Theodor Herzl, Vecchia Terra Nuova, a cura di Roberta Ascarelli

"Free Ebrei", II, 2, novembre 2013


Theodor Herzl, Vecchia Terra Nuova, a cura di Roberta Ascarelli, Arezzo, Bibliotheca Aretina, 2012, 238 pp., € 20


di Vincenzo Pinto



Abstract

Roberta Ascarelli's first Italian edition of Theodor Herzl's Old New Land give to Italian readers the chance to fully understand the political and spiritual vision of the founder of Zionism and the contemporary problems faced by the Israeli State in the Middle East.



La germanista Roberta Ascarelli, docente di Lingua e letteratura tedesca all'Università di Siena (sede di Arezzo), è autrice della prima traduzione italiana del romanzo utopico Altneuland di Theodor Herzl (1904). Studiosa della letteratura austriaca di fine Ottocento, la Ascarelli è da sempre attenta ai dilemmi identitari degli ebrei mitteleuropei. Una prima particolarità della traduzione consiste nel titolo: non "Vecchia (o Antica) Nuova Terra" ma "Vecchia Terra Nuova". La terra "vecchia" diventa "nuova", non è semplicemente "vecchia e nuova". L'idea di processo è caratterizzante di quest'opera come dell'attività politica di Herzl. Intellettuale ebreo mitteleuropeo sradicato, Herzl ha superato quelle che – a suo giudizio – erano le secche dell'assimilazione a favore di un progetto di rinascita nazionale basato non sull'azione violenta e rivoluzionaria (come sostenevano i comunisti), non con la progressiva integrazione fra nazione e classe (tesi degli austromarxisti), non sul diritto diasporico (come i liberalconservatori) ma su un nuovo "spazio di aspettativa": l'antica Palestina.

Il romanzo utopico di Herzl ha suscitato scarsa eco tra gli studiosi e gli appassionati di cose ebraiche un po' perché è stato pubblicato quando ormai l'intellettuale ungherese si stava febbrilmente incaponendo nei suoi sforzi diplomatici, un po' perché privo di grandi e realistiche caratterizzazioni psicologiche. In effetti, Altneuland è tutto fuorché un romanzo, pur avendone assunto la forma: Herzl ha ritenuto di veicolare il suo messaggio di rinascita individuale e collettiva attraverso una forma letteraria che celasse e allo stesso tempo rafforzasse la vena volontaristica delle sue aspettative. Tutto è volontà, sembra dire Herzl dalle pagine del suo romanzo. Una volontà non certo cieca e annichilitrice della ragione (come sosteneva l'amato Schopenhauer), ma una volontà propositiva e attiva (come sosteneva l'amato Nietzsche). Altneuland non prevede però la trasfigurazione del protagonista (come avviene in parte nei Racconti filosofici) ma la sua "redenzione" nella terra dei padri: l'unione tra la scienza occidentale e il radicamento nazionale atavico ha dato vita a un esperimento topico e allo stesso tempo effettivo, poco bisognoso di voli pindarici ma unicamente recante la ferma mano di un gruppo di persone volitive.

Vecchia Terra Nuova è diviso in sette sezioni: Un giovane colto e disperato, Haifa 1923, La terra in fiore, Pesach, Gerusalemme e Commiato dell'autore. Il romanzo narra di un giovane intellettuale ebreo sradicato e depresso (Friedrich Löwenberg) che, in compagnia dell'ex ufficiale prussiano arricchito (Adalbert Kingscourt), fugge dal mondo occidentale rifugiandosi in un'isola pacifica per due decenni. Il ritorno alla civiltà si ferma in Palestina, dove nel giro di quei pochi anni si è realizzata la mirabolante conversione di una terra povera e arretrata in un vero e proprio paradiso della tecnica, basato sulla cooperazione e sulla tolleranza universali. Friedrich ritrova la famiglia Littwack, che aveva salvato dalla miseria a Vienna prima della partenza. I Littwack sono l'emblema di questo sogno realizzato: vivono pacificamente, lavorano indefessamente, sono scevri dalle tare della borghesia ebraica viennese di fine secolo (nevrastenia, narcisismo, parvenunismo e materialismo) e rappresentano la trasfigurazione dell'ebreo orientale in nuovo ebreo palestinese. Grazie a loro il protagonista del romanzo trova una casa, pace e comprensione.

È singolare che i protagonisti attivi del romanzo siano degli ebrei orientali (d'origine lituana) e non Friedrich o il burbero Kingscourt. D'altronde, come avrebbero potuto esserlo due persone che, per vari (e rispettabilissimi) motivi, avevano deciso di sfuggire alla vita e ai suoi dolori? Non è l'ascetismo o l'arte la via di fuga dal dolore universale ma è la volontà propositiva, una volontà di potenza positiva capace di agire interiormente e, in un secondo momento, esteriormente sull'individuo e sulla società che lo circonda. La "Nuova Società" ha poco di ebraico per un ebreo ortodosso ma ne ha molto per un ebreo liberale moderno, che ha vissuto tutte le aporie di una società materialista e vuota, incapace – con le sue sole forze – di sconfiggere la propria autodistruttività umana. Ex oriente lux è dunque il motto herzliano: niente comunismo o capitalismo ma mutualismo, solidarietà umana e rispetto dell'individualità. Poche chiacchiere e molti fatti: i politici di professione sono esclusi da questo affresco sociale.

La Ascarelli chiude la sua pregevole traduzione con un saggio di commento, dove – da buona filologa – cerca di individuare i modelli di riferimento letterari dell'intreccio herzliano e discute sulle polemiche interne al sionismo circa il carattere "ebraico" dell'affresco romanzesco. Manca una più ampia contestualizzazione storica del romanzo all'interno dell'attività politica e letteraria herzliana. Si accenna al deterioramento della Bildung ebraica di fine Ottocento senza fornire elementi più esaustivi. La "stanchezza" di Löwenberg ha qualcosa a che fare con gli altri protagonisti dei racconti o delle pièces teatrali? In che modo si differenzia da alcuni ritratti coevi (Goethe e Kafka permettendo)? In che modo anticipa altri caratteri letterari del Ventesimo secolo? Il ritratto utopico di Herzl contiene alcune delle aspettative di una frangia progressista della borghesia intellettuale mitteleuropea dell'epoca, incapace di sposare il radicalismo socialista o quello nazionalista per intima convinzione cosmopolita, alla ricerca di un ubi consistam. In una terra, una famiglia o una società? A queste e altre domande ha cercato di rispondere Vecchia Terra Nuova, indubbiamente il testamento spirituale di Herzl.



Casella di testo

Citazione:

Theodor Herzl, Vecchia Terra Nuova, a cura di Roberta Ascarelli (recensione di Vincenzo Pinto), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", II, 2, novembre 2013

url: http://www.freeebrei.com/anno-ii-numero-2-luglio-dicembre-2013/theodor-herzl-feuilletons-a-cura-di-giuseppe-farese



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