreo Pierre Lurçat ha tradotto e curato l'autobiografia di Vladimir Ze'ev Jabotinsky Sippur Yamai (Storia della mia vita). Jabotinsky ne pubblicò una prima parte nei 1936, con il titolo Esilio e assimilazione. Nel 1947 il figlio Eri la ripubblicò con il titolo Autobiografia, che comprendeva anche due altri testi autobiografici riguardanti la Legione Ebraica e la prigionia di Acri. Dopo il successo della Storia della Legione Ebraica (1926-27), apparsa a puntate sulle riviste yiddish «Hayint» e «Morgen Zhournal», il leader del revisionismo aveva infatti deciso di aggiungere alcuni capitoletti dedicati alla sua gioventù e di pubblicare un'autobiografia, che fu pubblicata a Varsavia e a New York col titolo di Storia della mia vita. La morte improvvisa nel 1940 gli ha forse impedito di completarla.

Questa prima traduzione in lingua occidentale della vita di Jabotinsky è opera di un intellettuale controverso. Pierre Lurçat, noto anche come Paul Landau, è un tipico pensatore free-lance dell'età della globalizzazione: è saggista, blogger, giornalista e opinionista. Si è occupato di temi spinosi, come l'Islam radicale e l'islamismo, suscitando reazioni controversie nel mondo dell'informazione e degli studi. Considerato un lobbysta filo-israeliano, Lurçat dirige un blog d'informazione dedicato all'ebreo contemporaneo riletto in chiave sionista: Vu de Jerusalem. Il blog contiene informazioni sull'attualità politica mediorientale e le considerazioni dell'autore sull'identità ebraica del nuovo millennio.

Il lavoro di Lurçat è meritevole proprio perché consente a studiosi e appassionati di storia del mondo ebraico novecentesco (e ignari della poliglottìa di Jabotinsky) di avvicinarci alla presentazione della sua attività politica nel suo periodo “sionista”. Va detto, infatti, che l'autobiografia di Jabotinsky termina con la fondazione della Legione Ebraica, quasi a sigillare la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova vita per il popolo ebraico: quella dell'auto-difesa. L'autore ci tiene a sottolineare come l'autobiografia sia del tutto priva della “sacra” sfera privata: contiene solo i riferimenti alla sua attività politica e intellettuale. Per scoprire l'interiorità dell'ebreo odessita bisogna rivolgersi ai suoi conoscenti e alle sue opere letterarie (i romanzi, in particolar modo, ancora colpevolmente inediti in italiano).

La storia della mia vita narra la vita pubblica di Jabotinsky dall'infanzia sino al 1918. Il traduttore ha poi ritenuto opportuno di raccontare i restanti 22 anni della sua esistenza in forma di brevi articoli dedicati alla sua attività politica e alla sua eredità. Una prima considerazione va fatta sull'eterogeneità di questo scritto autobiografico. La parte dedicata al periodo pre-bellico, aggiunto successivamente, è lungo poco meno della metà del libro. È la parte umanamente più interessante, perché narra la formazione di un leader politico sionista nell'universo cosmopolitico europeo della Belle Époque. Jabotinsky tende a enfatizzare la sua diversità rispetto agli altri leader sionisti: ebreo russificato, ma non assimilato; liberale, ma non religioso; progressista, ma non socialista. Questo spiega la sua “odissea” politica pre-bellica e la sua incapacità di trovare una via professionale ben definita: è giornalista, ma aspira a diventare un intellettuale organico a una causa; fa politica, ma non riesce a emergere a capo di nessun partito.

Jabotinsky è dunque un brillante agitatore, una sorta di falsa coscienza del sionismo per la sua capacità (o debolezza per alcuni) di andare al nocciolo dei problemi. Ha saputo presagire la fine della diaspora (quanto meno orientale), la difficoltà degli ebrei nel creare un proprio Stato nel mare islamico orientale, e la necessità di istituire un esercito. Questo – secondo il curatore – è il vero grande lascito dell'intellettuale di Odessa: il “sionismo militare”, il ritorno per gli ebrei a una dimensione pre-esilica, fatta di orgoglio e fierezza della propria identità etnico-religiosa, con tutte le conseguenze che questo avrebbe potuto comportare. Jabotinsky si presenta come un uomo dalle idee piuttosto chiare, costretto a interagire con i tempi lunghi della politica e della diplomazia, ma alla fine capace di uscire vincente grazie alla sua forza di volontà: è lui l'artefice occulto dello Stato d'Israele, pur senza averne ricevuto i dovuti omaggi (se non postumi).

La traduzione di Lurçat è scorrevole e leggibile. Manca un apparato di note capace di illustrare ai non addetti ai lavori le figure più volte citate da Jabotinsky. Un piccolo appunto formale: il capitolo dedicato alla parentesi romana contiene gravi svarioni nella traduzione. Sorprende che un intellettuale cosmopolita come Lurçat, in presenza di strumenti così sofisticati come la rete, non abbia ricontrollato la traslitterazione di alcuni nomi che avrebbe fatto meglio a trascrivere in italiano corrente: Eleonora Duze (sic!), Enrico Feri (sic!), Beatrizza Cinzzi (sic!), ecc. Inoltre, il curatore avrebbe fatto bene a completare la traduzione della biografia con alcune sue considerazioni personali sulla struttura sintattica dell'opera, perché di biografie di Jabotinsky ce ne sono molte.



Casella di testo

Citazione:

Vladimir Ze'ev Jabotinsky, Histoire de ma vie (recensione di Vincenzo Pinto), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", II, 2, dicembre 2013

url: http://www.freeebrei.com/anno-ii-numero-2-luglio-dicembre-2013/vladimir-zeev-jabotinsky-histoire-de-ma-vie




Steegle.com - Google Sites Like Button

Steegle.com - Google Sites Tweet Button


Comments