Cristiana Dobner, Il volto. Principio di interiorità: Edith Stein, Etty Hillesum

"Free Ebrei", II, 2, luglio 2013

 

 

Cristiana Dobner, Il volto. Principio di interiorità: Edith Stein, Etty Hillesum, prefazione di Lucetta Scaraffia, Genova, Marietti, 2012, 96 pp., € 14

 

di Vincenzo Pinto

 

 

Abstract

Cristiana Dobner's parallel biography of Etidh Stein and Etty Hillesum shows the centrality of the "face" in XXth century Christian philosophy and its relationships with the so-called God's eclipse and the rise of secularization.

 

 

Cristiana Dobner, teologa, scrittrice e sorella dell'ordine delle carmelitane scalze, ha pubblicato una biografia parallela di Santa Edith Stein ed Etty Hillesum, morte 70 anni fa ad Auschwitz. La Dobner, già autrice di numerosi lavori teologici e divulgativi tesi al dialogo fra ebraismo e cristianesimo, ha reso omaggio a due grandi personalità femminili ebraiche che hanno sacrificato liberamente la propria vita per amore di Dio. Edith Stein, della quale la C. ha tradotto alcuni volumi (Scientia Crucis e Nel Castello dell'anima), rappresenta una figura ebraica archetipica: atea in gioventù, colpita dalla Prima guerra mondiale, fenomenologa allieva di Husserl, convertita al cattolicesimo e poi carmelitana scalza. Etty Hillesum non è da meno: giovane studiosa di psicologia junghiana, autrice di un diario della "rivelazione" e sostenitrice di un altruismo radicale. Entrambe le donne hanno maturato una maggiore professione di fede proprio durante le tragiche vicende della Seconda guerra mondiale e della loro persecuzione in quanto ebree.

Il filo-conduttore della C. è il tema del "volto". Si tratta – come osserva nella prefazione Lucetta Scaraffia – di un concetto filosofico per certi versi nuovo, legato alla società dell'immagine e della visione contemporanea, che ha soppiantato in larga parte la parola e la memoria. Ispirandosi al filosofo ebreo Emmanuel Lévinas, la C. immagina un dialogo fra le due donne che s'incrociarono nel campo olandese di Westerbork, prima di essere deportate ad Auschwitz. Lo fa partendo dal dato visivo: le due donne si videro e si riconobbero col semplice sguardo. Il volto non è qualcosa che cela l'interiorità o riflette l'anima, ma è un rimando a qualcosa di più grande, a un senso più profondo che travalica i lineamenti visivi per aprire le porte all'infinito e, quindi, all'incontro/dialogo con Dio, con cui l'uomo condivide – secondo le parole della Genesi – la sua immagine e somiglianza.

Il volume è suddiviso in due parti. Nella prima (Dire di più nel mondo del simbolo) la C. presenta una biografia visuale di Suor Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein). Il concetto di Einfühlung (empatia), centrale in tutta la sua produzione fenomenologica, indica non solo la relazione d'apertura col prossimo, ma anche con Gesù. La figura della Stein è ricostruita attraverso le immagini, le foto e gli sguardi delle persone che la videro e la "conobbero": familiari, amici e colleghi dall'adolescenza sino agli studi universitari, dall'avvicinamento al cattolicesimo sino ai voti. "Nel nostro immaginario – conclude la C. – possiamo rivestire i ricordi scritti e le fotografie della carmelitana [...] dell'aura e del fascino che promanano da queste antiche scritture, scoprendo per la via del simbolo quella sorgività sotterranea che ha fatto rimbalzare i suoi tratti fisici ed interiori in tutto il mondo. E rimanerne ancora più affascinati" (p. 45).

La seconda parte (Le ampie pareti del mio cuore) è dedicata a Etty Hillesum. La C., che ha dedicato all'ebrea olandese alcuni studi e ne ha tradotto le "pagine mistiche", sviluppa il tema del volto da un punto di vista introspettivo: non più l'analisi della Stein ma la formazione di una propria coscienza di sé al femminile. Dopo una vita "disordinata", la giovane riesce a leggere se stessa grazie all'aiuto dello psico-chirologo ebreo Julius Spier. Il suo volto non è più la sua presentazione mondana, non è più l'apparenza seduttiva. Il volto diventa "persona viva, incarnata, non tema da sviscerare, da sottoporre ad analisi" (p. 62). L'esperienza dell'internamento diventa fonte di approfondimento della sua convinzione e della sua fede nell'uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio. Di fronte a un soldato tedesco sadico e violento, Etty si sarebbe chiesta: "Mio Dio, cosa hai potuto passare di tanto terribile, ragazzo mio, per fare una cosa simile?" (p. 76)

La postfazione della C. è dedicata al tema del volto. "Il volto di Edith Stein e il volto di Etty Hillesum – osserva la C. – non cambiano identità in dipendenza dell'osservatore, ma si arricchiscono di nuove sfumature" (p. 78). Il volto è altra cosa dal viso o dallo sguardo, non è nemmeno l'inferno sartriano degli altri, ma è – secondo le parole di Lévinas – "Oltre nel volto dell'Altro, epifania del divino perché interpella nella sua anteriorità ed indeducibilità" (p. 80). La fenomenologia del volto della Stein e della Hillesum presenta quattro caratteristiche: è risonante (esprime l'abbandono a Dio), patetica (esprime tutta l'esperienza quotidiana), sapienziale (esprime l'esperienza del sentire) e contemplativa (esprime gli ethoi del pensiero). I volti delle donne, segnati da cicatrice e sofferenze indicibili, capaci però di gettare luce per la vita delle persone, indicano il "principio di interiorità" (p. 90).

Questo saggio si presenta ben organizzato nel materiale documentario e innovativo nell'analisi fenomenologica condotta. Il tema del volto non è affatto nuovo nella tradizione di studi religiosi, visto che l'elemento fondamentale dell'empatia e della comprensione patetica dell'altro sofferente è particolarmente caro al cristianesimo progressista. Peraltro l'etimologia di "volto" è ambigua, se è vero che alcuni ritengono che derivi da volle e da voluptas. Il volto è dunque un atto di volontà? L'accostamento tra due donne martiri nel nome di Dio può essere funzionale allo svolgimento della tesi sul "principio di interiorità", ma la C. avrebbe dovuto spiegare meglio come mai ha scelto due donne d'origine ebraica e quanto (e se) tale origine abbia influenzato il loro cammino martirologico. Torniamo quindi al "tema dei temi" del rapporto fra ebraismo e cristianesimo, legato indissolubilmente all'universalità del messaggio cristiano: quanto c'è di cristiano nell'ebrea Etty Hillesum o di ebraico nella cristiana Edith Stein?



Casella di testo

Citazione:

Cristiana Dobner, Il volto (recensione di Vincenzo Pinto), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", II, 2, luglio 2013

url: http://www.freeebrei.com/anno-ii-numero-2-luglio-dicembre-2013/cristiana-dobner-il-volto-principio-di-interiorit-edith-stein-etty-hillesum

 

 

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