Vincenzo Pinto, "Brezrodnyi kosmopolit"

"Free Ebrei", VII, 1, marzo 2018



Brezrodnyi kosmopolit


La campagna sovietica contro il teatro cosmopolita (1949-1953)

 

di Vincenzo Pinto


Abstract

Vincenzo Pinto translates a well-known article published in 1949 by "Pravda", the official organ of the Soviet Communist Party, where the "rootless cosmopolitan" of "theatrical criticism" was condamned. The article mostly referred to Jewish anti-Fascist intellectuals, but it could be considered as a historical example of the contrapposition between "popular" and "elitarian" art.



"L'internazionalismo nasce dove fiorisce l'arte nazionale. Dimenticare questa verità significa ... perdere la faccia, diventare un innocente cosmopolita".

Andrej Aleksandrovič Ždanov (1948)


Pubblichiamo per intero un lungo articolo apparso nel 1949 sulla Pravda, organo ufficiale del Comitato centrale del Partito comunista sovietico, che attacca l’arte “cosmopolita” e borghese di alcuni critici teatrali ebrei russi (Boršcagovskij, Gurvič, Yuzovskij, Varšavskij). Il capitolo, che rientra nella nota campagna antisemita condotta da Stalin dopo la Seconda guerra mondiale, che sfocerà nella "notte dei poeti assassini" (1952) e nel “complotto dei camici bianchi” (1953), è un’importante testimonianza della ricorrente (e mitica) contrapposizione tra due forme di estetiche e di etiche: quella che ha come punto di riferimento il radicamento nella base popolare e quella che ha come punto riferimento lo sradicamento dalla base popolare. 


 



Intorno a un gruppo antipatriottico di critica teatrale*


L’enorme potere ideologico, artistico ed educativo della letteratura sovietica (così come della sua pittura e del suo teatro) deriva dal suo legame stretto, diretto e profondo con la vita. La letteratura sovietica (cioè il dramma) è cara e vicina al popolo sovietico, perché qui vi trova un riflesso del suo lavoro, dei suoi sentimenti e delle sue idee, e perché risponde alle sue esigenze più profonde, partecipando alla costruzione socialista, nell’incessante movimento in avanti verso il comunismo. Il teatro sovietico, nelle sue forme artistiche, mostra la forza vitale del patriottismo sovietico, che ha reso l’eroismo un fenomeno di massa nel nostro paese e ha innalzato il nostro uomo medio dieci volte più in alto di qualsiasi rappresentante del mondo borghese. Intimamente legata alla creatività storica del popolo è la fonte profonda e vitale del realismo socialista. Qui abbiamo le sorgenti vivificanti del patriottismo sovietico, perché non è possibile creare qualcosa di nuovo nella vita del popolo sovietico senza essere intimamente devoti alla terra sovietica, senza ardere della fiamma dell’amore per il nostro popolo, creatore della società comunista.

Questo è ciò che dice il partito bolscevico, la guida verso la costruzione del comunismo, agli scrittori e ai drammaturghi sovietici. Il realismo socialista è quindi inseparabile dal vivo, amorevole e ardente interesse per la vita e per le attività del popolo, dal profondo e nobile spirito patriottico, così come il presuntuoso cosmopolitismo borghese dalla scarsa, indifferente e disinvolta considerazione del popolo e alla sua creatività, mentre è vicino a un estetismo e formalismo neutrali, freddi e svirilizzati.

L’intera storia dei vertici letterari russi ce lo insegna. La lotta appassionata di Belinskij per il realismo fu permeata da nobili sentimenti patriottici, perché la verità artistica, che esigeva da scrittori, drammaturghi e attori, è radicata nell’amore appassionato per il proprio popolo e la patria, che diede alla luce la lotta per la libertà dai tiranni. Belinskij chiamava estetismo “l’arte per l’arte”, un gioco artistico, ragion per cui l’estetismo di ogni genere non solo è falso, ma anche antipopolare, reazionario per sua stessa essenza, antipatriottico e sovversivo.

I precetti di Belinskij, sostenuti e sviluppati da Černyševskij e Dobroljubov, penetrarono in tutti i vertici letterari russi e svilupparono le sue tradizioni più nobili. I corifei della critica russa, grandi illuminatori, mostrarono con la loro stessa apparizione ciò che deve essere un critico del realismo letterario e teatrale. Ancora oggi è impossibile rileggere gli articoli di Belinskij sul teatro senza provare una certa emozione. Lui vide nelle creazioni artistiche, espresse sul palcoscenico, i mezzi più potenti per realizzare le sue idee democratico-rivoluzionarie. Belinskij amava ardentemente il suo popolo – e pretendeva che il popolo russo descritto a teatro fosse lo stesso presentato dalla storia.

Le cose sono cambiate da quando Belinskij scrisse di teatro. Il popolo sovietico si è liberato dei sostenitori della reazione sociale, ha liquidato completamente la classe dei parassiti sfruttatori. La creatività del popolo si è sviluppata meravigliosamente in ogni ambito della vita. La costruzione socialista, l’ispirazione patriottica durante la Grande guerra patriottica, l’immenso successo unitario dell’opera creativa postbellica, lo sviluppo di nuovi aspetti caratteristici nel popolo sovietico, l’innovazione senza fine nella produzione e nella scienza – tutti questi sono soggetti degnissimi di attenzione artistica, letteraria e poetica. E i migliori scrittori del popolo sovietico, catturati dallo stesso entusiasmo creativo che pervade tutto il popolo, si sforzano di dare il loro contributo alla causa comune, ricordando che il nostro Partito apprezza altamente il lavoro onesto e ideologico a vantaggio del popolo, come anche quello degli scrittori, che definisce “ingegneri dell’animo umano”.

Il Partito ha più volte sottolineato quali conseguenze nefaste e distruttive derivino dal fatto che uno scrittore perda i legami con la vita e la lotta del popolo sovietico, così come le grandi idee del patriottismo sovietico possano arricchire e ispirare la creatività di uno scrittore. Il cosmopolitismo sfrenato non è solo antipopolare, ma è anche sterile. È dannoso, come quei parassiti del mondo vegetale, che rosicchiano i germogli di colture sane. Esso funge da viatico alle influenze reazionarie borghesi ostili.

Nelle decisioni riguardanti la lotta ideologica, il Partito ha prestato particolare attenzione alla critica sovietica. Il critico è il primo agente propagandatista dei nuovi, significanti e positivi sviluppi in ambito letterario e artistico. Particolarmente importante è il ruolo della critica teatrale. Essa deve trasmettere diffusamente, con la parola stampata, l’azione delle forme artistiche teatrali. L’autentico critico sovietico, che ama il suo lavoro, è devoto all’arte socialista. Può solo essere un ardente patriota, non può che essere orgoglioso quando va in scena una nuova opera teatrale, pur non sufficientemente perfezionata, che avanzi coraggiosamente una nuova idea, producendo una nuova immagine dell’uomo sovietico. Il critico teatrale è il primo sostenitore, nella ricerca teatrale, della migliore, più vera e talentuosa personificazione artistica della vita nazionale.

Sfortunatamente, la critica, e specialmente quella teatrale, è divenuta l’area più arretrata della nostra letteratura. Inoltre, è proprio la critica teatrale ad aver conservato, fino a poco tempo fa, i nidi dell’estetismo borghese, proteggendo una trattazione putrida, antipatriottica e cosmopolita dell’arte sovietica.



2.

Un gruppo antipatriottico di epigoni dell’estetismo borghese si è fatto strada nella critica teatrale, sta penetrando nella nostra stampa ed è attivo sfacciatamente sulla rivista “Teatro” e sul giornale “Arte sovietica”. Questi critici hanno dilapidato il loro credito davanti al popolo; si sono rivelati portatori di un cosmopolitismo sradicato, profondamente ripugnante e ostile al popolo sovietico; impediscono il progresso della letteratura sovietica, frenando la sua spinta propulsiva. Il sentimento di orgoglio sovietico nazionale è del tutto assente in loro.

Con questo genere di critica essi cercano di screditare gli esiti più importanti della nostra letteratura e arte, demolendo violentemente quello che è il lavoro patriottico e politicamente dedicato, con il pretesto di presunte imperfezioni artistiche. È utile ricordare che, a suo tempo, il lavoro creativo del grande Maxsim Gor'kij e pregevoli opere come Amore primaverile di Trenjov furono soggetti agli stessi precisi attacchi da parte del nemico ideologico.

L’immagine dell’operaio rivoluzionario Nilo ha un profondo significato ideologico nella commedia I piccoli borghesi di Gor'kij. Ma il critico Yu. Yuzovskij, fra le righe di una lode gesuitica contenuta in un discorso dedicato all’opera, ha tentato di suggerire al lettore che Nilo era “un carattere poco riuscito di Gor'kij”, che l’autore parla “qui come un libellista, in termini non sempre plausibili. Questo si deve all’interferenza del giornalismo politico nel tessuto artistico dell’opera”.

“Tessuto artistico”, la logica del soggetto presumibilmente violata dalle azioni di Nilo nella splendida creazione di Gor'kij – ecco la maschera dell’esteta borghese, che cela la sua essenza antirivoluzionaria, antipatriottica, cercando di sminuire la coraggiosa, nobile forma di uno dei primi bolscevichi operai rivoluzionari, rappresentato dal grande scrittore proletario Gor'kij.

Lo stesso Yu. Yuzovskij, esprimendo a denti stretti parole di grande incoraggiamento, con una battuta beffarda sulla linea critica della “trama” scrive della commedia di Surov Lontano da Stalingrado, dell’opera teatrale I conquistatori di B. Chirskov (vincitore del premio Stalin), del ruolo di Zoya nell’opera teatrale Storia vera, per cui l’attrice N. Rodionova ha ricevuto il premio Stalin. Il critico Yu. Yuzovskij, chiacchierando di questa parte, non trova di meglio che scrivere della “ghirlanda bianca sull’altare”. “Questa lirica poetica dell’auto-sacrificio”, scrive il critico, “è assai lontana dal romanticismo che cerchiamo”.

Il suo articolo è pieno di scherno, con cui ridicolizza l’aspetto “felice e allegro” degli eroi delle commedie sovietiche: sostiene che i drammaturghi escono spesso “fuori tema”, insinua circa la “compiacenza” dell’eroe, le tendenze che “minerebbero la nostra arte” e il fatto che i drammaturghi, non sapendo “pensare”, non permetterebbero di farlo nemmeno “al loro eroe”. Ecco l’esito di tale ragionamento: “L’eroe sovietico […] è costretto a vincere – una filosofia che non ha nulla in comune con la dialettica della vita”. Tracciando miserabili scarabocchi, cercando di attribuirsi un’aria di falsa saggezza, questo abominevole critico irride la “mistica presunzione del successo obbligato, ogniqualvolta l’eroe sovietico sta combattendo”. La parola “presunzione”, com’è noto, indica “un assunto ritenuto vero sino a prova contraria”. Questa espressione del critico, volutamente vaga, ha un effetto particolarmente offensivo, tenuto conto che è stata scritta nel 1943, dopo la grande vittoria dell’Armata Rossa a Stalingrado. E questo è pericoloso: illusione travestita in forma recondita, ciò dimostra, dietro la critica alle carenze artistiche, la capitolazione nella lotta contro la “smobilitazione artistica”. No, qui non si tratta solo di lotta occulta, ma addirittura aperta contro le aspirazioni a ritrarre tutto il carattere vittorioso del popolo sovietico.

Nell’articolo di Gurvič abbiamo un’altra forma di inganno, differente da quella di Yuzovskij. Gurvič tenta maliziosamente di opporre il canone classico contro il dramma sovietico, di screditare la drammaturgia sovietica ricorrendo all’autorità di… Turgenev. Parlando di esibizioni sovietiche, lui opina: “Solo una ci ha entusiasmato, ci ha fatto provare qualcosa di sostanziale e di reale… questa è Verochka in Un mese in campagna di Turgenev… Noi sentivamo nei recessi dei nostri animi che solo una volta questa timida e appassionata ragazza aveva teso la mano oltre il secolo e sulle teste di molte eroine delle nostre opere teatrali verso Zoja Kosmodem'janskaja e l’ha raggiunta in una forte stretta”.

Il “noi” di Gurvič sono quelli cui manca il senso patriottico sovietico, gente che non apprezza veramente né l’immagine di Zoja Kosmodem'janskaja, né i prodotti della nostra letteratura, che il popolo sovietico apprezza per le riflessioni veritiere sull’eroica bellezza della nostra vita, sulla bellezza del mondo spirituale del popolo sovietico.

Ma quale concezione può avere Gurvič del carattere nazionale del popolo russo sovietico, se scrive che, nella “ironia bonaria e ottimismo ingenuamente fiducioso” dei drammi di Pogodin, dove sarebbe espresso il “carattere nazionale della mentalità del drammaturgo”, il pubblico avrebbe riflettuto se stesso e “provato la gioia del riconoscimento”, perché, lui dice, “il popolo russo è di indole buona”.

Questa è una calunnia contro il popolo sovietico, una vile calunnia. Ed è proprio perché non siamo affatto placidi che dobbiamo condannare questi tentativi di calunniare il carattere nazionale sovietico.

Nella forma di Ivan Shadrin, tratta dall’opera L’uomo col fucileGurvič vede un uomo in armi afferrato dalle onde rivoluzionarie e che “stava dimenandosi in un’inutile opposizione”, prima di cedere alla sua potente corrente. Questo è stato detto del contadino-soldato che incontrò Lenin, dell’uomo la cui coscienza fu ridestata dall’influenza di un lavoratore-bolscevico.

Il Partito ha sostenuto e continua a sostenere la nuova letteratura e la nuova arte taglienti, rifiuta decisivamente tutti gli sforzi volti a screditare le creazioni imbevute di spirito patriottico sovietico, ha rivelato inesorabilmente e continua a rivelare gli attacchi antipatriottici.

Ma alcune persone, infettate dai resti di ideologia borghese, cercano ancora di avvelenare l’atmosfera sana e feconda dell’arte sovietica con il loro spirito marcio. A volte più apertamente, a volte in forma più subdola, esse cercano di condurre la loro lotta inutile, destinata a una disastrosa sconfitta.

Il pungiglione della critica estetico-formalista non è diretta contro il lavoro veramente dannoso e inferiore, ma contro le opere progressiste e migliori che ritraggono i patrioti sovietici. E questo dimostra chiaramente che il formalismo estetico serve solo a coprire la natura antipatriottica.

Critici di questo tipo si sono sentiti particolarmente a loro agio nell’atmosfera ammuffita di un’associazione di critici teatrali legati alla VTO [Società teatrale panrussa]: la commissione drammaturgica dell’Unione dei drammaturghi [presieduta da Kron]. Lì si rivela in tutta la sua nefandezza il retro-pensiero di tutti coloro che altrove parlano sotto mentite spoglie, celando spesso la sostanza depravata delle loro affermazioni dietro ad affermazioni pseudo-scientifiche, linguaggio astruso ed evasioni deliberate, necessarie solo a oscurare l’essenza della loro attività.

È lì che il critico teatrale Boršcagovskij, tacendo sulle opere che distorcono la realtà sovietica e le immagini del popolo sovietico, ha rivolto l’ardore della sua critica antipatriottica contro l’opera di Sofronov Il personaggio di Mosca [1948] e il Teatro Maly, dove l’opera è stata rappresentata. Quello stesso Boršcagovskij che, a suo tempo, aveva imbrattato l’opera Nelle steppe ucraine di Korneichuk, ha poi concepito l’idea di diffamare opere come Il nostro pane quotidiano di Virta e Un grande destino di Surov, fra le altre.

Fu lì che il critico Malijugin ha preso le armi contro produzioni profondamente patriottiche come La grande potenza di Romašov, Il nostro pane quotidiano di Virta e In una città di Sofronov, che hanno ottenuto un ampio consenso di pubblico.

Il critico Kholodov ha lanciato attacchi contro le opere In una città e Il nostro pane quotidiano a un incontro del VTO.

In un momento in cui gli obiettivi della lotta contro il cosmopolitismo sradicato e le manifestazioni dell’influenza borghese estranee al popolo si ergono chiaramente di fronte a noi, questa critica non trova di meglio che screditare le manifestazioni più avanzate della nostra letteratura. Ciò reca un grave danno allo sviluppo della letteratura e dell’arte sovietiche, e ne impedisce l’avanzamento.

Ma questo, come abbiamo visto, è ciò che Gurvič, Yuzovskij e gli altri stanno facendo con la loro “opera”. La loro “autorità” vuota e turgida non è stata adeguatamente esposta sinora. Le opinioni viziose dei critici Boršcagovskij, Gurvič, Yuzovskij, Varšavskij e Bojadzev, basate su posizioni antipatriottiche, alimentano ogni genere di distorsioni estranee al popolo col loro lavoro critico.

Su questa si basa la beffarda ironia di Boršcagovskij contro il direttore artistico del Teatro Maly Zubov durante la cosiddetta “conferenza creativa” mentre era in discussione l’opera Il personaggio di Mosca.

“Quando Zubov inizia a dire con emozione che Sofronov coglie le idee dei nostri tempi, una sorta di effusione, di rito religioso ha luogo in quel preciso istante in tutto l’essere dell’artista-direttore. Io lego questo temperamento pseudo-classico a un’opera a tema sovietico rappresentata al Teatro Maly”.

Che altro è se non un tentativo di imbrogliare e diffamare sia l’autore di una commedia a tema partitico, sia il teatro più antico del nostro paese, che lavora attivamente su argomenti sovietici moderni?

Citiamo le parole ardenti e sincere del discorso di Zubov, che hanno indotto all’amaro sarcasmo del critico:

“Desidero esprimere innanzitutto alcune parole sul motivo per cui il Teatro Maly ha deciso di rappresentare il dramma Il personaggio di Mosca… L’opera di Sofronov è intrisa di tale grandezza, gioia e fede nella nostra vita, di tale ottimismo che è impossibile ignorarla. Essa merita di essere sostenuta… Mi sembra che la commedia poetica, pura e ottimistica, contagiosa di fede nella nostra vita, nella nostra realtà, nel nostro futuro, in quelle idee che viviamo e con cui respiriamo – tutto ciò sia così importante che non possiamo negarci il piacere di allestirla. Questo è ciò che affascina del teatro… Voi, insieme a lui [il drammaturgo], siete pervasi di fede nella nostra meravigliosa realtà…  Questa fede va anzitutto osservata o, per essere più precisi, se la trama è adeguata… Il Teatro… protegge ardentemente l’autore in tal senso e ha il diritto di attendersi sostegno – non una ‘critica’ che smonti le speranze, la fiducia nel proprio potere”.

Queste parole possono essere applicate a tutti i migliori spettacoli teatrali, saturi d’orgoglio per la nostra grande patria sovietica e del nostro amore filiale verso di essa.

Ed esse esprimono assai bene il ruolo dannoso di quel gruppo di critici che cercano di distogliere il dramma e il teatro dai temi ispirati a un senso di patriottismo sovietico.

La redazione della “Literaturnaja Gazeta” ha assunto una posizione particolarmente infelice sul problema del rapporto col repertorio contemporaneo e, in particolare, sull’opera Il personaggio di Mosca. In un editoriale col titolo pretenzioso di Conversazione sui destini del repertorio (4 dicembre 1948), la “Literaturnaja Gazeta” ha dato risalto a un resoconto vizioso di Boršcagovskij su un incontro dedicato alle nuove opere e si è unita agli attacchi malevoli contro la linea del Teatro Maly nell’allestimento di opere patriottiche contemporanee.


 

3.

Come reagiscono i critici a certe raccomandazioni fatte dal Partito circa il repertorio drammatico teatrale e a misure per il loro miglioramento? Sono motivati da una ferma a ragionevole critica di partito a rivedere i loro atteggiamenti? Hanno fatto autocritica?

No. Sono proprio le critiche a rivelarsi superiori alla capacità di questi critici scettici. Non hanno voluto fare autocritica perché temevano di rivelare il loro totale fallimento ideologico. Ma non hanno smesso di lavorare, dirigendosi ora direttamente contro le direttive del Partito, insieme ad attività antipatriottiche. Si sono divisi i ruoli. Alcuni si sono infiltrati nei comitati del VTO. Qui, con alcuni amici, hanno iniziato a fabbricare una falsa “opinione sociale” contro le nuove opere teatrali sovietiche” e, di fatto, contro il repertorio sovietico in generale.

Altri hanno iniziato a rappresentarsi come i misteriosi “silenti”. Ma, in realtà, non lo erano. Al plenum dell’Unione degli scrittori sovietici sono state lette citazioni tratte dalle trascrizioni dei discorsi di questi “silenti” – effusioni vergognose e ignoranti, trasudanti ostilità verso il moderno repertorio sovietico, verso le opere patriottiche dei nostri drammaturghi.

Sibilando e insinuando cattiverie, cercando di creare un’organizzazione letteraria clandestina, essi hanno denigrato qualsiasi prodotto superiore apparso nella drammaturgia sovietica. Non hanno trovato nulla di buono in opere come La grande forza, Il personaggio di Mosca, Il nostro pane quotidiano e Un grande destino. L’obiettivo delle loro piccinerie malevole e dispettose, in particolare, sono le opere insignite del premio Stalin.

Naturalmente molte opere del repertorio moderno sovietico hanno dei limiti. È chiaro che tutte loro siano soggette a una critica costruttiva e fraterna, tanto ideologica quanto artistica. Ma i pettegolezzi degli esteti non sono interessati o rivolti a tutto ciò. Essi hanno completamente denigrato tali opere proprio perché esse, con tutti i loro difetti, sono intrise di ideologia sovietica e aderenza ai suoi principi. Queste opere sollevano i problemi politici più importanti e aiutano il Partito e il popolo sovietico nella lotta contro l’ossequiosità di fronte alle importazioni borghesi, nella lotta contro la burocrazia, la rapacità e la preponderanza degli interessi privati su quelli sociali. Tutte queste commedie sono intrise di patriottismo sovietico e cercano di mostrare sul palcoscenico, coi mezzi delle forme artistiche, tutto ciò che di nuovo e progressista si sta sviluppando nella società sovietica.

Falliti da molto tempo, Yuzovskij e Gurvič erano “silenti”. Poi sono arrivati i Boršchagovskij e altri, che si sono insinuati dalle belle arti specialistiche nella stampa generale, celando dietro a frasi roboanti quella stessa ostilità verso l’incarnazione in forma artistica delle idee patriottiche sovietiche.

Ricordiamo le parole del compagno Stalin: “Posso affermare che l’occultamento silenzioso non è critica. Ma non sarebbe del tutto corretto. Il metodo dell’occultamento, che è particolarmente negligente, si mostra anche in forma di critica, folle e ridicola, è vero, ma che resta pur sempre una forma di critica”.

Ogni tentativo di tacere, di truffare con la critica invece di avanzare apertamente una questione di principio, non aiuterà questo gruppo antipatriottico di critici.

Davanti a noi non ci sono errori accidentali e isolati, ma un sistema di visioni antipatriottiche che danneggiano il progresso della nostra arte e letteratura, un sistema che dovrebbe essere distrutto.

Non è casuale che i cosmopoliti sradicati attacchino l’opera del Teatro delle Arti e del Maly, orgoglio della nostra nazione. Essi si sforzano di indebolire la fede nelle loro opere, mentre questi teatri, i migliori al mondo, producono opere di temi sovietici e rivelano le immagini del popolo sovietico.

Il compito principale della critica di Partito è la sconfitta ideologica di questo gruppo antipatriottico di critici teatrali.

Il recente plenum della direzione dell’Unione degli scrittori sovietici ha posto le basi per smascherare distruggere questo gruppo antipatriottico di critici.

La nostra critica deve sapere di essere chiamata a sostenere le tendenze patriottiche di punta nell’arte e nella letteratura, propagandando incessantemente tutti i loro prodotti migliori; coraggiosamente, in linea di principio, per esporre le carenze esistenti e per coltivare scrittori e artisti nello spirito del patriottismo sovietico.

 


4.

La drammaturgia e il teatro sovietico sono sulla retta via. L’arte sovietica si nutre, in modo inedito per la storia della cultura, dalle ricche fonti della costruzione socialista. Ma queste fonti sono utilizzabili solo dalle persone che partecipano alla creazione di una nuova vita, alla lotta per il comunismo. Chi guarda questa vita lateralmente, attraverso gli occhi spassionati di uno spettatore disinteressato, è inevitabilmente lasciato indietro.

È necessario porre fine una volta per tutte alla connivenza liberale con tutti questi piccoli estetismi aridi, petulanti, pretenziosi e privi di un sano e amorevole senso per la Patria e per il suo popolo. È necessario ripulire l’atmosfera artistica da questi filistei antipatriottici.

I nostri commediografi e drammaturghi devono avvicinarsi maggiormente alla vita del popolo, al suo lavoro, ai suoi protagonisti, ai nuovi sorprendenti fenomeni delle città e delle comuni, ai germogli vigorosi della vita comunista e della morale comunista! Vale la pena di fare questa vita, di immergersi nella sua stessa anima – e nell’amore per la Patria: il popolo potrà attingere a innumerevoli fonti di forme artistiche. Lo vediamo in quelle opere che hanno trovato una accoglienza così calorosa fra il lettore e il pubblico sovietico. Quel lettore e spettatore esige la forma più pura, ideologica e nobile al mondo. Egli critica rigorosamente gli errori e gli abbagli. Ma sostiene amorevolmente lo scrittore e il drammaturgo, quando vede in lui un caldo e genuino interesse patriottico nelle grandi gesta popolari.

La critica sovietica di Partito distruggerà i portatori di idee estranee al popolo, libererà il campo per una proficua attività teatrale sovietica e porterà a termine i compiti assunti dal partito e dal popolo.

 

 


Bibliografia

- Benjamin Pinkus, The Soviet Government and the Jews, 1948–1967, Cambridge e New York 1984, cap. 4:

- Yaacov Ro’i, Soviet Decision Making in Practice: The USSR and Israel, 1947–1954, New Brunswick (N.J.) e Londra 1980, cap. 7;

- Stalin i kosmopolitizm, 1945–1953: Dokumenty, Mosca 2005;

 - Margarita Levantovskaya, Rootless Cosmopolitans: Literature of the Soviet-Jewish Diaspora, dissertazione, University of San Diego 2013;

- Benjamin Tromly, Making the Soviet Intelligentsia: Universities and Intellectual Life under Stalin and Khrushev, Cambridge 2015, cap. 3.




Note


* Pravda, 28 gennaio 1949, p. 3. La versione in inglese (da cui abbiamo condotto la traduzione) si trova a questo link: http://www.cyberussr.com/rus/kritikov-e.html.






Casella di testo

Citazione:

Vincenzo Pinto, "Brezrodnyi kosmopolit". La campagna sovietica contro il teatro cosmopolita (1949-1953), "Free Ebrei. Rivista online di identità ebraica contemporanea", VII, 1, marzo 2018

urlhttp://www.freeebrei.com/anno-vii-numero-1-gennaio-giugno-2018/vincenzo-pinto-brezrodnyi-kosmopolit





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